Un vero statuto d'impresa

di Federico Tassinari

L'annuncio del Presidente Silvio Berlusconi con l'eco del Ministro del Lavoro Sacconi, ci porta ottimisticamente a riscrivere finalmente le regole del rapporto fra azienda e dipendente. Come abbiamo scritto precedentemente è il momento di fare il salto di qualità e dare alle imprese la dignità e i diritti che tutti a parole sostengono ma raramente seguiti da fatti. E' un decalogo preciso dove in materia di diritto del lavoro si sancisca che azienda e lavoratore partano appaiati di fronte a qualsiasi diatriba.
Per l'impresa essere difesi in campo internazionale sia una realtà e non una bufala. Dove il credito tanto osannato sia elargito e l'attenzione per lo stato di crisi non guardi solo alle medie e grandi aziende ma anche le piccole. Il suicidio nel Nord Est di piccoli imprenditori sono drammi che testimoniano cosa significhi il lavoro e l'onore delle responsabilità. Un decalogo dove gli accordi aziendali non siano solo a Pomigliano. Dove la proprietà intellettuale e i brevetti patrimonio del Mady in Italy siano riconosciuti e rispettati in Italia e all’estero. Dove la burocrazia abbia lo snellimento adeguato, dove fare l'imprenditore non sia una colpa ma un merito, come il merito di tante altre categorie. Il presidente Berlusconi con i suoi più validi ministri, con l'appoggio del sindacato responsabile, con la Confindustria finalmente allineata sulle cose da fare può finalmente segnare un gol per la partita della vita, perchè l'Italia possa davvero ripartire.

IL FUTURO DEL PDL NELLE MANI DI SILVIO
Con la linea Berlusconi oltre il 50% - Con le correnti sconfitta sicura

di Federico Tassinari

No alle correnti, no alle Fondazioni che da laboratori di libero pensiero si trasformano in correnti polemiche autoreferenziali o nascono come tali camuffate da fondazioni, vedi Fare Futuro di Fini & C. più spina nel fianco di quella all'operato del Governo... neanche l'opposizione riesce in tanto. Ci vuole invece un Pdl compatto, poter fare una bella gara con il nostro alleato più sicuro la Lega, significa batterla sui suoi territori, sulle battaglie condivise ma che hanno chiavi di lettura degne di un partito che rappresenta il più grande concentrato di opinioni. La ricchezza del Pdl sta nella diversità delle anime di primogenitura ideale, politica liberale veramente riformista e cattolica che ne ha dato forza ed entusiasmo. Riportare compattezza significa trovare convergenza nella diversità,quella socialista, come quella democristiana e quella liberale o del grande partito di destra che è stato AN. Oggi assistiamo alla implosione del piangersi addosso, un disordine disfattista preoccupa le periferie come le città di tutto il nord. Dal Piemonte al Friuli con l'onda di Pontida alla conquista delle regioni rosse Emilia, Toscana Marche, dove le Pmi, dove l'intraprendere individuale pervade tutto quel fare italiano che ci fa essere la seconda nazione dopo la Germania in termine di produzione procapite, senza la burocrazia e gli sprechi che cosa saremo? Ma quelli erano i nostri principi, lo sono ancora, loro la Lega li applicano. Il Pdl nasce come risposta pragmatica alla rinascita del Paese, abbiamo permesso che l'inettitudine di vincitori assonnati nelle poltrone del potere avanzasse, con lo sguardo rivolto altrove rispetto al disegno originario, quella visione condivisa del popolo delle libertà, quella condivisione che porta al sogno realizzato, dobbiamo ridare linfa vitale e impulso futurista alle idee, quelle che ci impongono di uscire dal pantano dell'oblio, ricordandoci che siamo noi il popolo delle libertà. Le tante anime che lo hanno fatto nascere rappresentano la vera forza, non facciamo si che con le correnti se ne determini la morte, il nostro Presidente ha recentemente ricordato che non servono correnti ma fare le cose da fare,cominciando con una presenza operativa dei parlamentari sui banchi… di camera e senato o, cosa hanno da fare? Il voto della maggioranza degli italiani dato all'antipolitica subisce l'onta quotidiana di macchie patacche del vecchio apparato. "Presidente riprenda in mano il suo movimento di libertà, nomini i suoi generali che con deleghe sul campo riportino fra la gente la sua ventata di ottimistica libertà e di quella voglia di fare e vedrà che il suo popolo ritornerà sul seminato di un sentiero che lei ha tracciato, il consenso degli italiani è con lei, può portare il partito vicino al suo gradimento di Presidente del Consiglio, come di rappresentante di partito, il più grande, oltre quel 50% che ha sempre chiesto." Se saranno le correnti a giudicare il Pdl non solo la soglia non sarà superata ma la sconfitta della storia assicurata.

Per chi suona la campana

Il tumultuoso ed emotivo susseguirsi di paure e di speranze, di pessimismi localistici e di rigurgiti neonazionalisti, di fronte alle tempeste che investono l’Euro ed agli allarmi di default di questo o quel Paese di Eurolandia, mi fa riemergere nella memoria alcuni bellissimi versi di un grande poeta inglese dell’era degli Stuart. Dice infatti John Donne: “ … Se anche solo una zolla / venisse lavata via dal mare, / l’Europa ne sarebbe diminuita, / come se le mancasse un promontorio, / come se le venisse a mancare / una dimora di amici tuoi / o la tua stessa casa …”; e poi, qualche verso più avanti: “… e dunque non chiedere mai / per chi suona la campana; / essa suona per te.” Ecco, l’Europa è al bivio, perché, qualunque Paese di Eurolandia sia minacciato dai rischi di default e dalle tempeste della speculazione internazionale, la campana suona per tutta la costruzione, per tutti i Paesi, nessuno escluso.
Perciò è miope ed antistorica l’idea di potersi salvare da soli, magari cercando la soluzione in una fuga nel passato: il costo sarebbe enorme e di lunga durata, cioè la terribile “gelata” di una devastante e lunghissima depressione.
Gli enormi problemi indotti dalla globalizzazione non si esorcizzano con le chimere del localismo e del nazionalismo, non si possono affrontare sognando il ritorno alle vecchie monete nazionali. Perciò ha ragione Delors quando dice: “se anche una sola nazione uscisse dall’Euro, sarebbe un disastro per tutte le altre”.
Bisogna fare i conti fino in fondo, con lucido rigore, col futuro.
Perciò anche lo stare attaccati al fragile, contraddittorio, lento presente non basta più: l’Euro senza Europa non basta più.E’ l’ora di rafforzare l’Euro con un supplemento d’anima europea, con più coesione, con più coordinamento, con più integrazione.
Certo, con meno burocrazia e con meno miopie nazionalistiche.
E’ vero, la nuova Europa nasce dalla paura del default, dalla paura di non farsi nuovamente trovare in ordine sparso di fronte ad un reiterato e straordinario smottamento dei mercati. Infatti è la lentezza nelle decisioni, la fragilità dei compromessi, la incompiutezza dell’assetto istituzionale, in sintesi è la debolezza della capacità di Governo che genera sfiducia e rende l’Euro vulnerabile agli assalti della speculazione. In questo senso non è assurdo dire che la crisi diventa una grande opportunità, perché dalla paura sarà possibile costruire un futuro reso più solido da una più concreta integrazione delle politiche. E lungo questa strada si è mosso con pazienza, con perseveranza, con coraggio, durante il grave sbandamento di fronte alla crisi greca, si è mosso con grande autorevolezza il Presidente Berlusconi per costruire le condizioni per una nuova feconda stagione di coordinamento e di integrazione delle politiche fiscali, economiche, sociali. Premessa è una rigorosa fase di risanamento dei conti pubblici, per tutti i Paesi, per tutti gli europei: controlli sull’operare dei singoli stati con meccanismi disincentivanti e sanzionatori; regole generali per le banche, disposizioni specifiche per gli intermediari sistemici, razionalizzazione e coordinamento del rating, più trasparenza delle contrattazioni; coordinamento rigoroso delle politiche fiscali. Contestualmente lo sviluppo e la crescita, cioè politiche economiche coordinate ed integrate: un vasto piano di eurobond per infrastrutture, ricerca, innovazione tecnologica; deburocratizzazione delle procedure a favore delle PMI; piano energetico europeo; più liberalizzazione, più concorrenza, più mercato.
Il terzo nodo fondamentale è la crisi del sistema del Welfare Europeo e l’emergere drammatico di due enormi problemi fondamentali per il futuro dell’Europa, cioè la crisi demografica del nostro continente (e quindi il lento suicidio del nostro futuro e della nostra civiltà) e dall’altro la massiccia disoccupazione giovanile in questa crisi (la disoccupazione europea degli under 25 è oltre il 20%). Questi due dati diventano determinanti nella scelta del nuovo modello di coesione sociale: meno statalismo e burocrazia, più no profit, più volontariato, più cultura della solidarietà e della responsabilità; formazione di un nuovo mercato del lavoro; centralità della famiglia e della cultura della vita; un vasto recupero dei valori della parsimonia, dell’essere rispetto all’apparire. Un’Europa nuova, con leadership autorevoli e coraggiose, con la speranza di essere protagonisti nel costruire il futuro del Pianeta.

On. Gianstefano Frigerio
European People’s Party
Political Bureau
Bruxelles

Mobilitazione dell'idiozia umana contro il Papa e la Chiesa cattolica

Italo Tassinari

Che cosa sta succedendo nel mondo cosiddetto civile? La domanda sorge spontanea dopo la grande offensiva mediatica scatenata contro il Papa, il Vaticano, il clero e contro la stessa cristianità. I valori che rappresentano gli emblemi, le istituzioni e il simbolo supremo della stessa Chiesa, il Papato, stanno subendo un'offensiva che è blasfema in permanenza e che nella sua cieca o calcolata aggressione pianificata, sta mortificando con il Santo Padre tutto l'alto clero per una pianificata distruzione del valore non solo del Papato e dei suoi Cardinali e dei Vescovi, ma del Clero nel suo insieme. I più alti emblemi del Cristianesimo sui quali si regge la Gerarchia e si regge un popolo di oltre un miliardo di fedeli, vengono sistematicamente calpestati in nome di un’inaccettabile contestazione e proposizione negativa di tutto ciò che è sacro e sacro resterà malgrado la pianificata aggressione alla quale, attoniti siamo assistendo e senza reagire i venti secoli di storia dei Cristianesimo durante i quali la civiltà ha accompagnato con l'apostolato e la diffusione del vangelo l'umanità permeata di fede, costituiscono la barriera invalicabile contro l'ardo mediatico che sta attaccando assieme al Papa, capo supremo della Chiesa Cattolica, l'immenso universo del Cristianesimo all'ombra del cui insegnamento, è nata e cresciuta l'intera civiltà. Sarà bene che la vile aggressione mediatica che si è mossa dagli Stati Uniti abbia fine, per evitare le conseguenze nefaste che consegnano ogni atto volto a contestare verità evangeliche sulle quali l'intera umanità regola l'orologio della sua storia stessa.

La Corte d'appello di Dell’Utri

Italo Tassinari

Allora non sono persuasi i giudici dell’innocenza di Marcello Dell’Utri. Gli hanno ridotto l’allucinante pena di 11 anni della prima istanza che lo condanna per l’inesistente reato di concorso esterno in attività mafiosa, ma solo prima del ’92! Siamo di fronte alla pilatesca mezza convinzione dei giudici di Corte d’appello che hanno voluto stabilire, ma la vedremo dalle motivazioni di questa sentenza che lascia in mezzo al guado il senatore Marcello Dell’Utri personaggio d’alta cultura e certamente senza alcun precedente di inclinazione mafiosa. I Itra cultura e certamente senza alcun precedenti di inclinazione mafiosa. Il senatore palermitano fondò Forza Italia assieme a Berlusconi. Questo è il “crimine predominante nel curriculum”. Aveva amicizie mafiose? Perché, cosa doveva fare il cittadino siciliano doc, quando incontrava persone, conosceva nuova gente, doveva accertarsi, attraverso l’analisi delle certificazioni del casellario, se alcuno di codesti nuovi o vecchi conoscenti, aveva precedenti di militanza mafiosa? La Sicilia dove esercita codesta magistratura ha nel suo DNA la mafia oppure le caratteristiche fondamentali della mafia che si fonda sul fondamentale elemento dialettico: “io faccio un favore a te e tu lo farai a me”. Laconico e semplice ma è un fondamento sul quale si innesta il sistema sempre sviluppando la talea del fenomeno vecchio come il cucco. Un dilagare senza limiti e confini territoriali – era il “Sistema”, un predominio che fece germogliare una marea di adepti e conseguente fenomeno criminale. - Sistema che perdura e si è sviluppato negli ultimi cento anni. In particolare, nell’ultimo mezzo secolo allacciando rapporti col potere politico o addirittura, stando alle recenti rivelazioni del figlio di Ciancimino, col potere esecutivo, ma anche l’attività commerciale, professionale o industriale, ha dovuto soggiacere e intrecciare rapporti ed era inevitabile. Le iniziative industriali non hanno mai potuto decollare in Sicilia. Le aziende nascevano e si sviluppavano se avevano il bene-placido della mafia locale, la quale dall’azienda che si era insediata e sviluppata voleva il “pizzo” in rapporto all’entità dell’iniziativa, e del fatturato. Le aziende edili dei costruttori di Catania e di Misterbianco, in quanto tali, erano sottoposte al pagamento estorsivo. Difficile potervi sottrarre con tanti cantieri edili esposti al pericolo di distruzione. Cosicchè nel celebre caso dei cinque cavalieri del lavoro, la magistratura intervenne come l’elefante in cristalleria sottoponendo cinque grandi imprenditori, al torchio delle persecuzioni e delle denunce seguite da inchieste implacabili, sempre con la targa penale del “concorso esterno”. Gli imprenditori costretti a pagare il pizzo, furono denunciati perché non vollero collaborare con la magistratura secondo le regole della più intransigente omertà, quella che in Sicilia non ammette deroghe e che spesso ripaga con la morte. La magistratura pretendeva l’assurdo. Era cretino aspettarsi che questi imprenditori rivelassero l’identità dei capi della organizzazione addetta all’estorsione. Ma i giudici non ottenendo rivelazioni, arrestarono i reticenti tenendoli al fresco. Se qualcuno avesse parlato, cosa che in Sicilia non accade, avrebbe certamente pagato il fio. Alla fine, com’è noto i cavalieri furono rimessi in libertà.
Tutti costoro se ne andarono poi a intraprendere in altri luoghi ed a Catania, altre 10 mila operai con le loro famiglie rimasero letteralmente senza mangiare. Non fu uno spettacolo edificante ma fu sufficiente per scoraggiare quegli imprenditori continentali i quali, approfittando delle facilitazioni creditizie, si sarebbero voluti trasferire in Sicilia.
Ancora oggi, nessuno va a intraprendere in Sicilia, non per paura della mafia, ma per un sistema giudiziario che con il presente o vero o presunto reato del concorso esterno penalizza l’imprenditore. Ora lo sfortunato Dell’Utri, per l’ennesima volta, è vittima sacrificale di un sistema penale che colpisce chi intrattiene rapporti d’affari o di amicizia con persone mafiose o ritenute tali. Il che presuppone appunto conseguenze grottesche. Tanto grottesche da essere ritenute addirittura paranoidali. Dell’Utri, queste anomalie giudiziarie avrebbe dovuto conoscerle. Un personaggio politico del suo calibro quante persone palermitane e o siciliane conosce? Con quante di esse ha intrattenuto o intrattiene rapporti di amicizia o cordialità? Noi non lo sappiamo. Ma la personalità che ebbe a creare la poderosa marea politica di Forza Italia con la quale l’ascesa al potere esecutivo di Silvio Berlusconi, altra vittima continua della magistratura, vuoi che non avesse anche a sua insaputa, amicizie annoverate nella mafia, intendiamo quella mimetizzata che opera negli affari ? Non è possibile. Le minacce della mafia contro Berlusconi e i suoi familiari, cominciarono ad infittirsi e divenire preoccupanti. Occorreva difendersi. Dunque furono sufficiente indagini accurate per identificare qualche amicizia di estrazione mafiosa per cercare di arginare il pericolo incombente.
Qualcuno suggerì quel Mangano, da assumere per svolgere un compito di cuscinetto reggispinta. Quindi Mangano mandato a svolgere mansioni di stalliere. Invece fu sufficiente a scatenare un collegamento di natura mafiosa doc, figuriamoci. La vittima? Eccolo. Marcello Dell’Utri, insieme allo stesso Silvio Berlusconi, altro potenziale soggetto atto a delinquere contro il quale scatenare centinaia di controlli della Gdf ,sottoporlo a reiterati processi penali in serie, non ancora esauriti. L’uno, processato per quel fantomatico reato senza riscontri chiari sul Codice penale e condannato a 9 anni, l’altro, in attesa che la procedura penale sospesa sino alla fine legislatura e dei compiti di governo, possa consentire anche contro di lui un dramma processuale, magari con finale drammatico. Ora, la Corte d’Appello, riduce a 7 anni la pena a Marcello Dell’Utri. Quali sono le imputazioni oppure qual è l’imputazione che ha impedito, come tutti ci attendevamo, la completa assoluzione di un galantuomo, universalmente ritenuto tale. Mai nella vita esemplare del senatore vi sono stati atti o comportamenti censurabili. La sua terra natale e la sua formazione culturale sono siciliane e siciliane non possono non essere le amicizie della sua giovinezza: il compito di passarle al setaccio però, non è facile. Accusare un galantuomo di concorso esterno è come ammazzare un sacerdote sull’altare. Ora si dovrà attendere che la suprema Corte pronunci finalmente la sua estraneità ad ogni accusa di mafia, magari prima che la scadenza dei termini processuali chiuda il processo assolvendolo in toto. Non è questo che vuole. Ma quanto tempo deve ancora trascorrere nel percorso del suo calvario, non solo suo ma anche della sua famiglia? Una famiglia che soffre a causa causato di una sentenza allucinante affibbiatagli sulla base di chiacchiericci da portineria e dell’evanescente accusa di “concorso esterno”.

NO A BASILEA 3
UNINDUSTRIA DICE NO AI RICATTI, SAREBBE LA RIVINCITA DELLA PICCOLA E MEDIA IMPRESA GIÀ DEBILITATA DA BASILEA2

di Federico Tassinari

In queste settimane si va alle assemblee di Confindustria, le territoriali hanno le adunanze annuali e si fa un resoconto dell'anno passato e delle prospettive economiche per ridare fiducia ed energia agli imprenditori molti alle prese con gli effetti della crisi. La stiamo superando secondo gli indici sempre più ottimisti dell'Ocse e di Confindustria, siamo insieme alla Germania la locomotiva d'Europa forti anche del nostro risparmio famigliare, il più alto al mondo la vera ricchezza Paese. Ma c'è un cammino da fare verso l'alto delle statistiche, è tempo che si tolgano le zavorre, infatti il coro unanime che si leva dalle assemblee è intonato su ritornelli annosi quanto inderogabili, federalismo in primis, nuovo statuto dei lavoratori al quale il bravo Ministro Sacconi sta lavorando, contratti di lavoro moderni al fianco delle esigenze di mercato e d'azienda, vedi Pomigliano, snellimento implacabile della burocrazia e degli sprechi. Ridurre dipendenti pubblici e grandi consigli di amministrazione delle controllate statali, no a Basilea 3 come dice la Marcegaglia "sarebbe la fine del nostro sistema delle Pmi", rilancio del credito alle idee e alla storia d'impresa senza l'eccessivo condizionamento dei rating europei inadatti alle nostre imprese, poi innovazione e ricerca per la quale servono fondi interni ed europei, fare squadra a Bruxelles per non essere gli ultimi. E' giunta l'ora del nuovo, delle vere riforme, del vero rilancio dell'economia Paese e liberando la farfalla dalla sua incontrastata crisalide. A Bologna il presidente Marchesini ha rilanciato tutto questo, dicendo che al centro di tutto c'è l'uomo, con i suoi sogni e i suoi entusiasmi, che l'Emilia con la sua capitale sempre meno dotta e sempre meno grassa può rinascere, ma che cerca anche sul territorio oltre che al Governo quel desiderio di fare squadra che può davvero far ripartire la macchina dei sogni di una impresa che continua ad investire sul territorio, che non cede alle facili e attraenti sirene delle agevolazioni sull’ estero, alla Marcegaglia e al Governo l'appello alla continuazione di un dialogo costruttivo se davvero queste Pmi sono considerate la vera ricchezza Paese, a suffragare le tesi con i numeri. Intervistato nella città delle 2 torri dal collega Enrico Mentana nel programmato dialogo il prof. di Torino Luca Ridolfi, che spiegava dopo attenti studi statistici che lo sperpero statale si aggira sugli 80 miliardi di euro e che con la razionalizzazione delle spese di un federalismo standard ma certamente di sussidiarietà porterebbe altri 50 miliardi di ottimizzazione spese, qualcosa come 130 miliardi di Euro, 10 più della ipotetica evasione fiscale… mentre facciamo la lotta agli evasori cominciamo con queste azioni. Avremo così la possibilità di essere ciò che siamo veramente, gente che vuole la libertà di fare e di essere, il federalismo solidale e sostenibile è inevitabile e non attuarlo sarebbe una sciagura, nord e sud possono aiutarsi ad essere migliori ad essere veramente una nazione che ha la sua forza nelle diversità di campanile, ma l'orgoglio di essere italiani virtuosi batte anche fra le camicie verdi. Ricetta non facile da applicare ma se il buon senso prevarrà e si terranno i conti a posto, e Tremonti pensiamo sarà vigile, non solo ce la faremo ma sarà davvero una rinascita. Dopo Ridolfi. il giornalista ex biscione ha spronato l'omonimo Letta vice segr. PD e nipote del grande Gianni sottosegretario e vice vero di Berlusconi come Presidente del Consiglio, l'ex Pci ha parlato da convinto leghista e novello liberale, sostenendo tutte le tesi di Confindustria e spronando il Governo a fare le riforme, ma ci chiediamo con questi continui volta faccia perchè non si scioglie il PD e entrano anche loro nel Pdl? Insomma tutti sono d'accordo sulle cose da fare e ne chiedono l'attuazione a gran voce, al Governo di attuare e il programma per il quale è stato votato, per il quale ha in dote la è più forte maggioranza parlamentare continuativa con un solo leader che la storia repubblicana ricordi, un momento storico nel quale Governo, imprese, artigiani e commercianti, la maggior parte delle forze operaie, Uil e Cisl d'accordo con solo Cgil e Fiom ormai relegati a fossile storico comunista classista, cariatide barricadiera ormai inascoltata dall'evolversi delle menti operaie finalmente innalzate alla soglia di collaboratori, costruire insieme il futuro dell'impresa, di un piccolo nucleo di ricchezza nel quale finchè andrà bene tutti staranno bene. Non si deve fare altro che fare subito ciò che è nel programma e diventare la prima forza economica mondiale prima della Germania come produzione pro-capite, oggi siamo secondi. Sostenere come diceva Sacconi la formazione lavoro con più pratica e meno teoria, alzare il tassi di scolarizzazione per avere nei servizi e nella mano d'opera nuove leve in grado di competere con i lavoratori stranieri sempre più agguerriti e preparati. Valorizzare le nostre Pmi che devono essere sostenute dal credito più imprenditoriale, disposto a partecipare al capitale di rischio uscendo dalla vecchia considerazione che il banchiere non deve rischiare mai e solo marginare sulle esigenze altrui, senza partecipare veramente alla nascita e crescita di una azienda, credito che può essere dato perchè i depositi nei forzieri delle banche sono di cittadini italiani i più risparmiatori al mondo. Il Governo autorizzato e spronato da tutti a fare rischia di farsi danno con la fronda interna che discute volendole imporre le proprie visioni politiche durante il percorso di attuazione, non nella camera caritatis della cabina di regia politica del Pdl, la Lega lo fa, anche con schiaffi nelle riunioni interne ma monolitici nella loro espressione pubblica. Si incarta tutto per il Governo e si va verso una disgregazione politica del partito di maggioranza. Da Bologna ancora il coro che il Ministro del Lavoro ha saputo rilanciare descrivendo il percorso di Governo per l'attuazione dello statuto dei lavori e d'Impresa, che con le riforme che si attueranno ( presto..? n.d.r.) anche gli investitori esteri con una Italia più libera avranno una meta in più per i loro investimenti, trovando una qualità di mano d'opera e ricerca fra le migliori al mondo, in tanti casi eccellenze. Le nostre capacità all'estero sono conosciute e temute, bene ha fatto la Presidente Emma Marcegaglia nella sua lode al Governo Berlusconi sottolineare la nuova politica italiana che a Bruxelles comincia ad essere al fianco concretamente con il sistema imprese italiane, continuare su questo cammino significa fare da sprone e da sponda al Governo perchè possa anche senza il consenso delle opposizioni attuare il Federalismo e le altre riforme. Lo chiede il Paese al Presidente del Consiglio che non può continuare a dire che non riesce a governare, gli italiani gli hanno chiesto di farlo con un programma condiviso dalla maggior parte degli italiani, se non si fa conviene andare al voto, potrebbe anche non andare bene, così però il lento spegnersi e l'inattività è una certezza di sconfitta solo rimandata, una mazzata per l'economia e perdita della speranza per gli italiani di cambiare il Paese rendendolo finalmente moderno e illuminato.

Cosa c'è dietro lo scontro tra Istituzioni
Le Regioni vogliono essere una super Asl senza funzioni ma con molti soldi

di Giuliano Cazzola

Con la proposta di restituire competenze allo Stato i Governatori hanno dimostrato quale sia veramente la loro concezione di federalismo: godere di un’ampia autonomia purché alle spalle ci sia lo Stato con il suo "pronto cassa": comandare, disporre e mandare il conto a Tremonti. Anche a costo di rinunciare al ruolo di alta amministrazione che la sciagurata riforma del Titolo V della Costituzione ha affidato alle istanze regionali.

Naturalmente ci auguriamo che, nell’ambito della manovra di bilancio, il Governo trovi un giusto compromesso con le Regioni e gli Enti locali. Ma l’ultima vicenda di questo confronto è abbastanza deludente.
Infatti, con la proposta di restituire competenze allo Stato i Governatori hanno dimostrato quale sia veramente la loro concezione di federalismo: godere di un’ampia autonomia purché alle spalle ci sia lo Stato con il suo "pronto cassa": comandare, disporre e mandare il conto a Tremonti. Anche a costo di rinunciare al ruolo di alta amministrazione che la sciagurata riforma del Titolo V della Costituzione ha affidato alle istanze regionali.
Per anni, le Regioni, approfittando delle ambiguità del nuovo testo (che ha moltiplicato le competenze "concorrenti" tra Stato e Regioni) hanno intasato la Corte costituzionale di ricorsi per contestare i poteri che le leggi affidavano allo Stato, paralizzando così molte attività e colpendo al cuore talune leggi importanti, anche nel campo sociale.
Poi è arrivato l’Eldorado del federalismo, in base al quale le Regioni sarebbero diventate nello stesso tempo responsabili di sé, delle popolazioni amministrate e dei servizi erogati, sia sul versante delle entrate che della spesa. Un’operazione siffatta comporta necessariamente un’equa ripartizione del gettito fiscale tra Stato e Regioni, oltre ovviamente l’esigenza di prevedere meccanismi di solidarietà e di riequilibrio tra i differenti contesti territoriali più o meno sviluppati e quindi maggiormente dotati di capacità reddituale. Questa operazione non ha mai trovato una soluzione compiuta nonostante il lavoro delle commissioni tecniche che hanno provato a ripartire l’ammontare delle risorse tra Stato e Regioni.
Ora questo balletto è arrivato ad un punto di non ritorno: la legge delega sul federalismo è stata approvata e sono in lavorazione i decreti legislativi, compresi quello riguardante il cosiddetto federalismo fiscale. Nel frattempo, è arrivato il momento di ridurre non solo la spesa pubblica, ma anche il perimetro dello Stato. E le Regioni e le Autonomie locali sono chiamate a dare il loro contributo. La manovra, pero, si è fatta carico di coprire interamente la spesa sanitaria che è tantissima parte dei bilanci regionali e che è il punto critico nel rapporto con le popolazioni amministrate.  I risparmi vanno fatti quindi sulle altre voci di spesa.
I Governatori ribadiscono che i tagli sono eccessivi, ma da loro non vengono segnali di disponibilità ad affrontare politiche di contenimento delle spese generali e di quelle del personale. Lo stesso discorso vale anche per gli Enti locali, i quali hanno qualche ragione in più per lamentarsi, visto che il patto di stabilità impedisce loro di avvalersi degli eventuali fondi disponibili, per motivi di contenimento della spesa pubblica.
Al di là di come finirà l’attuale conflitto tra le istituzioni, il Paese deve misurarsi con alcuni luoghi comuni duri a morire: lo Stato è ‘cattivo’, le Regioni ed i Comuni sono ‘buoni’ (non le Province che – secondo i soliti luoghi comuni - devono essere abolite tout court). A rinfocolare queste convinzioni hanno concorso diversi fattori.
Nella prima Repubblica era il Pci a valorizzare le virtù delle amministrazioni regionali e locali, dove la sinistra era al potere e a criticare lo Stato perché "democristiano". Una valutazione che si estendeva a tutte le Amministrazioni centrali. Si pensi alla vicenda delle Mutue, svillaneggiate nei film e sui quotidiani, mentre quando vennero costituite le Asl, Enrico Berlinguer parlò di "elementi di socialismo". Poi sono venuti i leghisti a teorizzare le virtù del Nord e delle sue istituzioni locali a criticare, con "Roma ladrona", il potere centrale, in mano ai vecchi partiti e ai loro legami con la pubblica amministrazione. Così il "mito" del buon governo locale è proseguito anche nella Seconda Repubblica. A prescindere dalle esperienze concrete e dalla valutazione degli atti politici compiuti.
Se fossimo seri e obbiettivi dovremmo riconoscere che le amministrazioni regionali sono mediamente peggiori di quella centrale, anche se si mettono a confronto soltanto le funzioni delle strutture periferiche. Eppure tutti si dichiarano federalisti, anche se del federalismo si danno interpretazioni differenti. Poi, alla prima difficoltà sono i Governatori a voler restituire allo Stato gran parte delle loro funzioni, anche a costo di trasformarsi così in una super Asl che amministra le risorse ricevute dallo Stato.

MONDOLIBERO LO VA PROPONENDO A POLITICI E IMPRENDITORI DA 4 ANNI
STATUTO DEI DIRITTI D'IMPRESA
FINALMENTE SI MUOVE BERLUSCONI

di Italo Tassinari

Quel che noi abbiamo predicato inutilmente da oltre 3 anni sta finalmente interessando Silvio Berlusconi il quale, dall’alto della sua immagine istituzionale si è accorto che la campagna insistente, diremmo quasi ossessionante, intrapresa da “Mondolibero” a favore di uno Statuto dei diritti d’azienda, aveva ragione di essere programmata e condotta senza respiro. Non è un capriccio e nemmeno un ritrovato retorico. Si tratta in sostanza di dare anche alle aziende una personalità giuridica, un riconoscimento obiettivo di istituto con le sue prerogative e i suoi inalienabili diritti; nessun magistrato ha mai sin qui riconosciuto alle aziende il diritto. E la storia vergognosa secondo la quale alle aziende competono soltanto i doveri, è pratica diuturna che si svolge come una commedia del già visto davanti ai giudici del lavoro durante le diatribe che sorgono tra azienda e dipendente. Com’è noto è consuetudine del giudice del lavoro in ogni vertenza, dare sempre ragione alla parte considerata più debole dei due attori che si fronteggiano per la causa nella quale si dovrà emettere un giudizio. Cosicché, con l’andare del tempo la formula che emette il giudice nella vertenza di lavoro è quasi sempre quella dell’azienda che soccombe. Il lavoratore dipendente è protetto dalla Legge 300, ovvero lo Statuto dei diritti dei lavoratori. E’ sempre stato così, e quando noi iniziammo con i primi tentativi di ripristinare l’uso del diritto anche per le imprese ci fu detto autorevolmente da parte di organismi della Confindustria che eravamo dei sognatori (sigh) e che sarebbe stata una provocazione quella di proporre lo “Statuto d’Impresa” , una provocazione avverso il sindacato. Cosicché la Confindustria dovrebbe sempre attenersi alle regole dettate da lorsignori i sindacati? La proposta di legge dello Statuto dei diritti d’impresa, sarebbe dunque una provocazione avverso la Casta dei sindacati i quali com’è noto si ritengono i fautori dell’esistenza del sistema quindi del sindacalismo, ma non numi tutelari delle aziende le quali, stando alla Casta sono centri di sfruttamento sociale e umanitario. Follie che la Confindustria ha sempre tollerato per evitare qualche conflitto terminologico? Una convinzione che fa testo e lascia sempre alla Confindustria e alle sue propaggini, quel senso di inferiorità che ne inibisce azioni dettate dalla propria indipendenza e dal profondo significato secondo cui le aziende rappresentano il motore trainante di ogni economia libera. In Italia esiste la regola dell’accentramento dell’organo Confindustriale ai cervelloni romani. E le confederazioni provinciali della stessa si sottomettono al volere centrale. Invece dovrebbe essere al contrario. Il costo di un miliardo di euro l’anno dell’elefantiaco centro romano di Viale dell’Astronomia, che le territoriali debbono procacciare sottoponendo gli associati alla spremitura annuale, è semplicemente pazzesco.
E' stato recentemente pubblicato un libro sulla struttura centrale e periferica di Confindustria e la Confederazione non ne è uscita brillantemente, l’analisi serrata contenuta nel volume andato a ruba ha indotto l’apparato dirigente romano a riflettere seriamente sull’impopolarità provocata da questa serrata critica alla quale, evidentemente la proposta di uno Statuto dei diritti d’impresa che noi facemmo trent’ anni fa ed abbiamo continuato a sostenere a spada tratta, non è mai garbata. Oggi, alla luce dell’atteggiamento del nostro premier che prima di tutto è un grande imprenditore, si entra nel merito e siamo anche certi che da parte di Cgil, Cisl e Uil, non ci saranno ostacoli di sorta, perché nella casa aperta di questi tre grandi sindacati entra sempre la luce del sole, quel sole che però ha illuminato le due confederazioni a non approvare la decisione della CGIL di uno sciopero generale nel momento specifico in cui il buonsenso dovrebbe suggerire prudenza e riserbo quindi nessun atto di protesta nazionale. Ma la CGIL lavora per il Paese o contro il Paese? Questa è la domanda!
COSA SI PREFIGGE IN SOSTANZA LO STATUTO D’IMPRESA? In primis, elencare e tutelare i diritti di una delle parti essenziali della produttività nazionale costituendo uno Statuto che preveda i contenuti essenziali del diritto. Dunque tutelare meglio i diritti delle imprese, riconoscendo il valore dell’iniziativa economica. Lo Statuto dovrebbe prevedere misure specifiche per la valorizzazione dell’imprenditoria giovanile e femminile, ma anche per le start –up innovative alle quali servirebbero maggiori semplificazioni burocratiche per facilitarne il percorso. Per le PMI e micro imprese, si auspica la creazione di un’agenzia e di una Commissione bicamerale che valuti preventivamente l’impatto negativo su di loro delle nuove norme da legiferare. Come noi avevamo previsto, la proposta di legge per lo Statuto dei diritti d’impresa costituisce una vera rivoluzione culturale come sostiene il vice presidente della X commissione attività produttive della Camera dei deputati, Raffaele Vignali del PDL che ne è il primo firmatario e sul quale ha raccolto l’adesione bipartisan di sottoscrizione da oltre 120 deputati dei diversi schieramenti…Del resto quando Vignali ha presentato il progetto, ha sottolineato che in Italia vi sono migliaia di lacci e laccioli che frenano pesantemente la produttività e la competitività delle nostre imprese, non è che abbia scoperto l’acqua calda, e il noto parlamentare ha anche voluto rimarcare i freni inibitori che ostacolano i percorsi dell’intero comparto, freni che debbono essere totalmente eliminati da questo rivoluzionario progetto di legge che finalmente rappresenterà la liberazione di tutte le aziende italiane dalla privazione del diritto tutelato dalla legge. Finalmente dopo la nostra pressione, ci si è accorti che lo Statuto dei diritti d’impresa è un obbligo, in primis morale che la politica deve a ben 6 milioni di imprenditori che ogni giorno costruiscono il benessere di cui gode il nostro Paese.

TERRORISMO - LA PREVENZIONE PER VINCERE
ISRAELE DIFENDE SE STESSO E IL MONDO
RILANCIARE I TRATTATI CON BERLUSCONI LEADER

Come sempre sono i fatti che rendono giustizia alla frettolosa e spesso improvvisata informazione. La vicenda che ha coinvolto i presunti pacifisti e le forze speciali israeliane. I fatti documentati evidenziano un linciaggio di soldati inermi ( si stavano calando sulla nave appesi alle funi ) da parte di presunti pacifisti che con armi improprie facevano scempio dei soldati, i quali avranno sparato senza altra scelta, lasciare che i linciaggi diventassero omicidi di commilitoni? Ha ragione Feltri sul Giornale "Israele ha fatto bene a sparare " un titolo che ha suscitato tante critiche ma tanti consensi, ormai la luce della corretta informazione comincia a brillare, l'antisemitismo strisciante sentenzia "chi sta contro la stella di David e buono chi è a favore è cattivo", basta vedere il boicottaggio alle Coop sui prodotti ebrei…avere il mondo contro si sa ti pone nella lotta continua della vita e della morte, un popolo che ha spesso tutti contro anche i fedeli alleati Usa che ultimamente pongono troppi distinguo, con la recente apertura di Hamas al dialogo il processo di pace avrà nuovi sviluppi, Israele insegna che quando si abbassa la guardia succedono vicende come l' 11 settembre, e dopo 10 anni di Afganistan e di Iraq , distruggere il terrorismo rimane una chimera, la lotta deve essere serrata, in mezzo alle mele buone si nascondono le marce, i movimenti pacifisti veri facciano al loro interno il ripulisti, cosa ci fanno bastoni e coltelli nello zaino di “pace of love”? Come sempre sono i fatti che rendono giustizia alla frettolosa e spesso improvvisata informazione. La vicenda che ha coinvolto i presunti pacifisti e le forze speciali israeliane. I fatti documentati evidenziano un linciaggio di soldati inermi ( si stavano calando sulla nave appesi alle funi ) da parte di presunti pacifisti che con armi improprie facevano scempio dei soldati, i quali avranno sparato senza altra scelta, lasciare che i linciaggi diventassero omicidi di commilitoni? Ha ragione Feltri sul Giornale "Israele ha fatto bene a sparare " un titolo che ha suscitato tante critiche ma tanti consensi, ormai la luce della corretta informazione comincia a brillare, l'antisemitismo strisciante sentenzia "chi sta contro la stella di David e buono chi è a favore è cattivo", basta vedere il boicottaggio alle Coop sui prodotti ebrei…avere il mondo contro si sa ti pone nella lotta continua della vita e della morte, un popolo che ha spesso tutti contro anche i fedeli alleati Usa che ultimamente pongono troppi distinguo, con la recente apertura di Hamas al dialogo il processo di pace avrà nuovi sviluppi, Israele insegna che quando si abbassa la guardia succedono vicende come l' 11 settembre, e dopo 10 anni di Afganistan e di Iraq , distruggere il terrorismo rimane una chimera, la lotta deve essere serrata, in mezzo alle mele buone si nascondono le marce, i movimenti pacifisti veri facciano al loro interno il ripulisti, cosa ci fanno bastoni e coltelli nello zaino di “pace of love”? Nascosto insidioso e letale come solo il terrorismo può essere, distruggerlo necessita di una attenzione e di una possibilità di prevenzione che può sfociare nell'eccesso di difesa, all'offesa si risponde con la difesa, i soldati hanno questa missione come quella di difendere gli altri civili da una sommossa, altrimenti si deve pensare che tutti fossero d'accordo nel massacrare dei soldati…che tutti i pacifisti arrivati per la missione "umanitaria" altro non erano che nemici offensivi con armi contundenti per abbattere il nemico… come la si guardi il risultato è che Israele ha fatto bene e si dovrebbe solo imparare a difendersi, si dovrebbe poi vivere fin dalla nascita con il marchio dei sopravvissuti ma con nemico il mondo…a convivere con il terrorismo che ti accompagna come un'ombra ossessionante e diventa normale andare sull'autobus e condividere il seggiolino con un kamikaze…si dovrebbe…invece è più semplice seguire il codazzo demagogico e falsamente in contrasto con il passato nazista di chi voleva semplificare il problema, annientare il popolo d' Israele concetto al quale anche la Chiesa Cattolica per molti sembra avesse un tempo aderito. Si dovrebbe agire con la spinta europea ma anche il nostro presidente del consiglio Berlusconi sta rilanciando il trattato di pace facendo da giusta cerniera insieme agli Usa che sembrano disattenti se non ricordando Tel Aviv quando devono sgridare l'Iran…ci vogliono uomini del dialogo e il nostro Presidente ha la capacità di parlare con Putin, come con Gheddafi, come con Obama o tanti leader moderati di Egitto e Paesi del Golfo, con il leader d'Israele è stato amore a prima vista ma anche la vicinanza con il Papa potrebbe essere fondamentale, Francia e Germania hanno il peso economico e relazionale con le nazioni unite per agevolare il dialogo, solo con una forza comune alla quale serve un leader si puo’ raggiungere un buon risultato.

PERCHÉ ANCHE LA PRIMA PARTE DELLA COSTITUZIONE MERITA DI ESSERE RIVISITATA

di Giuliano Cazzola

Dalli a Berlusconi e a Tremonti! Fino a ieri si osservavano dal buco della serratura i loro contrasti sulla manovra. Poi, dopo l’appello alla liberazione dell’impresa e dell’economia, i due sono presentati alla stregua di reaganiani fuori tempo, pronti a stravolgere la sacralità della Costituzione. Chi scrive non crede che i propositi enunciati dal premier e dal ministro dell’Economia andranno più in là delle buone intenzioni. Tuttavia, Silvio Berlusconi ha dato incarico all’on. Raffaello Vignali – che l’aveva proposta – di costituire una commissione per la semplificazione burocratica che si riunirà nei prossimi giorni. Se veramente si volesse fare sul serio, allora, il Paese avrebbe solo da guadagnare in efficienza, crescita economica e sviluppo civile e sociale. Anche la Costituzione presenta qualche problema di inadeguatezza.
Nella Carta del 1948 non è prevista, infatti, un’adeguata considerazione dell’impresa come motore dell’economia e come luogo di promozione sociale. E questo è sicuramente uno dei suoi limiti.
Come già accennato, nel dibattito sulla revisione costituzionale, svoltosi fino ad oggi, tutte le forze politiche hanno ritenuto intangibile la Prima Parte (principi fondamentali, rapporti civili, etico-sociali, economici, politici), come se ci fosse in agguato la solita reazione da neutralizzare mediante il rifiuto di ogni cambiamento.
A sentire certi ragionamenti sembrerebbe davvero che in Italia vi siano forze politiche intenzionate, se ne avessero la possibilità, a smantellare i presidi degli ordinamenti democratici. Invece, a mio avviso, anche la Prima Parte meriterebbe un’ampia rivisitazione. Vi sarebbe, innanzi tutto, l’esigenza di sintonizzare la Carta fondamentale della Repubblica non solo con l’insieme dei valori dell’Unione europea, ma anche con quanto sanciscono i trattati (che sono pur sempre fonti di diritto).
In particolare, sarebbe necessario o quanto meno opportuno affrontare le questioni attinenti al Titolo III della Prima Parte (Rapporti economici). Le norme e gli istituti giuridici che vi sono contenuti sembrano assolutamente datati, tanto da risultare da sempre non attuati, non a causa di una perversa volontà politica (come si affermava una volta) ostile ad applicare la Costituzione, quanto piuttosto per una comprovata desuetudine.
Il Titolo III comincia dall’articolo 35 e finisce all’articolo 47. I primi tre articoli riguardano il lavoro. Basta una rapida lettura per comprendere che il legislatore del 1948 aveva di mira una precisa tipologia di lavoro: quello alle dipendenze, rinserrato all’interno della cittadella delle garanzie tradizionali. Per trovare un’indiscutibile conferma è sufficiente tornare per un momento all’articolo 38, lo stesso che regola (insieme all’articolo 32 dedicato sinteticamente alla tutela della salute) il welfare all’italiana (con una chiara distinzione tra previdenza ed assistenza ben più evidente ed esaustiva di quanto non sia stato comunemente acquisito dal dibattito in corso). In sostanza, prevale il solito profilo di un sistema di sicurezza sociale assai oneroso, impostato sul modello originario delle assicurazioni obbligatorie ed incapace di proiettarsi – anche mediante una diversa allocazione delle risorse – alla ricerca di un altro modello, più equo e solidale, più attento ai nuovi bisogni. Subito dopo ci si imbatte nell’articolo 39, che regola l’attività sindacale. Esso giace inapplicato da sempre e nessuno vuole darvi attuazione, anche perché, a pensarci bene (ma non lo faremo in questa sede) sull’impianto complessivo dell’articolo 39 è rimasta molta polvere del passato regime corporativo, pur in un contesto di libertà sindacale ribadita e riaffermata.
Arriviamo, così, all’articolo 41 dove si parla di iniziativa economica privata, come se ci si riferisse ad una “parola malata”, ad un valore spurio, in “libertà vigilata”, con cui il legislatore del 1948 ha stretto un compromesso in attesa di tempi migliori, del sorgere di quel che avrebbe portato alla socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio. Il terzo comma recita, infatti, che “la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”. Stanno in questo comma le radici di quella propensione dirigistica dell’economia che ha svolto un ruolo tanto nefasto nel corso della nostra storia recente e che è sempre in agguato nella cultura di importanti forze politiche e sociali. La medesima cultura dirigistico-statalista ricompare subito dopo, all’articolo 42, dove si afferma che la proprietà è pubblica o privata e che i beni economici appartengono (si noti la sequenza) “allo Stato, ad enti o a privati”.
Anche gli articoli 43 e 44 sono buoni testimoni di una visione messianica propria del socialismo reale (possibilità di esproprio indennizzato nei confronti da aziende che gestiscono servizi pubblici essenziali, fonti d’energia, situazioni di monopolio, riforma agraria nella logica della “terra a chi la lavora”). Insomma, tutto il contrario di quanto è acquisito da una cultura politica più moderna.
Dulcis in fundo, l’articolo 46, nel quale è riconosciuto ai lavoratori il diritto a collaborare “nei modi e nelle forme previste dalle leggi” alla gestione delle aziende. Sia chiaro, anche adesso è aperto un dibattito sulla partecipazione dei lavoratori, ma quanto previsto dall’articolo 46 ricorda, proprio, quei consigli di gestione (piccoli epigoni dei soviet) istituiti nelle fabbriche del Nord nell’immediato secondo dopoguerra.
In sostanza il peso delle ideologie del secolo scorso è ancora presente nella Legge fondamentale, tanto che nessuna forza politica ragionevole, chiamata oggi a rifondare la Repubblica tra quelle presenti in Parlamento (gli elettori hanno compiuto in proprio una salutare operazione di semplificazione e di pulizia), potrebbe sottrarsi a rivedere profondamente norme ispirate a culture ormai archiviate dalla storia.
Ma le Carte costituzionali sono un combinato di norme che, in quanto tali, evolvono con i tempi. Le leggi sono fatte per essere al servizio della società; devono, quindi, seguirne ed accompagnarne le trasformazioni senza restare ancorata all’impianto di una legislazione pensata, attuata e praticata in condizioni totalmente diverse da quelle attuali.
Ecco perché chi scrive pensa che vi sia un po’ di esagerazione nelle tesi che sostengono l’esigenza imprescindibile di modificare la II Parte della Costituzione, mentre è invece non condivisibile la convinzione che la I Parte sia la migliore possibile, come se l’Arcangelo Gabriele in persona avesse sorvolato le Aule parlamentari quando i Padri costituenti scrivevano le norme, anche quelle ora datate ed ingiallite

IL GOVERNO BERLUSCONI E L'EUROPA

di Gianstefano Frigerio

In questi due terribili anni di tempeste finanziarie e di “gelate” dell’economia reale, dal tracollo della Lehmann al default della Grecia ed alla crisi dell’Euro, il Governo di Silvio Berlusconi ha esercitato nell’Eurozona un ruolo crescente di stabilizzazione, una sorta di solida e “sommessa” leadership costruita nella paziente ed ostinata affermazione di un “supplemento di Europa” di fronte agli sbandamenti ed alle derive nazionalistiche. Il Governo italiano ha saputo con lucidità individuare fin dall’inizio della tempesta di Wall Street le ragioni profonde della crisi (“La paura e la speranza”) nella mitologia del mercato e dell’iperconsumo, nel facile ottimismo della “fine della Storia”; ha invocato con forza e con insistenza nuove regole; ha sostenuto con lucida lungimiranza, in mezzo agli sbandamenti neokeynesiani e iperliberisti, la strategia dell’economia sociale di mercato; ha indicato all’Europa la necessità di uno sforzo di maggior integrazione e coordinamento delle politiche economiche e sociali (Eurobond per lo sviluppo; Fondo Europeo per il risanamento; Agenzia Europea di Rating); Di fronte alle inquietudini nazionalistiche di Brown e della Merkel ha spinto fin da febbraio per un intervento europeo di solidarietà in aiuto della Grecia. Ora, dopo la decisione dell’8 maggio 2010, l’Europa ha davanti una difficile e dura fase di risanamento dei conti; però nel contempo vanno perseguite anche le strategie della crescita e dello sviluppo, salvaguardando la cornice generale della coesione sociale. Per dirla con Dahrendorf, è la “quadratura del cerchio”. Ma è un percorso inevitabile, perché senza consenso dei popoli non si costruiscono strategie di risanamento; anzi ci si infila in fasi di confusa destabilizzazione. Anche l’Italia ha davanti questo percorso. Certamente il Governo Berlusconi affronterà con lucida consapevolezza questa strada, confortato e rafforzato dal credito europeo, dalla solidissima legittimazione democratica, dalla sintonia profonda con le aspirazioni e le speranze del paese, dalla capacità di calarsi concretamente e realisticamente dentro la trama fitta e minuta dei problemi della gente. Certamente il Governo saprà evitare i logoramenti interni e costruirà rapporti più fecondi e più solidali anche oltre l’attuale maggioranza, dentro l’alveo del PPE; certamente si consolideranno i processi di confronto e di collaborazione con le forze sociali ed economiche. Inoltre il Premier, col suo carisma, saprà spiegare agli italiani le finalità dei sacrifici ed il loro collegamento con lo sviluppo del Paese. E questo è un compito arduo che compete alla politica, non alla tecnica di bilancio. Resta aperto l’arduo quesito dell’opposizione, dei suoi comportamenti, delle sue strategie. Il PD ha una grande occasione; nel frangente di una complessa emergenza globale dovrebbe “costruirsi” come moderna ed affidabile forza di alternativa di governo, attraverso il fuoco del confronto rigoroso, del consenso trasparente, del dissenso fermo e costruttivo. Se invece non capirà il momento e non coglierà il Kairón, facendosi risucchiare dalle derive giustizialiste e dalle scorciatoie massimaliste, ancora una volta col pessimismo della intelligenza dovremo dire che la vera anomalia di questa Italia non è Berlusconi, ma la incapacità della Sinistra di pensarsi e di costruirsi come alternativa di Governo.
*Membro dell'Ufficio Politico del PPE

PENSAVAMO CHE FOSSE UNA BARZELLETTA MA E' VERO
IL SINDACATO HA DECISO DI SCIOPERARE


di Italo Tassinari

Amici lettori, non è credibile, i sindacati italiani, in particolare la Cgil di Epifani, intendono contribuire agli effetti devastanti di una crisi senza precedenti nella storia del nostro Paese, decidendo uno sciopero alla faccia dei due milioni di disoccupati e cassintegrati che vorrebbero lavorare. La gente dovrà prendere atto di quale sentimenti siano pervasi quei dirigenti sindacali autenticamente irresponsabili che nello stesso momento in cui decine di migliaia di aziende stanno come “color che son sospesi” , se licenziare o continuare coraggiosamente, sfidando le obiettive difficoltà e di credito e di commesse. Ma i sindacati se ne fregano delle difficoltà aziendali perché decidendo di fare sciopero propongono nuove obiettive difficoltà alle aziende che hanno la fortuna di tenere il mercato e di affrontare la concorrenza pur di continuare a produrre, e mantenere inalterata l’attività puntando sulla possibilità di una ripresa generale delle attività imprenditoriali di tutto il Paese. Insomma fanno come quelli che per fare dispetto alla moglie si tagliano gli attributi. Ma alla Cgil, Cisl e Uil che cosa gliene frega della volontà di lotta e di sopravvivenza di tante piccole e medie unità produttive che non hanno voluto licenziare nemmeno nel periodo più nero della crisi che incombe? Anzi, con ributtante cinismo si preparano a creare altre difficoltà nelle tante aziende che hanno sin qui sfidato la crisi, mantenendo inalterata la piena occupazione e che fortunatamente hanno avuto ragione.
In molte aziende manifatturiere dove ancora regge la produttività, ora sta incombendo la mania dei permessi per motivi i più futili. Permessi concentrati nelle giornate di venerdì e lunedì. Un flagello nazionale. Un’azienda di San Bonifacio con oltre 300 dipendenti, un paio di settimane fa, nella giornata di venerdì, denunciava oltre 40 dipendenti in permesso. Pareva che ci fosse un’epidemia poiché una moltitudine di quei permessi era per “assistere malati in famiglia”. E siamo al paradosso. Sono quei permessi che a furor di popolo sindacale le aziende debbono consentire e pagare ai dipendenti. Ma ora siamo nuovamente al redde rationem: SCIOPERO GENERALE! Dicono sia contro quei sacrifici che Tremonti ha chiesto per rimediare la nostra posizione in Europa. Ma la gente che ha buon senso ora capisce da che parte sta il sindacato. Il sindacato sta dalla parte di chi vuole il crollo del nostro Paese! Più chiaro di così… LA CASTA SINDACALE HA FATTO IL SUO TEMPO. SAREBBE ORA CHE I DIRIGENTI SINDACALI ANDASSERO A LAVORARE MAGARI PAGANDO LE ORE DI SCIOPERO AI LAVORATORI COME AVVIENE IN GERMANIA. Ma purtroppo i lavoratori sono lo strumento col quale il sindacato impone la sua volontà al Governo del Paese.

MANOVRA FINANZIARIA 2010 - TREMONTI CI SALVERÀ
MA DOVRÀ ABOLIRE LE GRANDI DISSIPAZIONI REGIONALI E DI STATO

di Italo Tassinari

Usciamo dalla retorica delle lacrime e sangue e restiamo ancorati alla realtà, quella che esige rinunce da parte dei privilegiati, da parte dei partiti politici i quali, stando al referendum abrogativo del 1993, avrebbero dovuto rinunciare in toto al finanziamento pubblico, proprio per volontà popolare, quella volontà popolare che, com'è noto fu calpestata ignobilmente, non solo, ma da quella data, il finanziamento pubblico ai partiti che dovevano spartirsi il malloppo fu aumentato del 200%. Insomma fu triplicato, e il popolo, zitto. Auguriamoci che l'opportuna riduzione sia proprio pari al'importo di quell'inaudito aumento. Il taglio del 10 per cento annunciato per Ministri e Sottosegretari è relativo non al loro stipendio di parlamentari, bensì dell'emolumento come componenti del governo. Si attendeva almeno che tutti i nostri parlamentari,e presidenti di Regione (che prendono di più del presidente degli Stati Uniti) rinunciassero almeno al 25% dei loro emolumenti aggiuntivi, per un paio d'anni. I politici sopra indicati con una riduzione del 25% dei loro guadagni vivrebbero pur sempre molto bene. Con la riduzione del 10 per cento dei soli Ministri e Sottosegretari, l'erario potrà si e no, incassare poniamo 50 milioni? Penoso… Se la politica in Italia costa esattamente tre volte quel che costa in Francia e Germania e Inghilterra, come ha documentato la Corte dei Conti, basterebbe ridurla ad un terzo e saremmo nei parametri dei paesi virtuosi, ma nessuno intende rinunciare. Speriamo che Tremonti imponga le regole drastiche della spesa moderata. Le circa 600mila auto blu, con o senza autista, che circolano liberamente nel nostro Paese, costano circa 30 miliardi l'anno noi l'abbiamo più volte documentato, fra stipendi di autisti, costi carburante, riparazioni, tasse e così via. Sono anni che si sente dire che debbono essere drasticamente ridotte. Ora Tremonti che ha i pieni poteri, tagli inesorabilmente le porti almeno al livello degli Stati Uniti che sono 53 stati, e dispongono di sole 68mila auto blu. Ma qui tutti le vogliono per evidenziare il loro status symbol, non per necessità… quante volte lo abbiamo ripetuto? L'incognita sarà quella dei Comuni le cui precedenti amputazioni li ha messi in croce. Il presidente della Regione Basilicata prende tre volte lo stipendio che prende il Presidente Obama e non è eccezione, è la regola alla quale siamo ormai assuefatti, ma questa sarà l'occasione per Giulio Tremonti di dire basta? Non è giusto che l'autonomia retributiva degli enti regionali porti l'economia dello Stato all'impoverimento. Quindi anche qui Tremonti, imponendo non solo la sua volontà, ma quella degli italiani, potrà ripristinare il dovere della spesa alle possibilità del bilancio dello Stato. Questa sarebbe l'occasione per rifare le regole della moderazione dei costi regionali. Basti pensare che la Regione Sicilia ha 25mila dipendenti rispetto alla Regione Lombardia che ne ha poco più di 3.500. L'abbiamo già documentato. Ma alla Sicilia Berlusconi ha dovuto regalare recentemente ben 4 miliardi per riempire i suoi vuoti di bilancio ed evitare la nascita di un nuovo partito. Che cosa costano le moltitudini di nullafacenti alla Sicilia? Coi dipendenti pubblici siamo arrivati alla cifra record dei 4 milioni e passa ossia due volte quelli degli USA. Ci ripetiamo con queste statistiche negative, ma sono proprio queste il cancro dello Stato italiano costretto a subire iniziative di enti autonomi con ampia libertà retributiva. Con questi costi iperbolici qualunque Stato deve cappottare. La scure di Tremonti taglierà certamente sperando che venga inaugurata la regola della moderazione nazionale della spesa pubblica, come il nostro giornale invoca invano da anni. Le pubbliche amministrazioni non sono enti di beneficienza come qualcuno continua a credere, non sono il refugium peccatorum dei nullafacenti, ma sono purtroppo dissipazioni nazionali per le quali occorrerebbe un freno. E nel quadro drammatico di una situazione di spesa pubblica senza alcun freno, sia questo finalmente il momento del ripristino della regola del rispetto dell'economia. È inutile gridare che le entrate tributarie sono insufficienti e che mancano oltre 125miliardi al fisco. Qualunque cifra entri nelle casse dello Stato, si rivelerà sempre al di sotto del costo globale della spesa pubblica. Trentamila guardie forestali in Calabria contro le 500 del Veneto. Consulenze da costi iperbolici. Regioni, province, comuni, anche quelli con 300 abitanti e sono molti, tutti da accorpare, hanno bisogno di consulenze pagate a peso d'oro?. Chi sono questi consulenti che costano miliardi? L'Italia è tutta una dissipazione pianificata. Speriamo che l'occasione consenta a Tremonti il potere di cancellare le nostre vergogne dissipatrici. Aboliamo le province! Si grida da anni alla vigilia di ogni elezione. Non solo non si aboliranno, lo sappiamo, ma perché farne altre dieci mentre se ne invoca la cancellazione? Una presa per i fondelli dell'elettorato? Un ragionamento a parte merita l'uso degli aerei di Stato per diporto degli alti burocrati e dei politici. I conteggi in possesso della Corte dei Conti per l'uso di questi aerei, vedono un aumento di spesa dal 2007 ad oggi quadruplicata. Quel che è più significativo è che alla stessa Corte dei Conti risulta che tali aerei hanno volato ininterrottamente per 37ore al giorno, diconsi trentasette. Come sia stato possibile, non lo sappiamo. Ma chi li ha usati lo saprà certamente. Ora siamo al redde rationem. Occorrono 26 miliardi per la manovra. Tremonti diventa matto per riuscire nel miracoloso intento e, ne siamo certi, ci riuscirà senza frugare in tasca ai cittadini, ma tutti noi dovremo rinunciare a qualche cosa perché il sacrificio è di tutti. Soprattutto non dovrà esservi indulgenza per le dissipazioni che il Ministro dovrà inesorabilmente abolire. Questa era l'occasione d'oro per l'opposizione per aiutare il governo nella sua difficile impresa, sarebbe stato il comportamento che gli italiani, tutti gli italiani avrebbero apprezzato. Perché Bersani che è persona intelligente, non l'ha capito? Da queste colonne vorremmo rivolgere un grazie a Giulio Tremonti per la titanica impresa di fare fronte alla manovra poiché siamo certi che il professore riuscirà nell'intento che molti economisti ritengono quasi impossibile.

L'IMPORTANZA DELLA STABILITA' POLITICA
PERCHE' SENZA LA POLITICA DEL RIGORE AVREMMO FATTO LA FINE DELLA GRECIA

di Giuliano Cazzola

Giovedì pomeriggio, a Montecitorio, ad ascoltare le comunicazioni del ministro Giulio Tremonti sulla crisi della Grecia (a cui l'Italia farà un prestito di 5,5 miliardi di euro) c'erano 58 deputati, in larga maggioranza appartenenti - circa una trentina - al gruppo del Pd. I deputati del PdL si contavano sulle dita di una mano. Pochi quelli degli altri gruppi: magari solo il deputato incaricato di intervenire insieme ad un collega. Il giorno dopo, i capi di Stato e di Governo, a Bruxelles, hanno trascorso una notte drammatica nella ricerca di soluzioni immediate ed urgenti contro la crisi. La comunicazione del ministro, a chi l'ha ascoltata con attenzione, ha ricordato un altro intervento svolto in quella stessa Aula quando, nell'estate del 2008, fu proprio Tremonti a prevedere e ad annunciare le gravi difficoltà che, da lì a pochi mesi, si sarebbero presentate sullo scenario internazionale. Così, con un'anticipazione di carattere straordinario che collegò il Dpef e la manovra, furono "messi in sicurezza" i conti pubblici per un triennio. Quella decisione di allora non fu compresa e venne criticata dalle opposizioni, ma si è rivelata corretta e opportuna alla luce degli eventi che seguirono e che purtroppo, non si sono ancora conclusi. Ieri, furono i Governi ad impedire che la crisi del sistema bancario Usa varcasse l'Oceano e a garantire i risparmiatori sull'esigibilità dei loro conti correnti. Ma erano bastati alcuni titoli "tossici" nel circuito finanziario internazionale per determinare una crisi gravissima che avrebbe potuto provocare guasti ben più gravi di quelli effettivamente riscontrati. Oggi, corriamo il rischio che venga meno quello scudo contro la speculazione che fino ad ora è stato assicurato dalla moneta unica, la quale ha garantito il nostro Paese e la nostra stabilità economica in un contesto internazionale molto critico. La Grecia di oggi è lo specchio di ciò che sarebbe potuto accadere in Italia se non fosse stata adottata quella politica di rigore, temperato da misure di coesione sociale, che il Governo ha attuato. Oggi, sono gli Stati a rischiare la bancarotta; sono i conti pubblici a determinare il panico nei mercati finanziari. E' l'euro che può implodere se le terapie di contrasto del "contagio" – l'accelerazione degli interventi concertati da parte europea è significativa - non avranno successo. E se il virus colpirà altri Paesi. Purtroppo, non vi è un'adeguata considerazione della crisi finanziaria innescata dalla Grecia e dei suoi effetti sull'euro che è il denominatore comune dell'economia dell'Eurozona. Corriamo il rischio di una grave crisi finanziaria, che scoppi proprio nel cuore dell'Europa, nel momento in cui si avvertono i primi segnali di ripresa economica. È giusto, dunque, tentare di salvare la Grecia, anche con sacrifici che economie provate, come quelle dei Paesi dell'Unione europea e la nostra, sono chiamate a fare. Bene ha fatto il nostro Governo a sollecitare un piano in difesa dell'euro, da avviare subito dopo l'adozione del programma di salvataggio della Grecia, nell'auspicio che il tentativo non sia totalmente vanificato, in quel vicino Paese, dagli scioperi irresponsabili e criminali in corso, il cui nucleo duro poggia sul ceto parassitario del pubblico impiego deciso a difendere anche i propri privilegi. All'inizio della crisi, nel 2009, l'Unione europea abbandonò a se stessi i Paesi baltici che per fortuna se la sono cavata da soli. Con la Grecia - nonostante che i suoi Governi abbiano truccato i conti pubblici alla stregua dei bilanci della Parmalat di Calisto Tanzi – dobbiamo onorare i nostri impegni. Almeno dobbiamo provarci. Non per solidarietà, ma per un preciso interesse comune. Quanto a noi, per resistere all'offensiva della speculazione internazionale, l'Italia - che è appena al di sopra della linea della retrocessione – deve dare prova di solidità finanziaria e di stabilità politica. Alla prima di tali esigenze si risponde soltanto con una strategia rigorosa, assolutamente allineata con le indicazioni della Ue (la quale chiede di ridurre, ogni anno, il deficit in misura pari a mezzo punto di Pil). Alla seconda, con il superamento delle tensioni e dei risentimenti all'interno del PdL e della maggioranza. Questa volta, una crisi politica produrrebbe anche gravissime conseguenze sul piano economico.

LA MADRE DI TUTTE LE RIFORME

di Gianstefano Frigerio

La prima fase del PdL, ingessato forzatamente su numeri predeterminati e su organigrammi preparati a tavolino, è ormai finita. Infatti la democrazia televisiva, la deriva della politica come reality show, gli eccessi post elettorali provocati dall'ubriacatura della vittoria, lunga stagione del controcanto sterile di Fini, hanno contribuito a provocare una dialettica aspra e fuori protocollo nella recente direzione. Un happening affascinante tra psicodramma e svolta politica, a cui sono seguiti altre imboscate, segnali di incertezza e di instabilità, episodi di autolesionismo in tutti i partiti, emersione di correnti e di criptocorrenti. Certo è che se i partiti continuano ad impantanarsi in questo processo di indebolimento, tutto il sistema rischia la crisi. Il contrappunto a questa deriva è stato connotato da quattro episodi politici importanti: Bossi ha espresso, a più riprese, con vis polemica, la sua insistenza per un itinerario stringente di riforme; la Sinistra, sempre più divisa e contraddittoria, si è inventata la strategia autolesionista di un CLN antiberlusconi; la grave crisi finanziaria europea ed il ruolo determinante assunto dal nostro Premier; il discorso del 25 aprile di Berlusconi, che ha delineato nuovi scenari politici. Berlusconi ha indicato la via delle riforme, della modernizzazione del Paese, del rinnovamento della Costituzione come processo condiviso per superare le tensioni, le lacerazioni, i logoramenti destabilizzanti. In sintesi il PdL, che è Berlusconi o non è, apre questa seconda fase nel segno delle riforme condivise: il PdL, grande e libera casa di tutti i moderati, perciò ricca di pluralismo, di partecipazione diffusa e aperta, di radicamento sul territorio, senza asprezze e personalismi frazionisti. La fase delle riforme non sarà né facile né sostenuta da retorici peana: le risorse sono scarse, la ripresa è fragile, i nodi sono complessi ed antichi. Per di più la Sinistra è profondamente lacerata, ossessionata dall'antiberlusconismo, incapace di scommettere sul proprio futuro. Da dove cominciare, con concretezza, senza slogan e senza la retorica degli annunci? La madre di tutte le riforme è la costruzione di una organizzazione statuale federale, a partire dal federalismo fiscale: un processo lungo, complesso, che esige realismo più che parole d'ordine. Però questo processo riformatore è lo snodo centrale del rinnovamento dello Stato. Perché recupera una frattura culturale che si era aperta nel Risorgimento; infatti la cultura federalista (Rosmini, Gioberti, Cattaneo; poi ancora Sturzo, Salvemini, De Gasperi) è stata a lungo emarginata, anche se le sue radici sono profonde e risalgono addirittura al pensiero politico cristiano del XVII secolo (Althusius e il principio di sussidiarietà). Perché il federalismo fiscale è una grande occasione per il rilancio del Sud: più perequazione tra le Regioni, più cultura della responsabilità, incentivazione delle Amministrazioni virtuose, disincentivazione delle Amministrazioni lacunose, fiscalità di vantaggio, tasse di scopo, fondo perequativo; in sintesi uno sforzo complesso e vasto per passare da uno Stato-apparato con derive centralistiche e burocratiche, ad uno Stato- Comunità fondato sui principi personalistici, solidaristici, sussidiaristici. Perché la costruzione del federalismo rende indispensabile ed innesca una profonda riforma dello Stato (Semipresidenzialismo, Senato Federale, tempi certi e separazione delle carriere nella Amministrazione della Giustizia, liberalizzazioni, semplificazione delle procedure, deburocratizzazioni). Perché non è possibile costruire un sistema di federalismo fiscale senza una riforma complessiva e profonda del Fisco: semplificazione, trasparenza, lotta all'evasione ed all'elusione, quoziente familiare, una riduzione della pressione fiscale sul lavoro. Inoltre la grande riforma dello Stato e la radicale revisione del sistema fiscale diventano anche la precondizione delle riforme strutturali che la tempesta fiscale rende urgentissime: riorganizzazione del sistema previdenziale, del mercato del lavoro, dell'Welfare; taglio della spesa pubblica burocratica; nucleare, energie rinnovabili, efficienza energetica; vasta politica infrastrutturale; innovazione tecnologica e politica del credito, in particolare per il tessuto delle PMI; ricerca e crescita culturale complessiva del Paese; politiche contro la crisi demografica. Il Paese ha bisogno di un grande shock per risanare i propri conti, ma soprattutto per crescere di più. Ma solo una profonda riorganizzazione dello Stato può favorire questo rilancio dell'élan vital. È questa una grande battaglia per il rinnovamento del Paese, di tutto il Paese, nell'interesse di tutto il Paese; con un ancoraggio costante e rigoroso ai pilastri della Carta Costituzionale, cioè principio di sussidiarietà, valore della responsabilità e della solidarietà. Ecco perché la Lega deve acquisire una dimensione ed una vocazione nazionale e deve collegarsi alle grandi forze politiche europee; non basta né il localismo né una identità territoriale. Bisogna comunque fare i conti con la globalizzazione e con la condizione della post-modernità: ecco perché il localismo non basta. Qui si innesta la funzione vitale del PdL, con il suo radicamento europeo, con la sua capacità di sintetizzare culture e storie diverse finalizzandole ad un profondo sforzo di rinnovamento e di modernizzazione del Paese. Questa resta la mission di Berlusconi e del suo Governo: ma i tempi sono stringenti e non ci sono scorciatoie. Quindi occorre un clima politico più sereno e costruttivo, ma anche un PdL più forte, più coraggioso politicamente, più capace di costruire un dialogo con la società italiana.

*Membro dell'Ufficio Politico del PPE

ARPAV - IL LINCIAGGIO DEL DRAGO

di Italo Tassinari

Non avendo voluto acquistare un edificio offertogli per la nuova sede arpav al prezzo di 30 milioni e avere indugiato per analizzarne bene l'idoneità, all'avv. Andrea Drago, direttore generale, viene chiesta una non dovuta penale di 10milioni. Non solo, Drago viene accusato di inesistenti illeciti supposti di reati sorse con la sua carica in scadenza si vuole sostituire un uomo capace e coerente con la sua missione ed in linea con il nucleare di governo. Il torbido non sussiste in questa vicenda, anche se la stampa locale vi pone un accento convesso per la notorietà di alcuni protagonisti, ma vi appare per la reazione ambigua di un comprimario, l'ing. Tiziano Pinato (ex genio Civile di Padova) il quale, ha redatto un paio di esposti carichi di insinuazioni accusatorie presentandole tout court alla Procura della Repubblica di Padova che ha dato incarico al Pm, Federica Battaglini di effettuare le relative indagini, al fine di accertare i fatti.
Tutto legittimo ma sorge subito spontanea una domanda: perchè l'ex funzionario del genio civile, non ha presentato i suoi esposti a suo tempo, con o senza malanimo nei confronti del direttore generale? Parliamoci chiaro e guardiamo alla realtà che si nasconde dietro tutto questo affare nebuloso dal quale appare sin troppo chiaro che la manovra si prefigge l'allontanamento del personaggio onesto sino allo scrupolo nominato dal governatore Galan che per 15 anni ha guidato la Regione. La realtà è che l'avv. Drago nella sua veste di direttore generale dell'Arpav è il personaggio legato ai programmi del governo Berlusconi e quindi favorevole alla realizzazione della centrale nucleare nel territorio.
E la sua disponibilità, quindi il suo parere decisionale positivo a questa prospettiva forse trova contrario la nuova dirigenza regionale? E com'è noto il parere del personaggio Drago, è vincolante e burocraticamente ineccepibile.
Il direttore ha risposto all'assessore Conte in questi precisi termini già apparsi sulla stampa quotidiana in data 13 maggio: "NON MI DIMETTO! NESSUN REGALO AI MIEI NEMICI.
Non mi dimetto neanche per sogno, anche perchè non voglio fare un regalo a chi ha architettato tutte queste menzogne e questa farsa con il chiaro intento di farmi dimettere. Mi costringono così a presentare denunce per difendermi in tutte le sedi”. E chi ha diffamato il personaggio sarà costretto a difendersi in sede giudiziaria.- “C'è un disegno per farmi andare via prima della scadenza naturale del mandato alla guida dell'Arpav. L'inchiesta è stata aperta in questi giorni proprio per costringermi ad uscire di scena: è trascorso oltre un anno dalla presentazione dell'esposto di Pinato e non riesco a capire come mai la magistratura abbia mosso i primi passi solo ora". Drago sa bene quel che dice. Dunque, la sicurezza di un personaggio aperto, leale e corretto evidenzia una realtà ben diversa da come gli avversari politici e la loro stampa sostengono con il coro stonato e ambiguo, allineato su avvenimenti consueti, bene aperti e legittimi. Drago non se ne va, e l'assessore Maurizio Conte dovrà attendere le nomine degli enti previsti nel prossimo mese di luglio, ma forse si sperava a luglio, qualcuno ha dimenticato che in realtà le nuovo nomine sarà fatto ad ottobre e con tutte le procedure burocratiche se ne parlerà a dicembre.
Forse il disegno più è più ampio, si vuole togliere una persona capace da un posto chiave per l'ambiente, non dimentichiamo il definito nulla osta(ARPAV) per il rigassificatore...
La sua nota propensione per il (nucleare) forse appare troppo chiara… Come ha recentemente dichiarato il sottosegretario dello sviluppo economico con delega al energia Stefano Saglia “4 miliardi per ogni centrale finanziati dalle banche chiamate sulla committenza Enel quindi nessun esporto per il cittadino ma solo risparmio energetico (oggi +35% per le nostre imprese rispetto alla Francia) e soprattutto vantaggi per le famiglie delle regioni interessate”. Già ci chiediamo perché sono più sicure che mai il Veneto dovrebbe rinunciarvi? per incidenti? Ma non scherziamo, intanto le centrali di oggi sono più sicure di una qualsiasi raffineria, deposito, o generico stabilimento industriale. Se dovesse esserci un incidente quale la differenza fra Rovigo e Ferrara. Demagogia, ancora demagogia e dopo il Referendum drammatico di epoca Craxiana vogliamo rinunciare a questo ben di Dio? La centrale va fatta in veneto per la gente e per le imprese, impedirla significa non amare la propria regione.

UN SISTEMA GIUDIZIARIO MALATO

di Andrea Drago

Caro Direttore, trent'anni fa, quand'ero ancora un giovane studente di Giurisprudenza, ebbi a trascrivere sul retro di copertina di un codice di procedura penale una massima di Plutarco che mi aveva colpito in modo particolare. La massima diceva che “Le leggi sono una ragnatela che blocca le mosche e lascia passare le vespe”. Già allora le letture umanistiche per cui affaticavo gli occhi mi avevano insegnato, insomma, che al di là dell'apparenza di forza e di coerenza che il sistema giudiziario italiano lascia intendere, al di là del “La legge è uguale per tutti”, resta che con la Giustizia, oggi come duemila anni or sono è meglio (potendolo) non avere a che fare. E infatti il mio augusto collega Marco Tullio Cicerone sancì quella verità suprema che tutti conoscono (sperando di non doverla mai provare di persona): Summum jus, summa injuria… Perché dico questo, caro Direttore? Perché mai come in questo mese di maggio mi sono sentito vittima di un sistema giudiziario malato. Mai come in queste settimane ho sperimentato sulla mia pelle quanto poco valgano, in questo nostro sfortunato Paese, il rispetto della dignità personale, della libertà individuale, della presunzione di innocenza. Grandi conquiste di civiltà, queste, che si studiano sui banchi di facoltà, ma che con la realtà ben poco hanno a che vedere… Devo premettere, per la comprensione di chi legge queste mie righe, che sono un avvocato prestato all'amministrazione pubblica. Da anni faccio il dirigente di enti regionali: da qualche tempo sono il direttore generale dell'ARPAV, l'agenzia veneta che presiede ai controlli ambientali e a tutto ciò che attiene all'inquinamento. Dirigo oltre milletrecento persone, tra tecnici e funzionari, toccando talora interessi anche molto ma molto rilevanti. Occupo, insomma, una poltrona che spesso scotta. Quattro settimane or sono, a ciel sereno, è iniziata su tutti gli organi di stampa veneti, ma soprattutto su quelli che fanno parte del gruppo editoriale L'Espresso, un attacco concentrico contro la mia persona: per giorni e giorni mi sono trovato sbattuto in prima pagina, con titoli a cinque colonne, con cui mi si accusava delle cose più infamanti (dalla turbativa di aste mai effettuate allo sperpero di pubblico denaro con spese “da nababbi”mai sostenute, all'elargizione di prebende a miei collaboratori tali da comportarne il raddoppio dello stipendio e altre amenità del genere). E sempre, quasi ad avvalorare la fondatezza delle accuse, grandi foto a colori mie e dei miei dirigenti. La prima settimana, che ha visto un crescendo wagneriano di accuse e di denuncie a mezzo stampa, è passata per me e per i miei collaboratori più vicini a cercare di capire cosa mai stesse succedendo (e devo dire che talora mi sono sentito come un pugile suonato, che seduto all'angolo cerca invano di capire cosa fare per evitare di essere steso a terra, quando suonerà la campana…). La seconda settimana mi ha visto, pur nell'ininterrotto vociare di tanti gazzettieri che si affannavano a scrivere scemenze più grandi delle loro deboli capacità professionali, ma pur sempre con grandissimo clamore mediatico, la seconda settimana, dicevo, mi ha visto reagire con una certa forza: ho tenuto conferenze stampa per cercare di spiegare e di confutare, ho sostenuto interviste televisive, ho prodotto documenti. Inutile dire che le versioni riportate sui giornali erano quanto meno .. libere, liberissime. Ma tant'è: almeno una parte della mia verità filtrava, bene o male. La terza settimana, quando ormai da giorni gli articoli scritti dai soliti pseudo giornalisti, detrattori sistematici e quasi inconsapevoli, erano ormai la stanca fotocopia dei precenti, con le stesse ridicole accuse ripetute senza pudore, me ne sono stato zitto e buono: <<…Lascia dir le genti: sta come torre, fermo, che non crolla giammai la cima per soffiar di venti >>. Il grande padre Dante, che della lotta fratricida tra fazioni opposte se ne intendeva, mi garantiva della bontà della scelta. Ora che siamo nella quarta settimana, tutto tace, io sono scomparso non solo dalle prime, ma anche dalle altre pagine dei giornali, sono insomma tornato ad essere un normale cittadino. E respiro, quasi incredulo che la botta sia passata senza far danni. E questo mio sollievo ben lo capiranno, tra i lettori, quanti hanno vissuto di persona cosa si provi quando si entra in una baia ridossata e tranquilla, dopo aver lottato per ore coi venti rabbiosi e con le onde del nero mare (eh sì, Omero non potevo non citarlo, se parlo di navigazione). E in questa bonaccia, caro direttore, provo a riflettere. Sui motivi che hanno scatenato la canèa dei miei detrattori, mi sono fatto un'idea precisa, che all'occorrenza spiegherò al magistrato, quando e se verrò chiamato da qualche Pubblico Ministero. E qui non posso esporla. Tengo solo a dire che la politica, per una volta, non c'entra. Aggiungo che ad oggi nessun avviso gi garanzia mi è stato inviato, nessuna chiamata mi è pervenuta a dare spiegazioni, niente di niente! E allora resta il fatto, inoppugnabile, che oggi come oggi chiunque può essere sbattuto in prima pagina, additato al pubblico ludibrio, infangato, distrutto addirittura nell'immagine, travolgendolo con le accuse anche più infondate purchè credibili e suggestive (come quella, per dirne una, pubblicata ovviamente in prima pagina, secondo cui la Guardia di Finanza aveva fatto irruzione il giorno prima presso la mia Direzione, sequestrandovi pacchi di documenti: niente di più falso…!). E il poveraccio non può farci niente:non può appurare se davvero dietro la notizia pubblicata davvero ci sia un'indagine in corso, non può bloccare la pubblicazione delle notizie, che saranno sì infondate, ma chi lo stabilisce? Non può neppure sapere se per caso è stato iscritto al registro degli indagati. Non può fare niente, salvo aspettare. E se la propria immagine di uomo pubblico è andata nel frattempo a farsi benedire, amen! E se nel frattempo, grazie alla solerzia di pseudo giornalisti adusi alla delazione maligna e facile piuttosto che alla faticosa ricerca della verità, è la stessa prospettiva di una carriera e di un lavoro che va a remengo, pace! Forse che Manzoni, con la sua immortale Storia della Colonna Infame non aveva ammonito che la calunnia, in Italia, è mortale? Forse che Kafka ha scritto invano il suo micidiale Il Processo, la cui lettura porta agli incubi notturni tanto è realistico, anzi vero? E allora, di cosa mi lamento? Tra anni le mie querele troveranno soddisfazione, forse. Tra anni le mie citazioni in giudizio per risarcimento dei danni mi assicureranno un peculio, forse. Per ora sta a me, solo a me, tenere duro. E alla luce di questa mia esperienza mi fanno pena e rabbia quanti, proprio in questi giorni, attaccano il Governo che cerca di porre rimedio al malcostume delle intercettazioni.
Davvero non capiscono, questi illustri giornalisti, questi garantisti alla Di Pietro, che è interesse di tutti, dunque anche loro, che la gogna mediatica abbia ad essere vietata? Come è possibile che non comprendano che in qualsiasi Paese civile è “nel” processo giudiziario, e non nell'inquisizione mediatica di certi organi di stampa che devono contrapporsi l'accusa e la difesa? E che la presunzione di innocenza, sancita dalla Costituzione, deve venire prima del diritto alla libera informazione, poiché la prima è posta a garanzia della Persona, la seconda a tutela della Comunità? Il fatto è che la tanto osannata rivoluzione francese (finita puntualmente in dittatura…) non cessa di esalare miasmi venefici sulle coscienze anche di noi italiani: lo sport nazionale resta quello giustizialista, quello cioè di tagliare le teste agli altri (sperando di non trovare mai la propria sul ceppo, un giorno o l'altro).

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Riuscirà il governo ad abbattere migliaia di enti inutili?
IL FEDERALISMO È UN'ESIGENZA!
NON UN CAPRICCIO MA OBIETTIVO NECESSARIO. INTANTO IL MINISTRO CALDEROLI PROMETTE DI ELIMINARNE 34.000

di Italo Tassinari

Nell'elenco appaiono: Comitati, agenzie, istituti, enti, associazioni che hanno dirigenti i quali vivono lautamente a sbafo di chi lavora sul serio. Solo l'esercito dei consiglieri di amministrazione ci costa un miliardo l'anno… Ricorderanno i lettori che lessero il triste resoconto delle follie dissipatrici del nostro Stato sprecone, redatto dai colleghi, Stella e Rizzo, condensate sull'ormai celebre best sellers, "LA CASTA"? Un successo editoriale che ha superato i tre milioni di copie. Ma in quel resoconto non ci poteva stare tutto quello che avviene nel made in Italy. Purtroppo quell'infinito documento della vergogna del nostro apparato politico-burocratico, non poteva elencare tutti gli enti parassitari vestiti di burocratichese esistenti in Italia, non sarebbero bastati due /tre volumi. I colleghi si limitarono a certificare ed elencare i fatti più eclatanti con i quali riempirono centinaia di pagine, e poi si fermarono per carità di patria. Anche perché la corsa all'acquisto di quel libro fu tale che le edizioni, reiterate, sparivano dalle librerie con una rapidità davvero incredibile. Forse i lettori, almeno quelli poco attenti, non avranno avuto modo di seguire gli accadimenti relativi all'incredibile elenco delle storture e delle denunce implacabili redatte dai due autori. Ma, quel che maggiormente stupisce è il fatto concreto che nessuno di quei malanni elencati è stato curato e guarito.
"LA CASTA" CITAVA IL CASO CLAMOROSO QUANTO INCREDIBILE, ( MA VERO) DEGLI AEREI DI SERVIZIO, OVVERO GLI AEREI USATI DA ALTI BUROCRATI E POLITICI, PER USI PRIVATI, CHE VOLAVANO ADDIRITTURA 37 ORE AL GIORNO. COME DEL RESTO AVEVA CERTIFICATO ANCHE LA CORTE DEI CONTI, FORSE PER CHI NE AVREBBE POI TRATTO PROFITTO CERTAMENTE ILLECITO, QUEGLI AEREI COSTAVANO ALL'ERARIO 6 MILIONI NEL 2007- OGGI SONO AUMENTATI (di poco). NEL 2009 QUEL COSTO E'SALITO A 38 MILIONI. Figuriamoci! Quel libro raccontava che gli aerei dello Stato italiano in uso presso lorsignori, politici e burocrati d'alto censo, venivano usati, ovvero restavano in servizio attivo, ovvero volavano per 37 ore al giorno, diciamo e ripetiamo, 37 ore sulle reali 24 di ogni giorno che Dio manda in terra. La notizia lipperlì fece scandalo, ma quelli continuano a volare 37 ore e il costo di quegli aerei usati per diporto da codeste alte gerarchie, anche per amici e rispettive famiglie, è passato dai 6 milioni l'anno del 2007 ai 38 del 2009. Forse sarà stato per una legittima reazione a quel che era STATO CLAMOROSAMENTE DENUNCIATO SIA DALLA CORTE DEI CONTI SIA DAI DUE AUTORI. Magari il vertiginoso aumento sarà stato determinato dalla crisi incombente che avrà suggerito agli interessati di usare soltanto mezzi di trasporto a spese dello Stato e si sa che quando paga lo Stato, ci si può scialare. Torniamo tuttavia sui binari del MIBAC ( abbreviazione). Una delle più importanti attività del Mibac consiste “nell'istituire e sostenere con contributi finanziari, i Comitati nazionali per le celebrazioni e le manifestazioni cosiddette culturali, come si evince dal sito internet. Nel sito si legge che le creature del MIBAC sono ben 158 e rappresentano il vero paradiso degli incarichi per enti inutili ma ben retribuiti. E vediamo che nel 2008 il dicastero ha ammesso ai contributi di Stato 24 nuovi comitati. Nel 2009 ne sono stato approvati altri 14. Si fa per dire che non solo non si provvede ad eliminare codesti enti parassitari, ma alla faccia dei contribuenti se ne inventano dei nuovi per metterli alla greppia. Magari i trombati dalle elezioni o le persone care agli apparati politici o burocratici. Insomma, ci siamo capiti. Nella sostanza quelli censiti dal ministero sono sino ad oggi 158. Tra i più recenti, è il resoconto preciso, quelli per le celebrazioni pucciniane, per il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, per il centenario della nascita di Luchino Visconti, per celebrare i 100 anni della casa Ricordi ed infine per il centenario della CGIL. Poi ci sono gli organi collegiali stabili fra i quali due più importanti, il Cnam, Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale, un consiglio di 33 membri più il presidente. Tutti lautamente pagati s'intende, sennò che ci sta a fare questo Cnam. Il gettito del fisco che ci sta a fare se non provvede a sovvenzionare queste cavolate? Intanto il ministro Calderoli promette di eliminare circa 34mila enti inutili. Le maggiori resistenze all'abolizione delle greppie di Stato ai tagli necessari, vengono dai ministeri stessi e dalle amministrazioni locali. CI SI CHIEDE PERCHE' DIETRO OGNI MISSIONE PUR MERITEVOLE CI DEVE ESSERE ANCHE UN CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE? Il ministero della difesa, ha voluto salvare dalla mannaia di Calderoli che in tutto ha abolito 375 000 norme, l'Unione italiana di tiro a segno. Mancano gli asili nido in Italia, ma l'UITA deve pur vivere altrimenti il tiro a segno dove andrebbe a finire? Insomma ci si domanda: Chi ha salvato i consiglieri dei comitati “ dell'aria fritta e le loro mille sacrosante cariche? Chi regge la macchina dei comitati e dei consigli e ne gestisce il potere? Questo costa all'erario ovvero ai contribuenti che nessuno interpella, la bellezza di mille milioni di euro l'anno, il costo suppergiù, come s'è detto di ben 10mila ASILI NIDO. Infine, è faticosissimo per il ministro Calderoli provvedere allo sfoltimento degli enti inutili. Non appena vengono scovati e segnalati al ministro eccoti la piovra ovvero il ministero relativo all'ente da cancellare. Interviene il ministro, i sottosegretari e gli amici degli amici e Calderoli è costretto a rinunciare. Speriamo che con il potere aggiunto alla Lega, siano dati i poteri necessari per annullare decisioni dei singoli ministri protese a salvare l'ente da cui forse traggono il beneficio di qualche voto. Annunciando alla Camera il suo programma di pulizia, il ministro Calderoli il 10 luglio 2008 era più che ottimista. “Colleghi, Tolstoj sosteneva che non può esservi grandezza senza semplicità. Credo che la semplificazione sia un obbligo”. Due anni dopo, tutto si sta rivelando per sua stessa ammissione assai più difficile. Non solo la spesa inutile sfugge ai tagli, ma quella utile si moltiplica anno per anno portando i bilanci alle stelle. Alla fine quel celebre libro “La Casta”. si è rivelato l'ennesima predica inutile all'utilizzo del buon senso. Un vago ricordo a quelle di Luigi Einaudi che assieme ad Alcide De Gasperi, portarono l'Italia a vincere l'Oscar delle monete. Altri tempi, soprattutto altri Uomini. Quando si attuerà il federalismo vero quello che sostituirà anche l' indice dei costi nelle amministrazioni locali, che potrà premiare le amministrazioni più virtuose e con i controlli su prezzi che dovranno essere standard, cioè il costo di una stampante per computer non potrà costare il doppio a Palermo piuttosto che a Bolzano, si farà una media, non si potrà agire con l'indebitamento incontrollato e gli amministratori pubblici seguiranno le logiche della meritocrazia e non quelle della cleptocrazia, un federalismo moderno che certamente i padri della Repubblica, i costituenti saprebbero applicare come hanno saputo applicare allora regole adeguate alla storia del momento, oggi tutti i Paesi cosiddetti moderni hanno attuato il sistema federalista cavalcando la storia della evoluzione e della razionalità. Ora tocca all'Italia e il Federalismo non è un capriccio della Lega ma una esigenza del Paese che la Lega come spesso ci ha dimostrato individua prima di altri e si impegna per l' applicazione di regole di buon senso, anche per questo ad ogni conta elettorale il popolo, unico vero sovrano la premia. Italo Tassinari

GERONZI AL VERTICE DELLE GENERALI

di Federico Tassinari

"Non ho scelto nulla, molte volte si è scelti, questo il mio caso"
L'arrivo del nuovo Presidente in Generali Cesare Geronzi rappresenta un salto di qualità verso la stabilità del sistema economico nazionale. Il nuovo corso sarà destinato anche verso l'esterno. “L'obiettivo è curare il core-business, questo non significa essere chiusi in se stessi, siamo una grande compagnia forse l'unica che può fare investimenti stabili e di lungo corso. Se queste attività poi sono nell'interesse del paese perché no? Abbiamo un dovere d'istituto di fare queste cose. Così pensiamo e penseremo per lungo tempo". Geronzi, ha voluto così focalizzare il cammino che si profila e che vuole dare nell'indirizzo del corso Geronzi alle Generali. Come lui stesso ha sottolineato nell'insediarsi "Non ho scelto nulla, molte volte si è scelti, questo il mio caso", è stato scelto per dare forza. Innovazione e stabilità al grande gruppo assicurativo, che con la sua testa a Trieste la grande compagnia ha saputo espandersi nel mondo con la sapiente guida di Antoine Bernheim degli ultimi anni, una espansione che il nuovo Presidente onorario nominato con ufficio a Parigi ha rilanciato promuovendo nel suo discorso di commiato di 2 ore con particolare attenzione all'espansione sul mercato Russo. Nell'esecutivo, assieme ai vertici, figureranno anche Leonardo Del Vecchio e Lorenzo Pellicioli. Restano invariati i comitati interni, con solo una novità in quello per gli investimenti, in cui Perissinotto sarà affiancato dai rappresentanti dei soci (Caltagirone, Francesco Saverio Vinci e Petr Kellner). Le relazioni del Presidente Geronzi sono di quelle che contano e che sono state costruite negli anni con continue conferme delle parole e degli impegni del grande banchiere romano. Una carriera la sua cominciata in Banca d' Italia e poi passata da banca di Roma e Capitalia, Mediobanca ed ora Generali. Quando si parla di Paese si parla di sostenere economicamente le aziende e le infrastrutture, importante una general contractor come concessionaria risorse per fare investimenti da pagare con le concessioni autostradali ecc. come nei comparti strategici della nostra Italia, energia e servizi, quello di cui ha bisogno il Paese, ristrutturare e rilanciare, non lo si può fare solo con la teoria, servono risorse e in cassa ce ne sono poche un riferimento come Generali, che potrebbe fare da apripista ad altri investitori che vedrebbero nella solidità e stabilità della compagnia triestina una garanzia per eventuali investimenti. Come tutti i grandi ci sono i nemici che tentano di scalfire spesso con campagne stampa denigratorie l'immagine geronziana ma chi lo ha scelto, chi lo ha indicato ha indicato una strada di saggezza e lungimiranza con riferimenti nazionali e con radici solide che hanno nella cultura italiana saper fare banca e finanza in maniera stabile senza avventure spericolate che i "grandi banchieri " Usa hanno saputo perpetrare mandando in crisi il mondo e che ancora continuano come di recente. Non abbiamo bisogno di avventure, Geronzi è anche gradito al nostro Governo e alle novità bancarie " leghiste ", che dovranno essere attente al territorio ma mai dimenticare la nazione e l'estero dove poter cogliere occasioni, a prezzi spesso interessanti stante il perdurare della crisi. Essere Geronzi non significa sapere di assicurazioni infatti è lui stesso a sottolineare "Non so nulla di assicurazioni, comincerò come nel primo giorno di scuola ". Le relazioni e la credibilità sono il cuore della strategia nel fare banca, avocate a se dal nuovo presidente le deleghe per relazioni esterne, istituzionali e comunicazione, quando qualche settimana fa veniva sottolineato che gli amministratori messi al suo fianco come la nuova Vicepresidenza a Caltagirone e il diluirsi delle quote di Mediobanca dal 14% al 13,2% avrebbero potuto "legare le sue idee ", rispondeva “ il telefono non possono impedirmi di usarlo ", già è normale quando le persone si conoscono, quando si sa che la parola prima dei contratti scritti e la capacità di competere con quelli che spesso sono "squali" della finanza sono le colonne fondanti della stabilità senza la quale l'economia non si sviluppa, basta alzare il telefono e dire sono Cesare Geronzi.

Federico Tassinari

LA CANAGLIA SCATENATA IN CERCA D'AUTORE

Nemmeno la strategia della calunnia riuscira' a scardinare la soverchiante maggioranza destinata a governare il paese. Meravigliarsi di quel che sta avvenendo tra le file dell'opposizione e dei suoi “bravi”delegati alla distruzione del nostro Premier, è superfluo. Ogni ribalderia, ogni atto aggressivo, ogni tentativo di distruggere il Presidente Berlusconi, viene preparato con insolita perfidia per tentare di fargli terra bruciata e alimentare una campagna di studiata diffamazione attorno, cercando di colpire quanti più esponenti dei vertici PDL per indurre gli italiani ad abbandonare la loro idolatria al "Personaggio" che induce sempre più solidarietà e simpatia verso se stesso. E questo circondare di ammirata solidarietà l'unico uomo oggi in grado di governare il Paese con la saggezza delle persona adeguata ai suoi difficili compiti, causa la rabbiosa reazione degli incaricati al linciaggio quotidiano. Dopo avere in questi anni, escogitato ogni tentativo per demolire l'uomo che oltre il 60 per cento degli italiani vuole a capo del governo, quelli della banda Bassotti, sono riusciti a sdipanare il gomitolo della calunnia pianificando un nuovo metodo strategico per tentare la demolizione dell'indistruttibile edificio, sede di un governo destinato a restare per almeno mezzo secolo nei palazzi del potere, suo malgrado, non avendo di fronte alcuna forza alternativa che possa costituire un serio tentativo per cambiare l'attuale maggioranza. Ma nessuno che sia in grado di affrontare con serietà i gravi problemi che stanno di fronte al destino del nostro popolo si è mai fatto avanti. Constatata questa impossibilità, si ricorre al metodo della calunnia, metodologia vecchia, volta a gettare fango su tutto l'apparato. Ed anche questa volta, il tentativo di scardinare l'edificio del Governo Berlusconi, sta naufragando nel vuoto e sarà opportuno finalmente convincersi che, al di fuori dell'attuale maggioranza sussiste soltanto il nulla fatto verbo. La prova concreta che sarà senza precedenti nella storia democratica del nostro Paese, sarà il futuro risultato elettorale che vedrà i consensi dell'attuale maggioranza crescere a dismisura. E di questo ne sono convinti anche quelli della canaglia scatenata in cerca d'autore.

Italo Tassinari

LA SEGRETEZZA DEI FINIANI

di Paolo Danieli

E così Fini non se n'è andato, come forse lui stesso avrebbe voluto se solo avesse avuto un seguito maggiore e come molti speravano. Rimane nel Pdl a fare la minoranza interna, a rappresentare qualcosa di intelligente, moderno, colto, laico, stravagante, occidentale, politicamente-corretto, lungimirante, che però non è destra. Qualcosa che la sinistra apprezza ed applaude, ma che piace poco al Pdl, visto che su 172 membri della Direzione nazionale l'hanno seguito solo in 11. E che piace ancor meno alla grande maggioranza di coloro che votavano a destra.Il suo modo di fare la minoranza e però un po' strano. A parte i più noti, non è dato di sapere chi sono i suoi adepti. I nomi di coloro che hanno firmato il suo documento non sono stati resi noti e le riunioni del suo gruppo si svolgono a porte chiuse e nella massima riservatezza. Non sarò certo io, che sono uscito da An proprio perché non c'era democrazia, a negare ai finiani il diritto di dissentire o di costituirsi in opposizione interna. Né mi appassiona lo sport di parlar male di Fini. Lo criticavo lealmente già otto anni fa, quando nessuno osava farlo e pochi mi credevano. E per questo ho anche pagato. Però tutta questa segretezza, questo tener coperti i propri uomini non lo capisco. Che problema c'è a dire chi sono i fedelissimi di Fini? Perché non escono tutti allo scoperto? E' un atteggiamento perlomeno strano. A meno che, dopo tutto quel che è successo, quei finiani che da lui hanno avuto tutto e anche di più, che sono stati i suoi paladini, che hanno affermato di condividerne le posizioni e hanno agito in nome e per conto di Fini, non intendano, così facendo, preservarsi da eventuali, inevitabili ricadute politiche sull'organigramma e sul governo.

*Vice Coordinatore Nazionale Movimento per l'Italia

L'INCHIESTA SUL G8

PUR SENZA AVVISO DI GARANZIA SCAIOLA SI E' DIMESSO

Esemplare il comportamento del ministro Claudio Scajola che annuncia le sue dimissioni per un comportamento corretto di cui va dato atto soprattutto perché, pur non avendo ricevuto alcun riscontro giudiziario come  il normale avviso di garanzia, premessa per ogni azione giudiziaria, ha voluto sgombrare il campo per consentire che non vi siano imbarazzi nell'accertamento della verità per il quale  lo stesso Scajola si mette a disposizione riservandosi di fornire in sede parlamentare ogni chiarificazione che sul suo caso sia necessaria.
Francamente, diciamo il vero, la pratica delle dimissioni non è mai esistita tra i membri del governo per  dissertazioni sulla stampa prive di ogni riscontro giudiziario. Noi solitamente non entriamo nel merito quando non sussistono elementi probatori o almeno indiziari indicati per un legittimo avvio di indagini. La stampa ha fatto un fracasso infernale non sulla base di  un solo atto per annunciare un avvio di indagini, ma su elementi densi di nebulosità per indurre la massa, ovvero l'opinione pubblica a trarre conclusioni che è impossibile trarre se non sussiste alcuna traccia di  interessamento da parte di organi giudiziari nemmeno volti a qualche vago accertamento.
Da qui è da elogiare il comportamento del ministro Scajola al quale manifestiamo tutta la nostra solidarietà in un momento nel quale drammaticamente si abbatte contro di lui in quanto ministro, la furia iconoclasta della stampa d'opposizione.

GOVERNO E OPPOSIZIONE UNITE

PER SALVARE IL PAESE DALLA CRISI LA MINORANZA CAMBI STRATEGIA E SOSTENGA IL GOVERNO. SALVERA' SE STESSA E GIOVERA' AGLI INTERESSI REALI DEL PAESE

A prescindere dall'autentico trionfo elettorale della Lega che ha travolto ogni previsione, non fa nemmeno più notizia, come non fece notizia la nostra previsione redatta sull'editoriale precedente alle elezioni regionali, secondo la quale tutto il cancan accusatorio che era stato fatto contro Berlusconi, gli avrebbe menato prestigio e consenso. L'offensiva scatenata contro il premier lasciava infatti prevedere l'esito scontato, per l'ennesima volta, di un nuovo afflusso di consensi. Noi lo prevedemmo e puntualmente il PDL ha conquistato altre Regioni. Ma era come prevedere che dopo una notte arriva il giorno. Così è stato e così sarà sinché l'opposizione non avrà capito che Berlusconi non si demolisce con le accuse e la diffamazione. Il Centro sinistra l'avrebbe dovuto capire da un pezzo, ma i suoi soloni non ci sono arrivati e non ci arriveranno mai se non cambieranno tattica. E le conseguenze della loro ottusità sono scritte nei loro insuccessi clamorosi quindi dalle inevitabili quanto reiterate sconfitte elettorali.
Non è che noi siamo profeti. E' il centro sinistra che ha subito le sue sconfitte conseguenti, le sue condanne relative ai sui errati comportamenti, dovrebbe cambiare radicalmente il suo percorso.
In primis collaborare con serietà e onestà di comportamenti ovvero collaborare con la maggioranza al buon governo del Paese per superare con il minor danno possibile lo tsunami che ha investito il nostro Paese con la crisi che ci sta soffocando. Quando questa ottusa opposizione avrà preso contezza di questo doveroso comportamento volto a sostenere il governo in questa transizione dal cattivo tempo al bello, essa troverà subito una risposta positiva del Paese e potrà risorgere a livelli degni di una serie opposizione. DOPO UN A SIMILE CORREZIONE DI ROTTA, LA REAZIONE DELL'ELETTORATO SARA' IMMEDIATA.
L'esperienza che mi viene dettata da 72 anni di milizia giornalistica, mi assicura che solo questa è la soluzione del problema e che anche i dirigenti dei partiti d'opposizione avrebbero dovuto valutarne l'essenza e l'importanza ben prima d'ora.
Con questo radicale cambiamento, l'opposizione risalirà al rispetto delle sue falangi e riavrà quei consensi che la riporteranno ai livelli primitivi, per costituire un'alternativa alla forte realtà dell'attuale maggioranza.
BERSANI, D'ALEMA, VELTRONI E LO STESSO DI PIETRO, PRENDANO ATTO DELL'ESISTENZA DI QUESTA SERIA ALTERNATIVA ALL'ATTUALE STRATEGIA DELLA STERILE OPPOSIZIONE ESAMINANDO IL NUOVO PERCORSO POLITICO E PSICOLOGICO L'UNICO CHE RIPORTERA' GLI EQUILIBRI DEMOCRATICI E POLITICI AD UN LIVELLO CHE RIPROPONGA IN PROSPETTIVA LA POSSIBILITA' DI UN EFFICIENTE BIPOLARISMO.

Italo Tassinari

Un disegno concentrico per portare il disordine

Il faro di libertà di bianco vestito. Difendere il Papa, difendere il nostro pensiero, la nostra libertà


Da tempo la chiesa cattolica è sotto attacco, si minano le sue fondamenta, le sue verità, da giorni anche sua santità Papa Ratzinger subisce con una diatriba statunitense lanciata dai maggiori media Usa. Un attacco senza precedenti nella storia. Sicuramente mani potenti con al servizio denaro, organi di informazione, una informazione che
sempre più evidenzia solo ciò che vuole, raccontando false verità alle quali le genti si abbeverano dicendo "se lo scrive il giornale, se lo dice la tv…", per condizionare il pensiero libero del mondo. Sicuramente questo papa dà fastidio, dà fastidio al mondo che sullo scacchiere di guerre, interessi economici spesso letali come la crisi che ancora stiamo vivendo, vuole comandare sfruttando come sempre tanti per dividere in pochi. Sempre i papi sono ostacoli sul cammino di potenti spesso senz' alcun scrupolo, la chiesa cattolica dà fastidio al mondo musulmano, anche ai grandi potenti politici del mondo. Screditarne l' immagine può fare comodo al disordine alla mala informazione che sovrasta con il fango la voce della verità. Un uomo Ratzinger che con il suo ristabilire i valori della chiesa, fare sentire la voce in Europa e nel mondo, per ricordare le origini e le radici che ci hanno generato, il cristianesimo avrà certamente colpe come tutte le religioni che gli uomini sono portati a rappresentare in terra per entità molto più importanti, ma stiamo sempre parlando di mele marce in mezzo a milioni di
persone nel mondo che sotto l'egida del pensiero del fare volontariato, missionari in Africa e tanti portatori del verbo che nel mondo portano il seme della fratellanza. Quando le guerre devastano, il Papa interviene, quando le economie alterano il sistema in maniera devastante il Papa interviene, capi di Stato di ogni dove che si inchinano al
pensiero di pace, nella totale perdita di valori se si abbatte anche l'ultimo faro vestito di bianco si abbatte l'ultima forza che tiene in mano il lume della speranza,vera speranza di un mondo migliore. Il disarmo che procede fra le grandi potenze, soffocare il terrorismo che nel suo nefando potere ha la capacità di affratellare tutti, americani e
russi, cinesi e europei, portare il verbo della pace significa aiutare i pensieri di pace, con la guerra si crea quel disordine che ridisegna scacchieri fatti di petrolio e armi atomiche. Una Europa musulmana è certamente più facile da conquistare con una vacillante religione cattolica che mette in discussione il Papa. Anche il compianto Giovanni
Paolo II ha capovolto il mondo, quanto ha dato fastidio? Ma ha ripulito la chiesa dalle nefandezze di Marcinkus è fatto crollare il comunismo, ha cambiato la storia del mondo che non sarà più come prima. Questo papa cerca di mantenere i fedeli cristiani a tutelare i principi di famiglia e di pace, di regole etiche che tutti fanno fatica a seguire anche se si riempiono la bocca di " valori ".Dobbiamo difendere con la forza della verità la nostra storia, noi siamo figli del cristianesimo e la chiesa cattolica ne è la massima
espressione di pace, dobbiamo difendere sua Santità per la nostra verità e la nostra speranza, che con lui forte anche la pace è più forte. Il faro del mondo ora si posiziona su di noi in Italia per l' ostensione della sacra Sindone a Torino, milioni di visitatori che nei 43 giorni potranno vedere la testimonianza del Gesù, gente di ogni dove di ogni
estrazione sociale, uniti nel rispetto della testimonianza. Anche questa non è coincidenza, fare scoppiare bombe di fango sull'immagine della Chiesa quando il suo grande simbolo viene esposto alla vista dei fedeli. Portarli li con il peso nel cuore delle notizie stampa, il sottile gioco di chi sparge il seme del dubbio, dell'incertezza e colpire
suggerendoti l' alternativa, quella di Maometto, quanti fra di noi non hanno discusso con qualche fedele musulmano di credibilità di fede, siamo più veri noi o loro? Ma loro hanno argomenti perchè sembrano sempre tutti usciti dal catechismo, sanno tutto, noi non ricordiamo nenche il perchè delle maggiori feste religiose...Qui non si tratta di
quarto o quinto potere qui siamo di fronte ad un disegno gigantesco dove l'economia unita alla religione vuole occupare le nostre menti e i nostri territori, pensiamo a controbattere con il ristabilire in noi la centralità dei valori, della nostra storia ed identità, che significa rispetto della diversità degli altri, se ci facciamo portare via questo perdiamo la libertà di pensiero, non avendo fede in nulla non credendo
in nulla perchè nulla ci piace perchè qualcuno vuole che vediamo solo il male, non penseremo più e allora non saremo più liberi, la credibilità del papa e della Chiesa è per noi l'aiuto ad essere liberi anche chi laico non fa vita di chiesa o non segue le "regole " ma si batte nel volontariato per il bene degli altri e noi italiani siamo i più numerosi
del mondo, forse perchè la chiesa di Roma insieme alla nostra generosità genetica all'italiana costituiscono quel mix vincente che ci aiuta ad essere più noi stessi facendo qualcosa per gli altri sentendoci utili, non distruggiamo plotoni di uomini e donne che ogni settimana corrono al soccorso dei più deboli, anche loro hanno bisogno del faro vestito di bianco che aiuta la verità. Non miniamo la loro fede, stiamo fermi al
passaggio dello tsunami, subiamo l'onda d'urto e reagiamo con la fermezza della mente, allora sarà la nostra guida viscerale, quella stampata anche nella memoria antica di chi nostro avo ha già combattuto contro il pensiero di chi ci considera infedeli, di chi sa che siamo nella culla del pensiero del risorgimento e della centralità e della
forza del cristianesimo siamo il baluardo del pensiero libero, l' ultima roccaforte.

Federico Tassinari

L' Ultima Promessa

Il nuovo Rinascimento parte dal Nord, Berlusconi/Zaia/Tomat.
La forza dell'individualismo, del territorio, della cultura per vincere nel mondo
Dalle banche il denaro per le infrastrutture. Snellire Confindustria

L'assise di Parma che ciclicamente richiama gli stati generali di Confindustria è riuscita anche questa volta, imprenditori di ogni angolo del Paese hanno risposto alla chiamata, Confindustria chiede al Governo, suo dovere e pungulo abituale, sono state date scadenze a Berlusconi e a Tremonti, i quali hanno 3 anni davanti per dare risposte, ma siamo sempre in attesa di aspetti decisionali che mettano in condizione di fare le cose. Una economia mondiale che ci permetta alcuni passaggi sul filo sul quale i ministri economici "equilibristi" si cimentano , i vincoli europei di Maastricht sono inflessibili, la Germania comincia a fare la voce grossa cercando di determinare le politiche deflazioniste e di riduzione dei prezzi ritenendo di essere l' antica locomotiva dell' Europa, Berlino è forte ma da soli non si va da nessuna parte.
Berlusconi sottolinea alla platea imprenditoriale che non ha alcun potere, ma le promesse elettorali del 2001, lo scatto a Vicenza del 2006, la recente vittoria elettorale politica e il recupero delle ultime regionali sono tutte cambiali in bianco che le PMI italiane, le partite Iva, il nord operoso e simbolo del vincente modello italiano delle piccole e medie imprese che ci rende protagonisti nel mondo, hanno con assoluta fiducia dato a Berlusconi, al Presidente industriale e operaio, costruttore e rivoluzionario politico imprenditore, il maestro della politica del fare. La Confindustria fa bene a chiedere, a ricordare le promesse, a battersi perchè il credito sia garantito da istituti bancari spesso troppo occupati a fare stare in piedi bilanci non sempre limpidi e dai progetti industriali non sempre brillanti ma i denari li hanno non li investono nelle imprese se poi obblighiamo le banche a consolidare i propri patrimoni e mettiamo l'ultimo zavorra di Basilea 3 abbiamo finito, il nostro sistema delle PMI non è la Germania ecc. dove sono tutte medie e grandi imprese che hanno strutture e dimensioni alle quali tutti portano soccorso, i piccoli imprenditori si suicidano per la vergogna del fallimento, il fido di 100mila euro te lo chiudono senza tanti discorsi perchè sei un cliente poco interessante, il buco da 30milioni tutti te lo ritrattano per non perdere i soldi, servono banche di nuovo attente al cliente lo dimostra il successo delle BCC e di nuove banche che ogni campanile del nord sta pensando di creare per ritornare al territorio. Devono partire le infrastrutture che non decollano mai, non decollano perchè non siamo credibili, basterebbe dare garanzie ai fondi internazionali di investimento sulle concessioni autostradali e tutti verrebbero a farci le strade come avviene nel resto del mondo o imporre alle nostre bancone nazionali di destinare fondi con project finance credibili con incassi credibili, ecco che i soldi si trovano subito. Riscrivere lo statuto dei lavori e il bravo Ministro Sacconi lo sta riscrivendo. Noi di Mondolibero ci battiamo perchè vi venga inserito lo statuto di impresa per davvero mettere tutti sullo stesso piano imprenditore e lavoratore. La riforma fiscale va fatta proprio perchè chi ha 100 parlamentari di maggioranza e lo ha scritto nel programma non può non farla, certamente riformare giustizia e costituzione sono strumenti che devono accompagnare il cambiamento perchè anche gli imprenditori non possono essere considerati continuamente delinquenti, intercettati, condizionati dalla burocrazia, da giudici che a volte non riflettono abbastanza e sbattono in galera
persone per bene per farle "parlare" per poi rimetterle in libertà e dire che si sono sbagliati, intanto però l'azienda ha chiuso...Insomma siamo da anni di fronte a un film già visto cambiano gli attori, prima D' Amato, poi Montezemolo, ora la Marcegaglia, ma le priorità sono le stesse, le promesse le stesse, un cane che si morde la coda e intanto le imprese devono correre sempre più sole con regole che strangolano e non aiutano, ma c'è un fattore fondamentale che tutti gli attori in campo non riescono a comprendere, gli elettori che siano per eleggere i nostri Governanti nazionali o locali o le giunte di Confindustria non sono più incantabili da nessun pifferaio magico, magari sono un pò lenti però poi capiscono, lo hanno capito quando si sono stancati dei vecchi partiti e dagli anni 90 il fenomeno Lega ha fatto proseliti ed ora addirittura da " terroristi secessionisti " vanno da Napolitano a determinare l'agenda delle riforme istituzionali, ponendo l'attenzione sul territorio, sui bisogni della gente, le banche che funzionano sono proprio quelle che stanno attente al territorio ai problemi spiccioli di ognuno di noi operai o imprenditori, funzionano le fusioni confindustriali che su tane realtà hanno fatto fusioni con le Api dando vita alle Unindustria, si cominciò con quella di Treviso dove hanno fatto sistema, dove si è invece privilegiato l'amplificarsi delle lentezze burocratiche assistiamo al percorso inverso. Si fondano nuovamente le Api… non si aspetti più e non ci si faccia più prendere in giro, non si può chiedere al Governo di riformarsi quando la cancrena dello statalismo immobile sta zavorrando il mondo confindustriale, 4000 dipendenti per far cosa? Si potrebbe snellire no? Il nord potrà forse dare qualche esempio al resto del Paese, il sistema confindustriale, il sistema di governo locale, il sistema del credito, sono eccellenze perchè guardano al mondo si confrontano con il mondo, spesso nel confronto si risulta vincenti, proprio perchè si sa fare squadra mantenendo la propria identità individualista al servizio della squadra, rispetto delle proprie origini, evidenziando un modello molto semplice, dire e fare che non significa fare voli pindarici sul nulla ma consapevoli delle proprie capacità avere l'orgoglio di affrontare le sfide con la consapevolezza che storia e cultura rinascimentale, non si può fare a meno dell'uomo intorno al quale deve girare il mondo, ci auguriamo che ciò che ha detto Luca Zaia " Il Veneto potrà essere il modello per il rilancio del Paese" sia realizzabile, il suo alter ego per fare questo è Andrea Tomat Presidente degli industriali veneti, altro esempio vincente di un manager diventato imprenditore dimostrando che non è obbligatorio nascere in una famiglia di industriali per saper fare impresa, ma si può imparare e migliorare, se si potrà capire questo anche al governo centrale, se Confindustria non sarà sorda, se il mondo del credito sarà plasmato anche sulle nostre esigenze di modello italico, quando impareremo a fare squadra senza dimenticare chi siamo e quale possa essere la nostra vera forza non solo potremo ancor più uscire meglio dalla crisi, alla quale non dimentichiamolo abbiamo resistito meglio di tutti, ma proprio perchè sono i denari e la forza degli italiani e non certo del sistema da tutti considerato inadeguato, superato e vetusto, diamo la possibilità ai nostri valori e alla nostra capacità culturale e di storia di fare davvero squadra cosi' potremo non solo rinascere ma essere vincenti. Per Silvio Berlusconi sarà facile in fondo, ha il Paese con se, ha i parlamentari adeguati, ha una Lega al fianco che lo aiuta al nord, ha la maggior parte delle partite Iva con se, ha in Europa il gruppo più forte, ha le relazioni internazionali più trasversali e di penetrazione economica più efficaci che l' Italia abbia mai avuto, ha un sistema del credito che si sorregge sui depositi degli italiani i più risparmiatori al mondo, ha il Paese con il più grande debito pubblico, ma anche quello con la maggiore evasione fra i paesi cosidetti civili, cosa aspetta Presidente? La sua politica del fare può ripartire, il Paese è con lei, tutti glielo stanno chiedendo e solo lei può combattere la nostra battaglia.
Ora a Parma il disco rotto che da 15 anni sta sul grammofono del futuro sta finendo la puntina, non ne abbiamo una nuova e come lei sa da tempo i CD hanno sostituito il vinile.

Federico Tassinari

SI TORNI SUBITO AI PROBLEMI DEL PAESE
di Gianstefano Frigerio

E' urgente porre il fine al più presto possibile a questa fase confusa, tormentata, rissosa; la politica prigioniera della virtualità mediatica, della contrapposizione urlata, della deriva irrazionale verso il vicolo cieco della destabilizzazione e della criminalizzazione. Il "pasticciaccio brutto" dei listini e delle liste è figlio di un clima permanente di "guerra fredda" che sta distruggendo, attraverso continui processi di delegittimazione e di svuotamento delle istituzioni, il bipolarismo. E' urgente porre il fine al più presto possibile a questa fase confusa, tormentata, rissosa; la politica prigioniera della virtualità mediatica, della contrapposizione urlata, della deriva irrazionale verso il vicolo cieco della destabilizzazione e della criminalizzazione. Il "pasticciaccio brutto" dei listini e delle liste è figlio di un clima permanente di "guerra fredda" che sta distruggendo, attraverso continui processi di delegittimazione e di svuotamento delle istituzioni, il bipolarismo. Si sono aggiunti poi altri elementi distorsivi: una legislazione elettorale fatta di un groviglio di procedure, timbri, firme, permessi, divieti, cioè un formalismo giuridico-burocratico che inquina il principio di legalità; le difficoltà del PDL, squassato da baronie locali rissose, da "cacicchi" incompetenti ed arroganti, da cortigiani inclini al complotto; la fragilità congenita dei partiti che si sono illusi di trasformare la società civile in società politica mediante alcuni slogan roboanti di retorica novista; la deriva della tradizione libertaria radicale verso contorte formule di opportunismo pseudo legalistico. E mentre il PDL stenta a ritrovare una linea strategica per uscire dall'impasse, ecco il PD che puntualmente consuma un clamoroso autogol, imboccando la via delle manifestazioni giustizialiste secondo vecchi tic veterocomunisti. Ma questa volta la piazza sarà gestita dal populismo forcaiolo dell'Italia dei Valori; e il PD resterà impantanato in questa palude melmosa per tutta la campagna elettorale. Una ulteriore dimostrazione che per la Sinistra Italiana è tuttora impossibile trasformarsi in alternativa di governo, perché egemonizzata dalle pulsioni più viscerale e forcaiole. Quindi il PDL e tutti i moderati recuperino rapidamente i toni e i modi di una campagna elettorale "normale", pacata, serena, costruttiva, concreta; e costruiscano un dialogo serrato e capillare con tutti i cittadini, in modo da dare risposte rassicuranti e positive alle loro paure ed alle loro speranze. Il nostro impegno deve concentrarsi con chiarezza e rigore propositivo intorno ad alcune linee essenziali. Il primo problema del Paese è la grave crisi demografica e il processo di invecchiamento, a cui si aggiungono sul piano sociale e culturale gli affetti distorsivi delle ondate migratorie e delle complessità della integrazione; su questo versante a livello nazionale e nelle politiche regionale bisogna dare risposte concrete al valore della vita e della famiglia (lavoro, casa, servizi all'infanzia ed alla famiglia, aiuti alle giovani coppie, quoziente familiare, ecc…). Se nei prossimi anni, attraverso una politica di lungo respiro, non riusciremo ad intervenire il saldo demografico che ora è negativo (588.000 morti contro 570.000 nati), nessuno slogan salverà il Paese dal declino. In secondo luogo, dopo il fallimento del turbocapitalismo finanziario e del “pensiero unico” dei neoconservatori, recuperiamo concretamente le ragioni e le politiche dell' “economia sociale di mercato”; sia riorganizzando l'Welfare, sia sostenendo fortemente le PMI, sia favorendo l'innovazione e la ricerca, sia promuovendo un vasto pacchetto di grandi opere infrastrutturali attraverso una solida alleanza con la Cassa Depositi e Prestiti e il sistema bancario. Il terzo luogo, le Regioni devono affrontare con decisioni il grave problema del mutamento climatico e dell'inquinamento: vasti programmi di teleriscaldamento nelle aree metropolitane; espansione della rete metropolitana anche negli hinterland; favorire il trasporto merci su ferro e su acqua; un vastissimo sforzo di rimboschimento e di piantumazione. Lasciamo pure che la Sinistra, trascinata da Di Pietro e dai Girotondini, continui con stoicismo autolesionista ad inseguire Berlusconi su uno stantio copione di crimilizzazione e delegittimazione. Il Paese va altrove: chiede normalità, pacatezza, risposte concrete alle sue paure ed alle sue speranze. Al PDL ed a tutti i moderati conviene seguire questa via ed organizzare di conseguenza un dialogo fitto e sincero coi cittadini.
Membro dell'Ufficio Politico del PPE

POLIGONO DI TIRO - BERSAGLIO BERLUSCONI
di Italo Tassinari

Ti pareva che arrivasse indenne alla conta elettorale? Era scontato. Doveva saltare fuori una qualsiasi motivazione per il solito tiro al bersaglio di una giustizia che insorge senza più stupire. L'attacco concentrico si sviluppa solitamente a un paio di mesi dalla data elettorale. Questa volta le intercettazione a un solo mese spalancano le porte alla canea e il solito Silvio, diventa figuriamoci il bersaglio già in predicato. Quel che è strano è che il Premier s'incavoli, ma a che pro? Forse per soddisfare i congiurati della mega cavolata dei celebri montanelliani "chiacchiericci da portineria" che le posizioni d'ascolto dei soliti noti hanno captato, come recita il regalo alla platea?
La frequenza è stata precisa, regolare, prevedibile, anzi scontata, l'uomo viene colpito come al solito alle spalle col pugnale d'antica fattura tipica dei vili congiurati del ‘500 fiorentino... La reazione di Berlusconi che perdendo la sua serafica pazienza, è quella di scagliare il suo malumore e gli epiteti sui congiurati, ma forse dovrebbe essere “gratitudine” poiché la mano di quei “chiacchiericci” fornirà anche l'elemento necessario, ovvero quel letame, quella materia fecale in decomposizione per favorire il germoglio di centinaio di miglia, di altri milioni di consensi che si manifesteranno per quella inevitabile solidarietà che sempre nuovi elettori vorranno tributare con nuovo entusiasmo al nostro grande comunicatore.

IL RIVOLOTTIMISTA
di Federico Tassinari

La Rivoluzione di Berlusconi l'ottimista che scende in campo per tutti gli italiani. Pd, Udc e Di Pietro esortano il Governo e il suo Presidente per un'informazione più vera a favore dei giovani
Finalmente l'ideatore e fondatore del programma di Governo PDL è sceso in campo, è nuovamente sceso in campo. Ogni volta si è sentito l'effetto positivo dell'ottimismo, quella carica che quando si infonde in ognuno di noi ci da quella forza di vivere, di creare di organizzare e pensare al futuro dei nostri figli. Ragazzi e ragazze che oggi ascoltano e guardano i media, che vivono una vita senza punti di riferimento e anche la famiglia per quanto tutelativa non sempre, riesce a tamponare il ribrezzo di fronte alla realtà alterata,deformata da una informazione non solo deficitaria ma falsa, le intercettazioni con "i segreti svelati", ritagliati ad arte altro non siano che falsanti la realtà, una realtà fatta anche di tante verità e corruzioni, alle quali nessuno sembra potersi sottrarre, ma non sono i più, sono comunque alcune mele marce, poche deformità di un sistema che funziona male, che va migliorato e rivoluzionato, come ha promesso nel suo programma il Pdl e il suo leader Silvio Berlusconi, ha fatto sognare gli italiani ha promesso loro governabilità senza se e senza ma, quella voglia e soprattutto avere la possibilità di soddisfare la speranza di un ottimismo concreto, sogni che diventano realtà. Questo è quello che chiedono tutti, PD compreso che dice "si facciano le cose e non nel 2013", anche l'UDC ammette che Berlusconi è bravo ad organizzare le Manifestazioni, dice Casini "il Governo faccia ciò che ha promesso", al Presidente lo chiedono le opposizioni dalle moderate alle più forti, anche Di Pietro a suo modo, quindi Berlusconi ha davvero il mandato di tutti gli italiani,abbiamo un parlamento largamente occupato dalla maggioranza Pdl e Lega che fino ad oggi ha si fatto tante cose e le ha comunicate male in alcuni casi, ma le ha fatte soprattutto quando Berlusconi si è messo di traverso ai timorosi, come si potrebbe fare una riforma della giustizia, senza una guerra come questa? La si deve combattere per il Paese, come si devono fare le strade e migliorare e snellire la burocrazia e ridurre le tasse, come riformare il mondo del lavoro dopo quello della scuola, una rivoluzione da combattere per gli italiani,far aprire i cordoni della borsa a banche spesso troppo lontane … arrivare ad una Repubblica Presidenziale alla francese o all'americana come gridano i radicali da anni. Ma allora davvero si può fare, ora che è sceso in campo, ora che all'attuazione del programma ha messo la fida scudiera Daniela Santanchè che in comunicazione ne sa fare, basta guardare i risultati delle sue aziende, una che è per la politica del fare, che avrà il compito di spiegare il perché di soluzioni rimandate, che dimostrano le impossibilità al fare di un sistema vetusto, spiegare il perché della rivoluzione nell'attuazione del programma, non solo per Berlusconi come dicono tanti ma perché in quel modello in quell'ottimismo credono ci credono in molti, e tutti vorrebbero essere ottimisti, quella rivoluzione del bene per il futuro migliore,l'informazione distorta non evidenzia questo,andrà rivoluzionata anche quella con un riequilibrio che tutti si dovrebbero dare, anche con leggi precise che impongono una nuova par condicio del bene, dare eguale spazio alle notizie positive come a quelle negative che oggi infangano il Paese in casa e fuori dove ci credono succubi di un regime sud americano … si deve avere diritto di sapere di più la verità, di avere da una televisione di Stato un vero servizio sulla realtà ora invece chi la difende come Minzolini direttore del TG1, secondo i " liberali " dell'opposizione si dovrebbe cacciare … come facevano loro quando erano nella spartizione DC PSI PCI con chi non si allineava al concetto soviet troppo presto dimenticato purtroppo, perché il paese reale è fatto di tanta energia positiva, va incanalata nella giusta direzione, pari sforzo per fare cose male o farle bene quella energia che hanno chiesto tutti gli italiani, chi come il recente Governo ha avuto tanto consenso che continua a durare e che crescerà ancora in questa campagna elettorale sovrastata dalla disinformazione del male, sulle istituzioni, sulla Chiesa, sull'economia, ma la negatività della disinformazione sta già subendo i colpi, è già scossa dal ciclone dell'ottimismo, che ancora una volta ci mette la faccia e l'impegno,guardinghi gli avversari scrutano le mosse e rintuzzano gli attacchi nella totale assenza di proposte alternative al fare, sono già in difesa e allora è tempo di sferrare l'ultimo attacco e finire l'avversario con risposte alle domande che gli italiani pretendono ormai da troppo. La rivoluzione dell'ottimismo per il bene e per un futuro migliore che i nostri figli ci chiedono è ricominciata, è ripartita con il suo motore migliore, è un nostro dovere confermare la fiducia nell'ottimismo, un nostro dovere lavorare per un domani migliore.

NEL "COLLEGATO LAVORO"
LA POLEMICA SULL'ARTICOLO 18? PRETESTUOSA TARDIVA

di Giuliano Cazzola

Sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori esiste una sorta di coazione a ripetere. Molti aspetti attuali ricordano – mutatis mutandis – vicende del 2002. Anche allora il Governo non si aspettava la reazione suscitata dalla lettura della norma di cui all'articolo 10 del disegno di legge (in seguito intitolato a Marco Biagi) contenente alcune revisioni sperimentali (abbastanza marginali) della disciplina dei licenziamenti individuali. Le ipotesi appartenevano al novero delle possibili riforme da tempo introdotte nel dibattito scientifico e in quello politico. Il Governo aveva avuto, informalmente, il placet di alcuni settori del sindacato. Così la norma era passata inosservata per alcuni giorni, fino a quando la questione non fu sollevata dalla Fiom e non rimbalzò nel bel mezzo del Congresso della Quercia. Inaspettatamente la vicenda si trasformò, in breve, in una questione di carattere nazionale, con scioperi e manifestazioni unitarie, fino al luglio di quello stesso anno quando Cisl e Uil sottoscrissero il Patto per l'Italia, mentre la Cgil riuscì a trasformare, per mere ragioni strumentali di lotta al Governo, un normale problema di merito (come la tutela contro i licenziamenti individuali illegittimi) in una sorta di giudizio di Dio, chiamando persino gli italiani a pronunciarsi in un referendum (sull'estensione della normativa dell'articolo 18 a tutte le imprese) che avrebbe prodotto conseguenze devastanti se gli elettori non avessero avuto l'intelligenza di non realizzare il quorum.
La questione-articolo 18 si chiuse, dunque, con il compromesso realizzato nel patto per l'Italia e cioè con un successo dei sindacati riformisti, i quali ottennero, in pratica, il ridimensionamento e lo stralcio della norma incriminata, pur consentendo al Governo una ragionevole via d'uscita. Da quell'evento sono trascorsi otto anni durante i quali nessuno si è azzardato a riaprire il tema dell'articolo 18. Tanto meno il Governo. Eppure, anche stavolta la disciplina del licenziamento individuale è tornata all'ordine del giorno ed è stata inserita dalla Cgil nella piattaforma dello sciopero generale del prossimo 12 marzo. Tutto ciò è avvenuto all'improvviso. Il disegno di legge recante la norma è stato votato in quarta lettura dal Senato (la prima lettura della Camera si era conclusa il 28 ottobre del 2008). In tanti mesi di "navetta" tra i due rami del Parlamento, non vi era stato sentore di un attacco giudicato proditorio e truffaldino. A suonare l'allarme e a svegliare le coscienze appisolate della sinistra è stato un articolo della Repubblica. Da quel momento è ripartita la solita canea con un occhio alle consultazioni regionali. Ma il vulnus non esiste. La possibilità di risolvere in via stragiudiziale le controversie di lavoro è prevista, da sempre, da un apposito Capo del codice di procedura civile, a cui il "collegato" ha apportato alcune modifiche, la più significativa delle quali ha reso - di norma – volontario (e non più obbligatorio come ora) il tentativo di conciliazione. Inoltre, la nuova legge consente di introdurre nella contrattazione collettiva una forma di arbitrato irrituale, garantendo al collegio la terziarietà e subordinando la validità delle relative clausole compromissorie ad una procedura di certificazione rivolta ad accertare l'effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le loro eventuali controversie. Si sostiene che, in tal modo, il lavoratore sarebbe ricattato dal datore e indotto a sottoscrivere, comunque, la clausola compromissoria anche per il caso del licenziamento. Si dimenticano, però, due aspetti significativi. In primo luogo, la norma proclama solennemente che resta ferma la facoltà di ciascuna delle parti di adire l'autorità giudiziaria. La materia, poi, è affidata, ad ulteriore garanzia, ad un negoziato sindacale (nei confronti del quale il Governo svolge solo una funzione di stimolo), al quale spetta il compito di individuare ciò che potrà essere sottoposto ad arbitrato e quanto dovrà essere affidato, invece, al giudice ordinario, nonché i rapporti intercorrenti tra il contratto nazionale di lavoro e quello individuale. Dispiace, quindi, che a guidare la contestazione al Senato siano stati due grandi giuslavoristi come Tiziano Treu e Pietro Ichino. Soprattutto il secondo ha rimproverato più volte il Governo di aver dimenticato che l'attuale sistema di tutela dei licenziamenti individuali costituisce comunque un problema da affrontare se si vuole superare l'attuale dualismo nel mercato del lavoro. Nel "collegato lavoro" non viene toccata la normativa sostanziale dell'articolo 18. Si prevedono soltanto delle opzioni in più – affidate alla contrattazione collettiva - che possono fornire maggiori opportunità ai lavoratori.

LOMBARDIA, MUSICA PER LE DONNE
di Roberto Formigoni

Una regione moderna deve farsi carico dei problemi delle donne. E' necessario cambiare mentalità. Ogni donna deve avere la massima libertà di scelta: deve poter decidere se puntare sulla famiglia, sul lavoro o su entrambi. Le politiche che stiamo approntando vanno in questa direzione. Abbiamo lavorato e lavoreremo ancora affinchè alla donna venga consegnata la fondamentale libertà di poter avere una famiglia e un lavoro. Uno non deve escludere l'altro. Le donne sono una risorsa importante e Regione Lombardia punta sempre di più sulla loro valorizzazione e sulle loro capacità. In Lombardia sono il 51,1 % della popolazione e, nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni, possiedono per oltre il 75% un diploma o una laurea. In materia di uguaglianza il Consiglio regionale ha approvato il nuovo Statuto della Regione che introduce l'equilibrio della rappresentanza di donne e uomini negli organi elettivi e il riequilibrio tra i generi negli organi di governo della Regione. Le quote rosa tuttavia non possono essere la soluzione dei diversi problemi, a cominciare da quello della rappresentatività, ma uno dei meccanismi per agevolare il cambiamento di tendenza. Sul tema Lavoro e Welfare, ragionare insieme ci ha permesso di individuare anche i nuovi campi di sviluppo, quello ad esempio della Green Economy. Per lo sviluppo di un'economia nuova, di qualità e ambientalmente sostenibile la Lombardia ha messo in campo 900 milioni di euro e ne ha chiesti altrettanti ai partner con l'obiettivo di creare entro il 2015 40/50 mila posti di lavoro di qualità e fare della nostra Regione l'avamposto, in Italia e in Europa sui tempi ambientali.
Presidente della Regione Lombardia

LA RICERCA DI UN NUOVO SISTEMA DI VALORI
di Giorgia Meloni

“Scende in piazza l'Italia dell'impegno, del lavoro, della democrazia e della libertà, l'Italia che vuole scegliere il sistema di valori da cui farsi governare, l'Italia che rivendica il proprio diritto all'autodeterminazione e non ha paura di opporsi agli abusi di potere contro la libera volontà popolare. Questa grande partecipazione di gente solare ed appassionata deve essere però solo il primo passo di un nuovo cammino. Al termine del quale, il 27 e 28 marzo prossimi, sapremo se avrà prevalso, come recita il titolo della manifestazione: l'amore sull'odio. Quello che sta per consumarsi alle prossime elezioni regionali, infatti, non è più soltanto un confronto politico, come noi del Popolo della Libertà avremmo auspicato, ma uno scontro di valori. Non è solo una consultazione elettorale, ma una presa di coscienza civile e di spirito di cittadinanza attiva. Da un lato, c'è chi si batte per la famiglia, la maternità e il diritto alla vita, dall'altro c'è chi si batte per l'aborto, l'eutanasia, la legalizzazione delle droghe. Da un lato c'è chi come noi, si è fatto portatore di una politica rivolta al sociale, alla difesa degli ultimi e dei deboli, al diritto di chi lavora e studia, dei giovani e degli anziani, dall'altro lato c'è chi, come il Partito Radicale, che nel Lazio esprimerà il candidato alla presidenza della regione, predica e pratica un liberismo indiscriminato, pronto ad anteporre sempre e comunque gli interessi del singolo al bene della collettività. Da una parte c'è chi in meno di due anni di Governo nazionale ha dimostrato, con una politica del fare, dell'agire, del cambiare, di aver saputo lavorare più e meglio di una sinistra che, ieri come oggi, al governo o all'opposizione, consuma la sua azione tra sterili polemiche, un gossip vigliacco, attacchi pieni di livore nei confronti del presidente Berlusconi, e assommando parole su parole nel vano tentativo di nascondere l'incolmabile vuoto di proposte che caratterizza il suo programma.
Questa sinistra ha rinunciato da tempo a confrontarsi sul piano delle idee di sviluppo, e sta facendo di tutto per impedirci di combattere la nostra battaglia elettorale ad armi pari. Ecco perché, a Roma e nelle urne di ciascun collegio elettorale d'Italia, dobbiamo gridare con una sola voce il nostro sdegno e il nostro insopprimibile desiderio di amore per la vita e la libertà”.
*Ministro della Gioventù

BERLUSCONI IN CAMPO
RILANCIO DEL PDL E ATTENUAZIONE DEL PROGRAMMA
IL LEADER HA MANDATO PER DARE RISPOSTE AL PAESE


Si preannuncia una campagna elettorale in salita per il Pdl almeno nel Lazio e Puglia e speriamo sia finita qui..una campagna iniziata in discesa e con i consensi per il premier e Governo oltre il 50%. Si saranno persi almeno 10 punti di gradimento, i birbantelli e gli incapaci, tangenti e panini,una dimostrazione di improvvisazione e mele marce che hanno tanto danneggiato l'immagine paese in casa e all'estero. Un Presidente del Consiglio che malgrado la sua forza e volontà del fare non riesce a fare ed ora paga le inettitudini di pochi, il Paese si è affidato a lui, è vero che non siamo in una repubblica Presidenziale ma il consenso dato a Berlusconi dal popolo sovrano è quello di un mandato per fare le riforme e rendere il Paese moderno. Si è poi alimentato negli elettori un senso di disgusto per le lotte intestine alimentate da discussioni di come si deve riordinare il partito quando si dovrebbe essere sulle piazze a spiegare a chi ha dato mandato perché ancora si è fatto poco,ad ascoltare i bisogni della gente e porvi rimedio, quali saranno i prossimi obbiettivi, il territorio con l'appoggio del Governo centrale ha bisogno di risposte, immediate e per il programma di Governo gli ultimi tre anni rimasti alla legislatura sono pochi e ci si deve muovere adesso. Bene ha fatto il presidente a nominare i quattro sottosegretari, bene ha fatto a dare a Daniela Santanchè ( vedi ampia intervista ) la delega per la comunicazione sull'attuazione del programma, un programma che è quello del Presidente, quello al quale gli italiani hanno dato mandato in stragrande maggioranza, il Paese deve sapere, deve ridare fiducia al Premier e ai suoi rappresentanti sul territorio, tanti bravi amministratori che non possono essere scalfiti dalla attività nefasta di poche mele marce, le quali si annidano in ogni dove, nella magistratura, nella politica, fra le imprese,fra le banche e fintanto anche nella chiesa dove il Papa dall'alto della sua grande responsabilità si adopera per snidare pedofili e prostituti, ma vuole fare chiarezza fare pulizia, una autodenuncia e una esposizione mediatica così forte impedisce ogni replica di difesa, solo una operazione di pulizia e di manifesta volontà a farla potrà ridare fiducia, ed ancora il leader dovrà scendere in campo, dovrà ridare vigore alle sue genti, dovrà ridare speranza al Paese, che per uscire dalla crisi non può che ripartire dall'ottimismo e dalla voglia di fare, obbiettivi ambiziosi senza i quali nessun sogno è realizzabile, la nostra forza di resistenza alla crisi è da ricercarsi nella profonda voglia di emergere, di affermare le proprie capacità da sempre incise nel dna degli italiani, un popolo il nostro alla continua ricerca di sviluppo zavorrato solo da una burocrazia e da un sistema del credito ancorati a vecchi schemi, via lo statalismo elefantiaco, via dalle regole di Maastricht obsolete che carcerieri auto incensanti applicano indifferenti ad un mondo che cambia proprio nella sua globalità nella sua economia, dare forza alle proposte del Ministro Tremonti che auspica parlamenti del mondo intenti come amanuensi fiorentini a redigere le nuove regole bancarie illuminando le menti di banchieri che non si castreranno sull'altare dell'etica. Berlusconi potrà scendere di nuovo in campo, lo aspettano i suoi elettori ma lo aspettano anche quegli indecisi che oggi sono aumentati, riportare a casa consensi e fare udire il verbo dell'ottimismo anche agli avversari, anche a quelli che oggi si pongono al centro ma ondivaghi un po' qua e un po' la, dimostrare che a fianco dell'alleato (sempre in aumento) Lega con il grande leader carismatico, Umberto Bossi che tiene in mano il partito perché usa senza mezzi termini il potere di leader, senza se e senza ma, che anche il leader del Pdl faccia sentire la sua voce , scelga un suo delfino o guidi lui la cosa che ha creato, non permetta a pochi di distruggere il sogno di tanti.

Federico Tassinari

LINCIAGGIO DI GUIDO BERTOLASO
LA GENTE NON DIMENTICA LE COSE CONCRETE E LE REALIZZAZIONI VERE BEN PIU' IMPORTANTI DELLE SOLITE CHIACCHIERE POLITICHE


Una specie di linciaggio, quello scatenato dal settore dell'opposizione contro Bertolaso Capo della Protezione Civile, da tutti considerato protagonista della soluzione di problemi gravi che riguardano l'ambiente ed i fenomeni tellurici nazionali. Tanta fiducia ha riposto il presidente Berlusconi nell'uomo il quale, avendo piena disponibilità e pieni poteri, è riuscito a smuovere la montagna degli inghippi burocratici che affliggono il nostro Paese, per risolvere rapidamente le situazioni d'emergenza. La pletora delle insinuazioni calunniose che ha investito l'uomo preposto a proteggerci dalle calamità naturali, non è chiara, ma dal turbine e la polvere sollevato resta sempre qualche cosa che induce a meditare, non sulla sostanza insussistente delle insinuazioni calunniose, insufficiente a gettare ombre sul comportamento del personaggio che sino a ieri era osannato a destra e manca, e oggi è accusato con fitta nebulosità. L'Italia è divisa nei giudizi mentre la stragrande maggioranza degli italiani è indignata, l'altra parte è immersa in meditazioni e una netta minoranza scende a confondere il cavolo con le quarant'ore. Il prodigio del personaggio che noi stimiamo è colui che quando si scatenano gli eventi, scatta immediatamente con ogni mezzo per portare soccorso e riparare senza attendere le vergognose lungaggini di una soverchiante burocrazia capace soltanto di peggiorare i guai dai quali siamo afflitti. Non è un eroe, Bertolaso, gli eroi si distinguono per ben altre motivazioni, è un personaggio che travolge gli indugi e se ne frega degli ostacoli che frappone la consuetudine degna di un Paese del terzo mondo, quella che anche Berlusconi vorrebbe seppellire in un mare di materia mefitica. Il capo supremo della protezione civile ha vinto la guerra contro il burocraticismo e dobbiamo tenercelo caro proprio per questo. Sinchè avremo i cialtroni che costituiscono i gruppetti di ambientalisti o pseudo tali il cui impegno è soltanto quello di impedire la cantierizzazione delle opere pubbliche, il Paese non riparte. Soltanto Bertolaso, munito di pieni poteri è in grado di rimuovere ogni ostacolo, e per “PIENI POTERI” si intende l'intervento di forze adeguate e dotate di tutti i mezzi per risolvere anche le situazioni più ostiche e che impediscono al nostro Paese di esercitare la propria sovranità nei disegni programmatici per la realizzazione dei grandi progetti. Il linciaggio di Bertolaso rappresenta l'elemento fondamentale per togliersi di torno l'unico personaggio che ha saputo sin qui rimuovere le montagne per aprirsi le strade verso la difesa e il recupero ambientale, non solo per la protezione civile ma anche per mettere in opera il vasto programma berlusconiano per ridare vigore al Paese e portarci ad essere protagonisti nel concerto dell'unità europea. Non ci vuole molto a capire che l'ira su Bertolaso è parte integrante del linciaggio del nostro Premier. La conta elettorale delle prossime elezioni dovrà rimettere ogni cosa al suo posto e contare le perdite degli avversari che sono nemici.
Italo Tassinari

DESERTIFICAZIONE IN SIRIA
LA GUERRA PER L'ACQUA
BERLUSCONI E BERTOLASO PROTAGONISTI PER DIALOGO DI PACE


Come una delle pene capitali l'ondata di sabbia con la sua desertificazione travolge la Siria ormai a 40 km da Damasco( la capitale) l'arida cappa si estende senza rallentamenti. Le popolazioni sono costrette a lasciare i loro poderi, le loro coltivazioni e allevamenti, abbandonano la sicurezza di una vita povera ma dignitosa, per correre verso l'acqua e le incertezze di Damasco. Il bene prezioso, l'acqua sinonimo di vita sta lentamente diminuendo riducendo le riserve esistenti. Un problema che non riguarda solo la Siria ma inevitabilmente tutti i paesi dell'area, paesi che devono portare soluzioni per preservare ciò che è di tutti, la salvaguardia del pianeta. L'Eufrate il grande fiume che attraversa la Turchia, e altri paesi limitrofi non può essere ne parzialmente deviato ne si possono aumentare le quote di sfruttamento ripartite fra i paesi attraversati dallo storico fiume. Non rimane che il mare, installare enormi impianti di dissalazione e creare condotte come quelle per gas e petrolio fino a raggiungere con adeguate diramazioni anche i paeselli più sperduti, oltre alla salvaguardia dell'ambiente si farà stare meglio la gente che potrà tornare e rimanere nella propria dimensione senza aggravare problemi demografici di affollamento delle città già alle prese con la ingente esplosione demografica. Si dovrebbe creare una task- force che con l'apporto economico di banca mondiale e banca europea, investitori nella rilanciata agricoltura siriana, non dovrebbe essere difficile trovare fondi e tecnologia, se si fanno impianti per migliaia di chilometri in tubature per trasportare gas e petrolio, sotto i mari, a tutte le temperature da meno 50 a più 50, la tecnologia c'è già basta organizzarsi ed applicarla. Si dovrebbe creare una sorta di protezione civile mondiale, volta non solo a risolvere i danni causati dalle catastrofi ma a prevenirli intervenendo per addomesticare una natura che abbiamo contribuito ad essere vendicativa, ribelle alle nostre malefatte, potrebbe essere proprio il modello della nostra protezione civile, Bertolaso l'esecutore e il Presidente Silvio Berlusconi il motore politico sociale, per il rispetto dell'ambiente, con anche quelle capacità aggreganti che ne fa uno dei più importanti promotori di alleanze anche fra paesi non facili sotto il profilo diplomatico, ma il nostro presidente ha saputo creare rapporti istituzionali e di personale amicizia con i più grandi leader mondiali a volte molto differenti fra di loro, si pensi a Bush e Putin, o Gheddafi, Israele, tutti i paesi dell'est, con il vecchio blocco sovietico ma sempre a fianco dell' alleato Usa, potrebbe essere anche una grande occasione di una azione di pace, fare accumunare le genti anche quelle storicamente ostili fra loro a combattere la guerra per l'acqua, che inevitabilmente arriverà, non si potrà prendere acqua dall' Eufrate e allora qualcuno vorrà prendersela con la forza, unirsi ora per non scontrarsi dopo, cogliere la lotta per il bene di vita dell'acqua per provare ad avvicinarsi, ed anche Israele potrebbe contribuire con le sue tecnologie, con le sue intelligenze scientifiche e anche l'Italia partecipare alla realizzazione delle infrastrutture, come una Italia faro nel mondo per le capacità della nostra protezione civile riconosciute da tutta Europa e Usa compresi. Berlusconi dovrebbe farsene carico rilanciando sui messaggi di pace che sta portando dalla Turchia, ad Israele, la Siria e tutta l'area ha bisogno dell'Italia, occasioni che ci permettano di dimostrare che sappiamo fare le cose, che sappiamo risolvere problemi, che siamo orgogliosamente italiani. La guerra alla desertificazione, la salvaguardia di una così vasta area del mondo ci troverebbe protagonisti in una sfida che è una bella sfida, aiutare con l'acqua la natura, la vita a vincere sulla morte.
Federico Tassinari

LA CRISI ECONOMICA PENAILIZZA I GIOVANI EMERGENZA LAVORO, AUMENTA LA DISOCCUPAZIONE

La crisi economica continua a mordere sul fronte del lavoro e gli ultimi dati non lasciano dubbi. L'Eurostat, ufficio statistico dell´Unione europea, segnala che il tasso di disoccupazione nei 27 paesi dell'UE si è attestato a dicembre 2009 al 10,0%, con un aumento annuo del 1,8%. Tra gli stati dell'Unione chi sta peggio è la Lettonia (22,8%) e chi sta meglio è l'Olanda (4,0%). In Italia il tasso di disoccupazione è aumentato del 1,5% nell´ultimo anno, portandosi al 8,5%. Fuori Europa, gli Stati Uniti sono al 10,0% di disoccupati, mentre il Giappone è al 5,4%. La disoccupazione ha toccato i massimi livelli negli ultimi 30 anni, colpendo soprattutto i giovani al di sotto dei 25 anni e non vi sono purtroppo segnali di ripresa all´orizzonte per tutto il 2010. Alcuni paesi, come la Grecia, sono sotto la lente di ingrandimento per la particolare fragilità dei bilanci pubblici non in grado di contrastare la spesa ormai fuori controllo. Solo pochi giorni fa il Consiglio dell´UE ha fissato una tabella di marcia per il ripianamento del deficit ellenico, indicando al governo degli obiettivi progressivi da raggiungere entro il 2012. La Commissione europea è attenta a quanto sta avvenendo e sta adottando iniziative a livello europeo in risposta alla crisi economico-finanziaria, a partire dal Piano Europeo di Rilancio di novembre 2008. La Commissione ha successivamente proposto l'istituzione di un nuovo strumento europeo di microfinanziamento per l'occupazione volto a fornire un'ulteriore opportunità – attraverso la strada dell'imprenditorialità – ai disoccupati e ai gruppi svantaggiati. Questo strumento affiancherà il programma Progress, istituito nel 2006 per migliorare l´occupazione e l´inclusione sociale in attuazione della strategia di Lisbona per la modernizzazione del modello sociale europeo o dell'agenda sociale. C'è poi il Fondo Sociale Europeo (FSE), principale strumento finanziario al servizio della politica europea a favore dell'occupazione. Esso concede aiuti finanziari alle iniziative dei paesi che mirano a dotare i cittadini di migliori qualifiche e a creare un clima più favorevole all'occupazione. Infine il programma Leonardo da Vinci sostiene i progetti pilota, lo scambio e il collocamento a livello transnazionale, gli studi e le analisi intesi a migliorare e sviluppare le pratiche in materia di formazione. Esso promuove la qualità e l'innovazione nei sistemi nazionali, insistendo particolarmente sull'utilizzo delle nuove tecnologie, e mira inoltre a sviluppare le competenze linguistiche dei giovani europei. Le istituzioni europee sono, infatti, consapevoli che la ripresa economica passa anche per l´istruzione e la formazione professionale, che saranno elementi centrali della Strategia 2020 in discussione nella prossima primavera.
Antonio Cancian, Parlamentare europeo

LE REGIONI RAPPRESENTANO LA VORAGINE CHE INGOIA MILIARDI CONTRO LA QUALE LO STATO È IMPOTENTE

Spese pazze. Stipendi astronomici ai consiglieri e agli assessori regionali. Viaggi, rimborsi, vitalizi, assunzioni facili e incontrollate, consulenze anche sulle modalità per accendere una sigaretta, l'irresponsabilità della spesa regionale, incontrollabile, da parte dello Stato ha creato mostri autonomi dove ormai tutto è possibile e la spesa dilaga ad ogni esercizio. Per il funzionamento delle sole assemblee degli enti locali, vengono dissipati ben 970 milioni l'anno. Organizzare viaggi collettivi per andare negli Stati Uniti e partecipare alle manifestazioni del Columbus Day nella Fifth Avenue, pratica ormai acquisita e persino la banda musicale del comune di Guidizzolo è andata per sfilare alla parata. Noleggio di aerei, rimborsi trasporti extraurbani e urbani. Gli enormi debiti che vengono conteggiati nei bilanci, tutti in perdita delle nostre bene amate, quanto inutili Regioni, dove la pubblica dissipazione regna sovrana, non sono possibili perchè variano di mese in mese e la Corte dei Conti non è più in grado di controllarli, e quando li controlla, nessuno pone rimedio alle vergogne codificate. Verranno poi pagate dai contribuenti con qualche nuovo balzello inventato li per lì dai soliti alti burocrati di Stato, tanto qui nessuno si ribella! Gli oltre 1700 miliardi di euro che ha raggiunto il nostro stratosferico debito pubblico, possono ben sopportare altre spese superflue, anzi, dissipatrici. La virtuosità del contenimento della spesa pubblica da parte di questi venti enti parassitari che si chiamano Regioni, voluti dalle vivaci intelligenze dei nostri legislatori degli anni '70 in fregola di dividersi nuovi poteri locali dai quali trarre impieghi per i trombati dalle elezioni legislative, si rivelò subito fallimentare per la promessa di codesti parassiti di abolire contemporaneamente alla creazione degli istituti regionali, tutte le province collocando nei nuovi enti, funzionari e impiegati delle dismesse province. Promessa non mantenuta e rimandata sine die, ovvero da accantonare come tutte le promesse dei politici durante le campagne elettorali per ottenere consensi. Gli elettori si accorgono poi di essere stati turlupinati, ma dotati di memoria labile, alle elezioni successive assistono alle solite truffe elettorali e tornano a votare come gonzi per i soliti venditori di fumo: e' il turlupinante made in Italy. La classe politica di ieri prometteva come quella di oggi, mentiva ben sapendo di mentire, ma il popolo bue, ovvero noi popolo, di ieri, di oggi e di domani saremo un popolo bevitore delle solite menzogne, ormai assuefatto alle regole della politica elettorale, una politica cialtronesca che tutti, diconsi tutti i politici candidati alle due camere legislative, una delle quali sempre inutile doppione da abolire, resterà sempre in auge per la collocazione, a 25mila euro al mese, di individui nulla facenti a premio della loro fedeltà per il partito cui appartengono. La ridda fantasmagorica delle cialtronate messe in atto dai pensatori della politica, attiva e passiva per fregare il contribuente italiano al fine di estorcergli somme sempre più rilevanti attraverso tasse e imposte per gratificare i fannulloni politici di turno, è in continuo rinnovamento e in costante aumento, tant'è vero che la spesa pubblica lievita di anno in anno, di una percentuale che se i contribuenti la conoscessero, smetterebbero subito di pagare le tasse. Parte dell'evasione fiscale nasce anche dalla reazione dei contribuenti stanchi di vedere il frutto dei loro sacrifici dissipato in maniera disonesta e crescente. Come si fa a gratificare i consiglieri regionali con una pensione da tremila euro dopo appena due o tre anni di attività diciamo così lavorativa? I PRIVILEGI INFINITI DEGLI ASSESSORI E CONSIGLIERI In Piemonte, il parlamento regionale gode di alcuni privilegi fra i quali quello di 7 milioni e mezzo di euro l'anno di vitalizi per suoi caduti e reduci. Ne usufruiscono ben 138 ex consiglieri e 29 vedove dei loro colleghi defunti per le pensioni dei parlamentari regionali e vale la regola della reversibilità in caso di morte. Il costo di questi vitalizi, messi assieme, rappresenta un terzo del monte di retribuzione dei deputati. Se poi qualcuno di costoro, vuole comprarsi la casa, niente paura, ci pensa il monte premi regionale, han pensato a tutto, s'intende. C'è il mutuo quasi gratuito, tanto c'è sempre Pantalone che provvede sia pure a sua insaputa. In particolare per gli eletti all'Assemblea regionale siciliana, i quali tra i tanti godono anche di un privilegio assai prezioso: possono infatti usufruire di una convenzione particolare con il Banco di Sicilia il quale, per un prestito di 300 mila euro, versa una tassa fissa del 2%, quindi assai meno della media di mercato. Il resto ce lo mette l'ARS, alla quale il rifornimento di questi denari lo procura lo Stato dissipatore, dopo averlo prelevato dalle tasche dei cittadini ignari del destino dei loro sacrifici tributari. La Regione Calabria invece ha sottratto dal suo bilanci un milione di euro l'anno per donarlo graziosamente alla squadra di calcio della Reggina. Per la Regione Puglia c'è un sostanziale contributo per finanziare l'Associazione degli ex consiglieri. L'Associazione ha 111 soci compresi gli attuali membri del consiglio regionale. La somma annuale dissipata per questa pratica è di un milione e mezzo di euro. Si pensi quanti bisogni reali possono essere soddisfatti con un milione e mezzo l 'anno. Se parliamo poi di “rimborsi” ne vediamo uno da codice penale: che riguarda la Sardegna. Vediamo per i suoi consiglieri, per ognuno di loro, uno strano rimborso di 3.352 euro mensili, rimborsi relativi a mantenere il rapporto tra eletto ed elettori. Qualcuno dovrà dirci di quale rapporto si tratta. Forse di un rapporto verbale, quando s'incontrano casualmente per la via? Il rapporto potrebbe consistere nel reciproco saluto quando il consigliere incontra un cittadino per la strada? Oppure si tratta di una causale per consentire al cittadino consigliere regionale di incassare, oltre i 4.062 euro mensili e i 7.355 dei vari rimborsi mensili consueti, anche questo dei 3.352? Così sommiamo per gli increduli o gli sprovveduti cittadini, i quali credono che fare il consigliere sia un dovere faticoso nel quale si sprecano energie, ecco il conto. Stipendio, euro 4.062 ;rimborsi mensili euro 7.355; rimborso in oggetto 3.352; totale la bella somma di euro 14.769, esattamente (quattordicimila e settecentosessantanove euro). Non parliamo degli assessori i quali, fra l'altro godono dell'uso di autovetture blu con autista. Quando i padri costituzionali della fondazione di autonomie regionali decisero per le regioni decisero l'abolizione delle province, come s'è detto, e mentirono spudoratamente, cosicchè tutto il personale delle province doveva essere trasferito agli uffici delle faraoniche sedi regionali. Com'è andata a finire lo sappiamo tutti. Per ora fermiamoci qui per carità di patria. L'alchimia burocratica del funzionamento delle sedi regionali con assessorati più onerosi degli stessi ministeri, ha dell' incredibile e siccome le regioni amministrano e finanziano anche la sanità nazionale che ha un costo che supera allegramente i cento miliardi l'anno, ha tanto armeggiato che ha saputo creare situazioni insostenibili nelle varie USL regionali dove ad ogni stagione si assiste alla ridda delle assunzioni, dei concorsi più o meno truccati di medici e primari, della chiusura di ospedali, e dell' apertura di nuovi o dello stanziamento di somme notevoli per nuovi complessi ospedalieri per costruire i quali furono fatte aste e furono distribuite tangenti a destra e a manca, mentre vi sono edifici che furono costruiti anni fa e poi abbandonati quando erano state collocate anche apparecchiature ospedaliere, edifici che erano stati portati quasi a compimento, per ragioni complicate nelle quali entravano anche le tangenti pagate furono abbandonati e dimenticati, dopo essere costati somme enormi che erano servite anche ad appagare gli appetiti dei ladri, politici o burocrati che avevano goduto delle laute somme pattuite durante le gare d'appalto, edifici che erano stati costruiti, beninteso proprio in virtù del giro di tangenti distribuite nelle fasi delle gare d'appalto o prima o dopo. Quante volte abbiamo assistito a questi spettacoli degradanti e vergognosi che ci ha offerto con drammatica frequenza la rubrica televisiva, “Striscia la notizia?” Testimonianze drammatiche che quasi tutta l'Italia ha visto e amaramente commentato. Le Regioni, salvo qualche lodevole eccezione, hanno amministrato la sanità scavando buchi di bilancio enormi talchè lo Stato, è dovuto intervenire per sanare situazioni che nell'esercizio successivo sono tornate a indebitarsi. La sanità accompagnata al funereo esito di tanti ricoveri finiti PREMATURAMENTE NEI CIMITERI LOCALI, HA VISTO L'INTERVENTO DEI MAGISTRATI NON SOLO PER LA RICERCA DELLE CAUSE DI DECESSI INGIUSTIFICATI NEL MEZZOGIORNO, MA ANCHE PER L'UCCISIONE DI ALTI FUNZIONARI, E L'INGRESSO DELLA MALAVITA ORGANIZZATA NEI NOSOCOMI COME NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DI ALCUNE REGIONI DOVE COMANDA LA MAFIA. Ma un resoconto esatto lo si puo' avere leggendo le cronache di malasanità che la stampa ha reiteratamente evidenziato, e che non è nostro compito riprodurre nei termini giudiziari.

Salvare la Grecia ma guardare al futuro
ECONOMIA GRECA ALLARME ROSSO
Riscrivere Maastricht e nuove regole bancarie mondiali

L'economia europea ora è indaffarata e preoccupata per la situazione Grecia. Il paese ellenico vive da tempo una grave crisi economica strutturale, il debito dello stato greco è in discussione... se ne stanno valutando la vera entità e ramificazioni varie. Sembra che le maggiori banche d'affari americane e fondi di investimento abbiano in qualche modo aiutato il governo greco a imbellettare i bilanci. Può essere la nuova occasione per rivedere i parametri di Maastricht e le regole mondiali sulle banche. Con l'aiuto programmato per 25 miliardi di euro che in parti proporzionate alla loro quota nella BCE i paesi membri dell'unione si dovranno sobbarcare. Una infrazione a Maastricht, quindi già superato, da eventi economici che non erano programmati ma che prevedono una solidarietà dei paesi membri diversa dalle sole parole, fatti, denaro sonante, come ha dimostrato la crisi è nella sopravvivenza di tutti che esiste interesse per tutti. Può essere una occasione perchè la proposta di Tremonti al mondo affinchè ci si doti di nuove regole per sedare il futuro dei banchieri creativi che in parte sembrano coinvolti in questo nuovo affare, un nuovo allarme di magagne senza fine, di matasse dalle quali mai si trova il bandolo. E' ora di interventi dei parlamenti europei e mondiali per la salvaguardia di tutti, anche perché come sempre i danni di altri li paghiamo noi, popolo diventato suddito.
Federico Tassinari

“FOIBE – IO ACCUSO!” IL PERIODO STORICO SCONOSCIUTO ALLA GIOVENTU' ITALIANA TRATTEGGIATO DA UNA SUPERSTITE, NIDIA CERNECCA

Il più incredibile dei resoconti storici che offuscano la mente della generazione italiana di quel tempo, mi pare proprio quello di ventimila italiani infoibati dall'odio politico e da quello etnico dei nostri confini Nord Orientali per intenderci, istriani, ovvero Istria, Venezia Giulia e Dalmazia che segnavano il limite dell'Italia con la Jugoslavia, e si parla del torbido periodo storico bellico e post bellico, 1943-1947, anni durante i quali, la partigianeria di Tito si avventava sugli italiani residenti nelle martoriate terre dell'Istria e Dalmazia, per eliminarli, o cacciarli o ucciderli anche con la triste prospettiva di far fuori tutti gli italiani da quelle terre di confine che la Jugoslavia reclamava come terre metropolitane, figuriamoci. Il terrore fu tale che BEN 350MILA NOSTRI CONNAZIONALI COLA' RESIDENTI FURONO COSTRETTI AD UN DRAMMATICO ESODO STORICO CHE FU UN CALVARIO. Noi citiamo come titolo di questa nota, l'opera STRAORDINARIA di una protagonista che ha redatto la storia delle Foibe, Nidia Cernecca, istriana, protagonista perché a quell'epoca le fu rapito e assassinato il Padre dai partigiani di Tito, i quali gli tagliarono addirittura la testa per usarla come un pallone con cui giocarono macabramente a calcio. La scrittrice ha realizzato il racconto delle foibe titolando il suo libro: “FOIBE – IO ACCUSO”. Lo sterminio degli istriani, mette in luce il piano comune d'azione tra i comunisti italiani e quelli slavi per l'instaurazione della dittatura e l'inesistenza del cosiddetto patto “antifascista” sul quale si basarono “l'arco costituzionale” e la prima Repubblica. Da tale ambiguità storica, si spiega il criminoso silenzio politico che gettò gli avvenimenti istriani di quel tempo, per oltre 50 anni, nel silenzio di una foiba senza fondo.(Quindi sui libri di storia non fu redatta una sola parola degli orrendi avvenimenti che caratterizzarono i massacri ai confini nord orientali dell' immediato dopo guerra). E' stato il libro di Nidia Cernecca a rompere per primo il silenzio che con la forza dirompente della testimonianza diretta racconta i giorni della “pulizia etnica“ attuata diligentemente dai comunisti italo-slavi, coordinati da Ivan Motika, il boia di Gimino e presidente del sedicente “tribunale del popolo” quello che condannava a morte e gettava nelle foibe, chiunque fosse italiano e di cui rimase vittima appunto il padre di Nidia Cernecca (che a quell'poca aveva solo 5 anni n.d.r.) e altri componenti della famiglia Cernecca. A quel tempo, il grande massacro degli istriani, giuliani, dalmati fu sepolto nelle foibe nel tentativo di cancellare le tracce dei ventimila martiri, orrendamente uccisi e mutilati dall'odio etnico e politico, colpevoli del reato di essere italiani. La tragedia fu consumata in più riprese. Prima e soprattutto dopo la fine della seconda guerra mondiale nei territori che abbiamo segnalato. Ma la sua orrenda realizzazione mise in luce l'esistenza di un piano comune d'azione tra comunisti italiani e quelli titini per la prevista instaurazione della dittatura del proletariato nei rispettivi paesi confinanti. Il terrore disseminato nelle martoriate terre di confine provocò l'immenso esodo dei residenti italiani che se ne fuggirono senza alcuna risorsa per nascondersi nella zone dell'entroterra dove, falangi nutrite di comunisti attivi deridevano e offendevano questa gente in fuga dal terrore comunista, gente protesa alla ricerca di una casa, un luogo qualsiasi in cui rifugiarsi. Oggi è tutto dimenticato, sepolto da gente di ogni idea politica, ormai convinta che i sogni di gloria del comunismo si sono dissolti in una realtà democratica che lascia spazio ad ogni ideologia. Ma i profughi istriani, giuliani e dalmati, o almeno chi rimane di quelle famiglie sradicate dalle loro case, dalle loro proprietà, e dalla loro terra, non possono dimenticare, parenti e amici massacrati e gettati nelle foibe sol perché italiani. Ventimila vittime dell'odio consumate proprio al fine di creare quel terrore che fece fuggire tanti nostri connazionali per cercare rifugio nella loro Patria che li vide accolti dall'odio dell'imbecillità politica comunista. Nessuno volle parlare del martirio dei ventimila italiani infoibati. L'eco dei massacri trovò il riverbero negli storici soltanto all'inizio degli anni '90. E sui libri di storia, la gioventù studiosa non ne trovò mai traccia perché cosi' fu concordato fra comunisti e DC e dal nulla che aveva cancellato ogni traccia di questo orrendo crimine venne alla luce l'atroce verità sulla quale, la nostra grande scrittrice testimone, ed ha tracciato il suo incredibile diario che inizia dalla visione del padre trucidato.
I.T.

Lo Stato italiano, per sua stessa ammissione, sta uccidendo i cittadini monopolizzando e vendendo sigarette
“IL FUMO UCCIDE!” è scritto per legge, sui pacchetti di sigarette


E CHI FUMA SI ASSUME LA RESPONSABILITA' DEL SUO DESTINO QUINDI LO STATO VENDE AI CITTADINI UN VELENO DIUTURNO CHE UCCIDE MA, AVENDO AVVERTITO i FUMATORI, LI LASCIA POI AL LORO DESTINO. Un capolavoro di ipocrisia statale. Sono gli stessi Monopoli di Stato ad avvertire i fumatori con una scritta che appare su tutti i pacchetti di sigarette come imperativo ad indicare al fumatore che “IL FUMO UCCIDE!” Quindi lo Stato è PLURIASSASSINO. A questo punto e fatte le debite considerazioni, ci troviamo di fronte al Monopolio di Stato, autorizzato a indurre i coltivatori italiani a ritirare i semi per le coltivazioni del suo tabacco, OVVERO DEL SUO VELENO PORTATORE DI MORTE, come accertato da tutte le statistiche realizzate dai paesi civili che consentono la diffusione a pagamento per l'uso indiscriminato del fumo di sigarette ritenute portatrici di morte certa. Fumare hashish non porta a morte, come il fumo del tabacco, perché allora perseguire penalmente e condannare chi lo smercia? La gente ha bisogno di capire chi è il vero, autentico criminale, è lo Stato che in perfetta sintonia con l'umana ipocrisia e il suo interesse speculativo – pecuniario, avverte tutti i fumatori a mezzo dell'imperativo che troneggia sui pacchetti in vendita presso i tabaccai autorizzati e forniti dal Monopolio di Stato che è pronto anche a condannare severamente chi si azzarda a vendere di contrabbando quelle sigarette sulle quali soltanto lo Stato intende speculare per trarne profitto illecito, quindi criminale, dopo avere accertato con statistiche alla mano e prove inoppugnabili, che il fumo della sigaretta uccide, e chi fuma, si autoassolve dichiarando che se il Monopolio di Stato vende le sigarette, significa che la scritta “IL FUMO UCCIDE”, è soltanto una fesseria, una barzelletta per i gonzi. O sono i venditori di hashish che uccidono i fumatori? E' univoca la conclusione di tutti i fumatori sempre indulgenti con se stessi: “se le sigarette che vengono vendute dalle tabaccherie, rifornite regolarmente dal Monopolio di Stato, uccidessero, lo Stato non venderebbe le sigarette “. Lo Stato ritiene la marijuana dannosa per la salute e ne proibisce la commercializzazione, punendo chi la vende e chi la compera. Stessa cosa per l'hashish. Ma non sono sostanze che uccidono come le sigarette, e allora, come la mettiamo? La mettiamo che lo Stato non è una cosa seria, basta vedere le fesserie che commette con tanti dipendenti, disinvolti ma lautamente pagati. Quindi tutti noi cittadini siamo presi per i fondelli da una grande macchina statale che funziona ad ipocrisia. Il denaro per fare funzionare questa poderosa macchina trita soldi, lo forniscono i contribuenti, i quali, sin da tenera età iniziano e continuano a fumare miliardi di sigarette. Le malattie da fumo falcidiano la popolazione che non crede però agli imperativi forieri di sventura quindi ad uno “Stato buffone” che predica verità drammatiche alle quali nessuno crede. Anche se le morti sempre più fitte di cancro polmonare, dovrebbero indurre a riflettere. “Ma riflettere su cosa, quando è proprio il predicatore di morte che certifica che il “fumo uccide” ? E CHE MI VENDE QUELLE SIGARETTE CHE EGLI STESSO MI DICE CHE UCCIDONO? La domanda finale è questa: “Quanti miliardi incassa il governo del Paese dalla vendita delle sigarette?” Per lo Stato italiano è un affare di miliardi quindi: “Che cosa importa il numero, l'orrenda statistica di morti causati dall'uso di una sostanza venduta per trarne illecito profitto? Ma, attenzione, lo Stato si autoassolve dalle conseguenze penali della strage annuale dei morti per tumore e scoraggia chiunque volesse fargli causa per quei decessi perché avendo diffidato i fumatori e gli altri, con quell'imperativo stampato ben visibile sui pacchetti, il pagliaccio che gestisce lo Stato si è messo al coperto da ogni responsabilità penale, quindi i cittadini possono morire anche a milioni per le oggettive causa tumorali. Chi muore giace e chi vive si dà pace. Amen!
Italo Tassinari

TELENUOVO, L'EMITTENTE FONDATA E PRESIEDUTA DA MARIO ZWIRNER HA FESTEGGIATO I TRENT'ANNI

L'emittente veronese-padovana, nata trenta'anni fa, una delle emittenti più preziose e bene organizzate è progredita notevolmente per la tenace dedizione e l‘esperienza del collega Mario Zwirner, che ha saputo imprimere continuamente ampi orizzonti informativi sia sul piano della cronaca come su quello dell'informazione politica di orientamento liberale, grazie anche al suo famoso “Rosse e nero”. Impeccabilmente Zwirner, ha sempre portato l'informazione di Telenuovo sul rigore della più ortodossa obiettività senza mai pretendere i telespettatori ad abbeverarsi alle sue pur seducenti convinzioni, quelle di un autentico liberale al servizio della più rigorosa libertà dell'opinione pubblica CHE IN QUESTI TRENT'ANNI SI E' AFFACCIATA FEDELMENTE AL TIPO DI INFORMAZIONE, ARRICCHITA DAI PARTICOLARI DI CRONACA LIMPIDAMENTE SERVITA SEMPRE CON UNA PROFESSIONALITA' DAVVERO LODEVOLE , che ha indotto un pubblico sempre più numeroso e attento a seguire gli interessanti dibattiti, allestiti con il rispetto della pluralità di opinioni e puntualmente premiati da notevoli partecipazioni di pubblico eterogeneo. Il dottor Zwirner, interpellato a proposito del rapporto col pubblico, ha tenuto a sottolineare che Telenuovo vanta un pubblico “maturo”, attivo e partecipe. Soprattutto grazie alla possibilità delle chiamate in diretta, con invio di SMS e E-MAIL, si è determinato un continuo scambio che ha consentito di avere il polso di opinioni interessanti, suggerimenti utili, dando risposte a domande a volte anche molto interessanti con suggerimenti adeguati anche in situazioni anomale contribuendo a risolvere certi quesiti per i quali la gente cerca sovente risposte obiettive. A chi gli ha chiesto se sussistono in prospettiva novità per Telenuovo, Mario Zwirner, ha così risposto: “Sono previsti interventi innovatori e di ampliamento anche in rapporto, alla continua evoluzione dell'emittente per un adeguato inserimento e un sostanziale progressivo cambiamento”. Noi auguriamo all'amico Zwirner che ha sempre condotto Telenuovo la conquista di nuovi e importanti traguardi, di sviluppare vieppiù il suo organismo di comunicazione intelligente e operosa, in maniera che la sua opera sia capace di offrire un'informazione sempre più capillare e sappia portare il suo contributo informativo con la stessa obiettività e spinta culturale volta ad arricchire come nel passato, la troppa gente che non leggendo i giornali, possa nutrirsi con il ragionare serio ed obiettivo del nostro autorevole collega, al quale auguriamo un prossimo mezzo secolo di vere soddisfazioni per lo svolgimento autorevole quanto difficile colloquio con i telespettatori.
Italo Tassinari

SUCCESSO DEL NOSTRO PREMIER SILVIO BERLUSCONI IN ISRAELE
TRIONFALE ACCOGLIENZA ALLA KESSNET - "SOGNO ISRAELE IN EUROPA"

di Italo Tassinari

Quando ha attraversato la soglia per entrare alla Kessnet, il fragore dell'accoglienza è stato quello di tutta Israele verso un trionfatore. Ma Berlusconi non è che abbia inventato la clessidra, ha semplicemente ragionato da uomo di Stato, oculato, intelligente e proiettato autorevolmente ad una proposta risolutoria del grande problema che inchioda da sempre tutto il teatro drammatico del Medio Oriente, ovvero l'eterna diatriba Palestina - Israele che intifada dopo intifada, avvicina ogni anno al prevedibile nuovo, drammatico conflitto armato, DOPO I PRECEDENTI, NEI QUALI ISRAELE (...) USCI' SEMPRE VITTORIOSO tra i due schieramenti, quello del potente esercito israeliano e quello dei Paesi Arabi in permanente ostilità contro Israele e il Suo Popolo. Dopo duemila anni di Esodo, gli ebrei avrebbe il diritto di vivere in pace e dentro i confini, i sacrosanti confini della loro terra, CONFINI TURBATI DA QUEGLI INSEDIAMENTI CHE HANNO SIN QUI COSTITUITO ARGINE NATURALE DI DIFESA. Il Mondo si trova oggi di fronte ad un Popolo, quello ebraico, che dovrebbe, finalmente, godersi il diritto di vivere in pace con se stesso e con i popoli arabi vicini, in pace, amicizia e serenità per incamminarsi verso un futuro con le sue nuove generazioni che possano assieme creare progresso e pace con tutto il Medio Oriente, nel quale resistono isole di odio, come quella dell'Iran dove il suo presidente alza ogni giorno la sua testa per invocare la distruzione di Israele. Ma Israele, ha per amico il resto del mondo e con la prospettiva di entrare nell'Unione Europea, come ha dichiarato il presidente del Consiglio, si troverà legato da vincoli di solidarietà e di amicizia con tutti i popoli autenticamente civili della terra e troverà anche nel Medio Oriente, la solidarietà pacifica che isolerà le follie iraniane di Ahdmadinejad. Follie che saranno placate dalla mancanza di prospettive da parte di un folle guerrafondaio hitleriano doc, che sta isolato anche in tutto l'alveo Medio Orientale, per evitare i pericoli di quell'hitlerismo che predica ogni volta che apre bocca e che Berlusconi ha obiettivamente rimarcato. Ed è in questa prospettiva che il Premier italiano ha fatto la sua onesta e obiettiva proposta, con cordialità. Diretta ancora prima d'avere messo piede in Israele e prima di avere l'invito alla Kessnet dove è stato ricevuto con la solennità riservata ai grandi capi di Stato. Recentemente avevamo criticato e con qualche durezza il Dux che si ritrova sovente a Villa San Martino ad Arcore, a parlare con Bossi e qualche altro fedele alleato, criticato per le sue promesse in buona fede, ovvero di aiutare le famiglie dei lavoratori a reddito fisso per i problemi che l'alto indice dell'Irpef crea alla già depredata e magra busta paga. Ridurre l'Irpef! Il premier vuole che le famiglie dei lavoratori dipendenti arrivino a fine mese e non al 20, come sta accadendo drammaticamente oggi. A fine gennaio “ridurremo le tasse ai lavoratori”! Questa volta, non ha smentito il giorno dopo, e abbiamo motivo di brindare. Berlusconi si è imposto e appena ha visto la luce di un progresso, di un rialzo dei versamenti fiscali ha promesso il taglio dell'Irpef, il cui importo resterà tutto in busta. Il successo internazionale, clamoroso e inedito, invece è stato quello di esprimere il suo netto giudizio negativo per nuovi insediamenti israeliani sui territori contesi: “Basta insediamenti laddove costituiscono miccia per nuove detonazioni di rivolta e di guerra!” E al nuovo uomo di Stato che ha voluto sancire questa storica frase per mettere fine ad una ostilità permanente e aprire la via storica verso una pace duratura per i secoli avvenire. La frase berlusconiana ha il peso storico, è stata obiettiva e densa di significati storici, quindi raccolta da tutto il mondo, amici e nemici, raccogliendo anche i frutti di questa sua azione in difesa del diritto dei popoli, in difesa della civile convivenza. Un trionfo per il diritto internazionale, a sostegno dell'apertura di nuovi rapporti fra Palestina e Israele, a sostegno finalmente di una linea di pace tra due mondi avversi, in permanente stato di allarme fra di loro e oggi, per merito di Silvio Berlusconi, certamente salito al piedistallo di autentico uomo di Stato, si riaprono le speranze che sulla via che unirà domani la nuova strategia di pace, Berlusconi abbia potuto, con la sua semplice proposta, fondare le pietre miliari che daranno ai due paesi, le prospettive radiose di una pace senza se e senza ma che porterà i colori della bandiera italiana e quelli dell'Unione Europea. A questo punto si apre lo squallore dell'opposizione insorta contro un provvedimento di legge che consente al presidente del Consiglio, come era stato già stabilito, di arrivare a fine legislatura senza il perseverare di inchieste giudiziarie che ne ostacolino l'attività di governo.

RIFLESSIONI IMPORTANTI
di Italo Tassinari

Sulla quarta di copertina del volume “La Deriva” di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, il duo del precedente Best seller “La Casta”, troviamo una drammatica riflessione degli autori:

… DOVE VA UN PAESE CHE PER COSTRUIRE UN PONTE DI 81 METRI IMPIEGA IL TRIPLO DEI CINESI?
… CHE INFLIGGE A CHI HA UN'IMPRESA FINO A 233 SCADENZE ALL'ANNO?
… CHE CONSUMA ENERGIA QUANTO AUSTRIA, TURCHIA, POLONIA, ROMANIA INSIEME MA LA COMPERA QUASI TUTTA FUORI?
… CHE REINVIA I PROCESSI FINO A FEBBRAIO DEL 2O20?
… CHE AFFIDA ALLA PROTEZIONE CIVILE ANCHE IL RESTAURO DEL DAVIDE DI DONATELLO ?
… CHE MOVIMENTA IN TUTTI I SUOI PORTI MENO CONTAINER DELLA SOLA ROTTERDAM ?
… CHE PROGETTA TRENI VELOCI CON FERMATE OGNI 10 CHILOMETRI?
… CHE ASSUME DOCENTI E MAESTRI SOLO PER SANATORIE E PROMUOVE TUTTI ANCHE SE SOMARI?


E intanto la politica, costosa e impotente troppo spesso parla d'altro … Berlusconi da 15 anni tenta inutilmente di realizzare opere infrastrutturali per dare al nostro paese uno stile, un credito presso il mondo attraverso strutture che immortalino l'Italia progredita, moderna, avanzata. Invece: siamo al punto che il corridoio europeo destinato a creare legami infrastrutturali con tutto il continente, viene realizzato in tutto il suo ampio tracciato, meno che in Italia dove tutto è stato fermato da un folto gruppo di esagitati, fanatici ambientalisti che lo impediscono con ogni mezzo. La colonna di copertina di “DERIVA” conclude il discorso di prima.

… CHE HA INFRASTRUTTURE BLOCCATE DA LACCI E LACCIUOLI DI OGNI GENERE E DALL'ATTIVITA' LEGISLATIVA FARRAGINOSA?

L'Italia è un Paese straordinario che, nonostante la sua storia, le sue eccellenze, i suoi talenti, appare ormai alla deriva. Un Paese che ha una classe politica prigioniera delle proprie contraddizioni e dei propri privilegi, non riesce più a governare. E' la tesi dei colleghi, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Quella Casta, denunciata nel libro che ha rappresentato il più importante fenomeno editoriale degli ultimi anni, non è soltanto più lontana dai cittadini, ma è il sintomo di un Paese che non sa più progettare e prendere decisioni forti. E il conflitto con gli altri Paesi, senza una svolta netta,coraggiosa, urgente, si fa di giorno in giorno così impietoso da togliere il fiato.

IL GOVERNO E L'IMPEGNO DI RIDURRE LE TASSE
di Italo Tassinari

• tagliare L'IRPEF ad aziende e dipendenti
• abolire L'IRAP
• IL GIORNO DOPO, LA SMENTITA

Ma è la smentita anche delle promesse elettorali relative alla penosa questione fiscale. Non entriamo nel merito, ovvero sulle motivazioni che hanno costretto il premier alla smentita di se stesso sull'argomento delicatissimo e da anni vanamente atteso, della riduzione fiscale alla categoria sociale che non arriva alla fine del mese. Entriamo invece nel merito di promettere l'ossigeno ai morituri ( i lavoratori dipendenti) e dopo 24 ore annunciare che per mancanza d'ossigeno i morituri dovranno essere abbandonati al loro destino. Berlusconi ha sbagliato, ce lo consenta, sbagliato mancando alla promessa verso lo sterminato esercito dei lavoratori dipendenti che sopravvivono con mille euro al mese ed in particolare, con carichi familiari. Tuttavia non è colpa sua se il gettito fiscale è inferiore al previsto. Anche la mancata riduzione della tassa rapina, l'IRAP che strangola tutte le aziende era stata solennemente promessa, insieme all'immediata riduzione fiscale, e il giorno dopo, la smentita. Sino ad oggi, nulla è stato ridotto se non la speranza per i lavoratori dipendenti, di arrivare indenni a fine mese. Cosicché le speranze di aziende e lavoratori sono state ancora rimandate. Una settimana fa, il premier, tornando sull'argomento, dichiarava nuovamente la riduzione immediata a due sole aliquote e anche la riduzione delle tasse per entrambi i settori quindi l'attesa riduzione del peso irpef dalle buste paga. L'annuncio aveva suscitato entusiasmi legittimi. Poi? Il giorno dopo, la smentita. Berlusconi lo sa quali fermenti può suscitare questo promettere e non mantenere anche se la promessa viene poi smentita entro 36 ore? Il nostro premier sa tutto e bene. Anche che la promessa dalla massima autorità-governativa, confermativa di quella elettorale aveva suscitato un'ondata di entusiasmi nel mondo del reddito fisso. E poi questa smentita netta, seguita dallo tsunami della delusione, è un dramma aggiuntivo al dramma primitivo che soltanto una lotta serrata all'evasione potrà indurre al reperimento di quel che occorre. Presidente, noi siamo suoi fedeli sostenitori, ma ci ha messo in tilt. Cosa dobbiamo raccontare ai telespettatori nei dibattiti ai quali partecipiamo in veste di opinionisti?

L'Italia deve riunire le forze
di Italo Tassinari

Mentre gli alti forni delle acciaierie sono spenti e i cantieri edili e quelli delle opere pubbliche sono deserti, centinaia di migliaia di lavoratori in cassa integrazione sciamano per le città per il forzato riposo. Aziende manifatturiere prive di commesse non gridano "tutti a casa" perché quei "tutti" sono i fedeli lavoratori che hanno sempre contribuito a fare crescere l'azienda riluttante ad adire la cassa integrazione. Superati i due milioni dei senza lavoro o cassintegrati saliti oltre ogni limite, la danza delle libellule scandisce il ritmo di una crisi che andrà a risolversi tra qualche anno, senza il fragore delle aziende metalmeccaniche che vorrebbero arrancare e avere ordini da soddisfare. E' attuale la notizia sulla stampa quotidiana che l'eco di questa paurosa crisi, non si dissolverà sino al 2016, e l'intercapedine di questo lasso di tempo, dei 7 anni sta disperando milioni di piccole medie aziende e milioni di lavoratori. Ecco, mentre viviamo senza nemmeno la risorsa della speranza del domani, un mezzo squilibrato, lancia un oggetto contundente contro il volto del Presidente del Consiglio. Gesto sconsiderato e assurdo, ma che esprime l'assenza di controllo anche se il fenomeno è limitato alla precarietà di uno squilibrio mentale. Ma c'è gente che probabilmente trarrà gaudio da questo penoso atto di irresponsabilità, mentre il Paese abbisogna di tutte le energie per tornare a camminare senza stampelle. C'è bisogno di serenità, di energia, di coraggio di sacrifici per riscattarci da questo stato depressivo che brucia risorse senza ricrearle. L'iniziativa privata ha coraggio da vendere ma se non ha commesse che cosa se ne fa del coraggio? Il governo deve prendere misure restrittive, tagliare spese improduttive, tagliare province e accorpare comuni piccoli, ma occorre la coesione del governo, e dell'opposizione, compattezza, coraggio, serenità. Prendere i provvedimenti necessari senza timore di perdere consensi. Necessitano accordi col sindacato, e tutti dovrebbero impegnarsi a fare sacrifici mentre al governo occorre serenità e il coraggio di decisioni impopolari per riprendere il cammino dopo la realtà della crisi epocale. L'opposizione dovrebbe sentire alto questo momento di necessaria unità di tutte le forze politiche per il tentativo di rimettere in piedi il gigante produttivo che si chiama Italia. Per salvare l'Italia occorre unità di intenti e solidarietà dell'opposizione nel concordare provvedimenti drastici volti al ripristino delle regole del mercato e alla regola dello stimolo dei consumi. Non c'è da illudersi, l'Italia deve ritrovare la forza di una unità coesa delle sue altrimenti dovrà rassegnarsi alla sua rovina. Occorre soltanto onestà e spirito di sacrificio. Soltanto così potremo affrontare la crisi e salvarci tutti dal disastro preannunciato.

LA SELVAGGIA AGGRESSIONE AL NOSTRO PRESIDENTE
di Italo Tassinari

L'odioso gesto commesso contro il nostro Premier Silvio Berlusconi, gesto compiuto da persona con accertate disfunzioni psichiatriche per le quali è sottoposto a cure, avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche. Malgrado gli organi di sicurezza che lo proteggono, l'On. Silvio Berlusconi, notoriamente persona amabile e gentile, è stato raggiunto dall'odioso gesto subendone lesioni di una certa gravità. Probabilmente anche perché il servizio di protezione aveva lasciato aperto qualche pericoloso varco… L'esclamazione a caldo del Premier si è diretta subito contro i fautori di una campagna di odio contro di lui, scatenata da qualche tempo, e nemmeno mimetizzata, campagna che negli ultimi tempi ha assunto toni intollerabili sia da parte del leader dell'IDV come da parte di circoli dell'opposizione che si prefiggono proprio lo scopo di additare Berlusconi al pubblico ludibrio semplicemente perché nessuno riesce a scalfirne le grandi posizioni di vertice raggiunte da Silvio Berlusconi per l'ampio consenso che sin qui egli ha saputo realizzare ad ogni conta elettorale. Un consenso sempre in crescendo che il nostro presidente del Consiglio ha saputo conquistarsi e che lo ritiene degno di essere riconfermato al vertice del Governo per l'obiettiva impossibilità di sostituirlo con il ricambio dell'opposizione: e parliamoci chiaro, un'opposizione che non è riuscita
nemmeno a darsi un sicuro leader, non può nemmeno proporsi l'alternativa di Governo. E chi, se non il grande comunicatore, e leader del PDL può assumersi il compito di governare l'Italia, paese dichiaratamente ingovernabile da sempre? Siccome questa è una verità nota a tutti, soprattutto agli imbecilli dell'estremismo e pasionari dell'intolleranza democratica, come non provare, dopo l'esasperazione dell'estremismo dialettico, ad eccitare qualche psicolabile per indurlo in tentazione verso l'aggressione fisica con oggetti contundenti con l'intento di ferire, se non uccidere il Leader, assolutamente imbattibile sui piani dialettico e democratico. Quando Silvio Berlusconi, subito dopo la selvaggia aggressione, e col volto sanguinante, si è lasciato andare all'origine del gesto violento definendolo “frutto dell'odio“ scatenato contro di lui, non ha sforzato le meningi per dire la verità: Ma il nostro amatissimo Leader, per la sua serenità di giudizio usata nel cercare di capire gli avversari, francamente, è sempre stato personaggio obiettivamente saturo di benevolenza con tutti, perché dunque reagire al suo aperto sorriso con questo tipo di bestiale violenza? Ai posteri, l'ardua risposta, anche perché oggi, troppa gente impegnata in politica è notoriamente satura di incomprensibile odio e mancanza di serenità di giudizio. Auguriamo al nostro Premier la ripresa del suo infaticabile lavoro sempre in buona fede, nella convinzione di giovare ai problemi che affliggono il nostro bellissimo Paese, il quale, pur con una evasione fiscale, che a conti fatti si avvicina ai 300 milioni di euro all'anno, riesce a camminare ancora senza stampelle, e riesce a camminare speditamente assieme agli altri Paesi europei per tenere l'Italia sempre in prima fila.

SUL REDDITO FISSO INCOMBE L'IRPEF
di Italo Tassinari

Stronca ogni possibilità di consumo da parte delle famiglie dei lavoratori, che rappresentano la stragrande maggioranza dei consumatori e sono le uniche in grado di rimuovere con la dilatazione dei consumi tutta l'economia del Paese. Dovremmo dire che lo sono potenzialmente poiché i lavoratori dipendenti, in particolare dell'industria e del commercio, oscillano con retribuzioni da 1200/ 1.500 euro al mese.
Ma il prelievo del'Irpef dalle loro buste paga e di tutti gli altri oneri sociali è tale che alla fine il prelievo totale dalla busta paga, supera le 350/400 euro al mese, cosicchè chi percepisce 1300, deve pagare circa 400 euro di tasse e la famiglia è costretta a rinunce per arrivare a fine mese. Il governo non ha risorse per ridurre l'Irpef, almeno della metà, figuriamoci se puo' ridurre l'Irap alle aziende, cosa che Berlusconi aveva promesso solennemente di abolire. Quindi il malumore serpeggia a livello costante tra la classe lavoratrice, anche perché la cassa integrazione ha tolto dal lavoro quasi due milioni di persone che ora devono accontentarsi solo del 75% della loro retribuzione netta. Non solo, ma siccome la crisi che incombe, non accenna a diminuire, vedremo ulteriormente espellere altri lavoratori dal ciclo produttivo in attesa che il 2010 ci riporti lavoro e serenità cosa di cui c'è molto da dubitare.
La diatriba sorta recentemente tra il presidente del Consiglio e il ministro Tremonti si basava appunto sulla dichiarazione di Berlusconi relativa all'abolizione dell'Irap, e l'irritazione di Tremonti il quale imputava allo stesso una promessa che era impossibile mantenere perché mancava la copertura totale della spesa necessaria per abolire l'imposta rapina chiamata Irap. La copertura necessaria supera i 38 miliardi di euro! La volontà del premier di cancellare imposta del 4 % sul fatturato, è lodevole, ma non può essere mantenuta per mancanza assoluta di un minimo di copertura.
Le aziende attendono con ansia un aiuto per andare avanti. Un finanziamento che consenta di riprendere l'attività e di riassumere il personale laddove è in CIG, un riagganciamento alla produttività che faccia rientrare il ritmo alla ripresa produttiva e al ritorno in forse degli ordinativi. L'ottimismo della speranza non manca in Italia e la spinta maggiore viene sempre dal presidente del Consiglio il quale sprona alla ripresa e continua a dare informazioni ottimistiche su di essa. E' L'OTTIMISMO DELLA SPERANZA INIETTATO NEL CORPO SOCIALE DEL MONDO PRODUTTIVO CHE DOVREBBE STIMOLARE.Si punta diritto al 2010. Ma in quale stagione si prevede il riaggancio alla produttività? C'è chi parla addirittura di un nuovo tsunami finanziario che rimetterebbe indietro le lancette dell'ottimismo, e obiettivamente le notizie che vengono dall'America propendono a questa previsione, di un quadro nero per il prossimo semestre. Ma mentre incombono le incertezze il governo dovrebbe rivedere l'opportunità di un intervento sulle buste paga del reddito fisso. L'intervento per la riduzione drastica dell'Irpef, è l'unico provvedimento necessario diremmo indispensabile per placare l'ira dei sindacati i quali, trovano facile il loro compito dissolvitore, quando hanno in mano l'argomento sul quale speculare per mettere il governo in difficoltà e richiamandolo con l'opposizione sul valore di antiche promesse per aumentare il potere d'acquisto della classi lavoratrici ormai esasperate da una situazione economica non più sostenibile.

COSENTINO E IL CONCORSO ESTERNO

Il caso Cosentino e le accuse di presunto coinvolgimento con la camorra
di Federico Tassinari

Certa stampa addirittura lo indica come un “vero boss”, senza badare che ci vogliono tre gradi di giudizio per accertarlo.
Non entriamo nel merito delle presunzioni istruttorie che non conosciamo, ci limitiamo a considerazioni di procedura penale secondo la quale, ogni imputato è da considerarsi innocente sino alla conclusione processuale, per la quale occorrono tre gradi di giudizio durante i quali possono emergere elementi tali da escludere ogni responsabilità penale del prevenuto. Le accuse su dichiarazioni di pentiti, cioè persone che hanno passato la propria vita a delinquere spesso omicidi, estorsioni, spaccio di droga, insomma gente attendibile (?), ovvero individui che dopo aver militato nel crimine, decidono di rifarsi un'immagine, e spesso appartengono a clan perdenti e con un futuro incerto decidono cosi' di passare dalla parte della legge: rinnegano, tradiscono, vengono compensati da uno Stato che presta fede alle loro soffiate legittimate da compensi in denaro, soffiate indispensabili quando la procedura penale non arriva a raggiungere un quadro accusatorio necessario a legittimare le convinzioni degli inquirenti, che sovente non riescono a cavare il ragno dal buco.
La procedura l'abbiamo imparata a memoria. Specialmente quando accade che si prende di mira un politico, meglio se potente, gli si butta addosso fango a camionate, specialmente quando il politico ha natali in regioni notoriamente proclive ad alta percentuale di malavita organizzata, gente con la quale da ragazzini si va a scuola, si gioca al pallone, si cresce. Poi le strade si dividono, inducendo alcuni ad evitare la strada maestra e sceglier la malavita. Ad ognuno il proprio destino. Chi di noi guardando al passato, alle vecchie amicizie di scuola, non ha amici che hanno fatto scelte di vita difformi da quelle normali? Quando poi inizia un certo gioco al massacro, soprattutto per fini meramente politico-morali, il personaggio in gioco perde il consenso di molti elettori e sicuramente, lo fanno apparire colluso con la malavita: più o meno organizzata. Ormai si sta diffondendo la convinzione che al Sud non puoi essere eletto se non hai i voti malavitosi.
In Campania, la Iervolino e Bassolino che nelle precedenti elezioni hanno preso una moltitudine di voti, devono essere per forza “dei Boss, grandi Boss”?...
Con un teorema del genere è probabile che più della metà dei parlamentari ha la lupara nell'armadio?...Ci sarebbe da ridere se non fosse un dramma. Il concorso esterno in associazione mafiosa è un reato impossibile da accertare e soprattutto da analizzare nelle sue presunte motivazioni, ma per la sua anguillosità, non è contemplato nemmeno dal Codice Penale. Le accuse che legittimarono il lunghissimo processo contro Andreotti a Palermo per provare il nulla fatto verbo, si basavano sul pentitismo prezzolato e dopo un procedimento penale durato otto lunghi anni, quante parole scritte e dette per provare il famoso bacio a Riina(?)… Con la riforma della giustizia occorrerà incidere anche sulla revisione di reati dai quali solo la malavita ha tratto beneficio, non si puo' con le sole dichiarazioni di uno o piu' pentiti, mettere in discussione la credibilità di uomini, famiglie, aziende.
Oggi viene messo in ballo anche Nicola Cosentino e domani? Quali i prossimi obiettivi? L'immagine che si rilancia del nostro Paese all'estero è, quella antica dell' Italia mafia, spaghetti e mandolino! C'è un Paese che secondo le opinioni dell'Ocse sarebbe al sesto posto nella graduatoria universale per crescita economica davanti all'Inghilterra, ed è l' Italia. Certamente ci sono infiltrazioni malavitose nel potere, nelle amministrazioni nei consensi amministrativi, infiltrazioni che debbono essere verificate isolate e debellate. Ma con dati certi, senza deduzioni, senza alimentare teoremi che aiutano proprio chi si vuole combattere: “ la Malavita”.

GLOBALIZZAZIONE E STUPIDITA' UMANA

Se “il nostro amico Economista” dott. Cipolla potesse resuscitare, immagino che avrebbe non poche cose da dire a proposito della situazione attuale e delle tendenze in atto in ambito socio-economico! Mi riferisco alla sua “Prima Legge sulla Stupidità Umana”, in cui egli precisa che “ il numero di stupidi che incontriamo, é sempre maggiore rispetto a qualsiasi pessimistica previsione”. Se i sostenitori della Globalizzazione avessero studiato e capito questa legge e mantenessero un minimo di buon senso (ma questo cozzerebbe in maniera quanto mai evidente con la Legge appena citata), cambierebbero parere e perseguirebbero obiettivi completamente diversi da quelli per cui si battono. La globalizzazione, se è vera la prima legge di Cipolla sulla stupidità umana, contiene in sé il seme della distruzione del genere umano e se proprio non vogliamo essere così pessimisti, perlomeno “l'inizio” della sua fine, perpetrata ad opera delle “Strutture Organizzative” da lui stesso concepite. Ipotizziamo per assurdo (ipotesi non poi così assurda, o meglio non così lontana) che il genere umano fosse gestito da una sola unica organizzazione che avesse il compito di svolgere tutte le funzioni strategiche e organizzative del globo: questa struttura sarebbe composta, seguendo la Legge, da un numero impressionante di stupidi e purtroppo… sempre di più di quelli che si potrebbe immaginare. Questi stupidi avrebbero l'ardire di sentirsi i rappresentanti del mondo e agirebbero coerentemente con la loro stupidità al fine di arrivare alla “Catarsi finale”, facendo male a se stessi e vi lascio immaginare agli altri! Se invece la struttura mondiale non fosse globale, bensì frammentata in numerose strutture indipendenti, si creerebbe una situazione più difficilmente gestibile, in quanto gli stupidi, pur non calando di numero, si troverebbero in diverse strutture organizzative che perseguirebbero, ovviamente, essendo stupidi, obiettivi diversi e contraddittori gli uni dagli altri; ci sarà un buona dose di probabilità che ciò porterebbe ad un annullamento dell'effetto deleterio, che invece avrebbe una sola struttura impossibilitata a confrontarsi e contrapposta con chicchessia. Ma, noi Umani, cosa abbiamo fatto dall'inizio dei tempi fino ad oggi? Abbiamo lottato, per costruire il più grande impero del mondo, la fabbrica più grande del mondo, per avere l'esercito più grande del mondo, per avere la banca più grande del mondo, per avere una crescita gigantesca grande e costante!! Col passare degli anni, però, siamo cresciuti di numero (qui ci siamo riusciti senza troppi sforzi, non bisogna essere intelligenti), il numero degli stupidi è cresciuto a dismisura, le idee stupide anche, in maniera esponenziale. In particolare nell'ultimo secolo "le Strutture Stupide" si sono fatte strada: abbiamo generato Organizzazioni “auto-referenziate” e “auto-nominatesi” che non rispondono a nessuno, e a causa del loro livello di complessità, sono ingovernabili: abbiamo costruito “il bengodi degli stupidi”! Ci troviamo oggi a vivere in una realtà organizzativa auto-referente, che è solo apparentemente Espressione della Volontà Popolare: diventa sempre più emanazione diretta di quei pochi cha hanno una visione chiara del loro futuro e una proiezione definita dei loro voleri. Il sogno umano di una unica grande struttura che governa il mondo è, oggi, forse, più vicina che mai. La sete inappagabile del genere umano si pone come obiettivo il prosciugamento della Terra, senza capire che una volta prosciugata essa non sarà più vivibile e quindi saremo destinati “a morire di sete” tutti quanti, anche loro, sì, i Capi degli Stupidi!!! Mi auguro che l'Uomo, pur rimanendo un animale fondamentalmente stupido, continui a sbagliare e a fare scelte sbagliate. A creare l'impero globale non c'è riuscito nessuno: speriamo sia sempre così, ma soprattutto, spero, che mentre la costruzione dell'impero globale comporta guerre e segregazioni, la sua distruzione porti PACE, DIVERSITA'E DISCONTINUITA' !!!

L'Arguto

IL 25 APRILE ESALTIAMO I CADUTI ALLEATI
I retori di turno non valorizzano mai il sacrificio dei militari alleati caduti per la nostra libertà


Dopo oltre 60 anni, l'Italia continua a inneggiare ai valori della Resistenza e ai partigiani caduti, ritenendo di soddisfare l'esigenza storico-commemorativa, e rendere omaggio agli autori della nostra liberazione. Obiettivo sbagliato! Centinaia di cimiteri punteggiano il territorio italiano, decine di migliaia le bianche lapidi. Scolpite col Nome di un giovane militare alleato, caduto per la nostra libertà, additano all'imperitura memoria che ognuno di noi dovrebbe onorare in questo inutile, fatuo, antistorico 25 aprile, trascorso nella vuota conclamazione di stupida retorica da parte di pomposi retori recitanti il falso storico. E senza alcun pudore. Questo giornale rende omaggio ai militari degli eserciti alleati caduti nell'adempimento dell'ingrato compito di liberarci dal nazi- fascismo, e chiede scusa per il falso storico consumato dai retori che hanno celebrato la festa della liberazione ingannando i posteri.

Il direttore


La vendetta dell'antitrust contro i grandi pastifici è un delitto

BEN 26 INDUSTRIE DELLA PASTA ACCUSATE DI CARTELLO

(ovvero accordarsi per aumentare i prezzi e CONDANNATE A 12,5 MILIONI DI MULTA)
CODIFICATO UN ASSURDO GIURIDICO
che il tar potrà cancellare


Soltanto noi di “Mondolibero” insorgemmo a difesa dei grandi pastifici italiani quando oltre un anno fa furono accusate di avere fatto cartello, ovvero di essersi accordate per aumentare all'unisono il prezzo della pasta alimentare, determinato dal forte aumento della materia prima. Noi insorgemmo energicamente con un ampio articolo che pubblicammo in difesa dei pastifici ingiustamente ACCUSATI, E SPEDIMMO COPIA DEL NOSTRO GIORNALE A TUTTE LE INDUSTRIE INTERESSATE, CHE TRASCURARONO DI ESPRIMERCI, SALVO UN PAIO DI ESSE, LA LORO SOLIDARIETA'.
Come i lettori ricorderanno il prezzo del grano duro occorrente per la pasta alimentare di qualità, come del resto anche di quello tenero, subì dal 2006, un forte aumento che provocò anche una sua rarefazione sui mercati forse speculativa. Cosicché i pastifici furono costretti ad aumentare il costo del prodotto finale, il che determinò una forte reazione, non solo emotiva, della clientela italiana e internazionale poiché, com'è noto in Italia, il consumo della pasta alimentare è altissimo in quanto si tratta del piatto fondamentale delle famiglie italiane. Ma il nostro prodotto è noto ormai in mezzo mondo quindi la forte diffusione degli spaghetti e degli altri formati della pasta alimentare, riguarda i produttori italiani ed in particolare due aziende, il gruppo Pastifici Zara, presieduto dal dottor Furio Bragagnolo che ha conteso per lungo tempo il primato della esportazione della sua pasta prodotta nei grandi stabilimenti di San Pio X di Treviso e di Trieste, alla Barilla. Il gruppo Zara, ha inaugurato recentemente un grande stabilimento, a Trieste che ha aumentato fortemente la produzione della pasta Zara ormai bene introdotta e conosciuta in numerosi Paesi europei e negli Stati Uniti. Da un paio d'anni, il gruppo Pastifici Zara, ha superato nell'esportazione il gruppo Barilla. Infatti, nell'esportazione del suo prodotto ha adottato una sua politica espansionistica, intelligente e saggia, penetrando nei mercati con un prodotto che la clientela internazionale ha evidentemente preferito. Ma più che una comunicazione mediatica, il consumo all'estero della pasta Zara, ha saputo imporsi sul piano preferenziale, forse come prodotto, e la conquista dei mercati internazionali per l'italian food, sviluppatasi alla grande anche per la intelligente azione del nostro Istituto per il commercio estero. Soprattutto per i famosissimi “italian spaghetti” che Bragagnolo ha proposto come immagine consacrata del costume alimentare internazionale, al quale il Made in Italy, saggiamente proposto anche dalle autorità italiane ministeriali, e dalla intuizione propositiva dello stesso autorevole manager veneto, riuscendo ad aprirsi anche laddove i mercati non erano ancora assuefatti al miracolo della nostra indovinata consuetudine alimentare. Non sembrava nemmeno possibile il grande processo evolutivo della diffusione dei prodotti Zara, e neanche il sorpasso faticoso della Barilla che il gruppo veneto si era proposto come traguardo da raggiungere e che dominava da tempo i mercati internazionali. Ma da un paio d'anni il cammino di Bragagnolo non ha trovato più ostacoli anche se la Barilla resta subito al di sotto della pole position per le conquiste di mercati che rendono orgoglioso il giovane manager rimasto solo alla guida del suo impero produttivo dopo la scomparsa del Padre avvenuta due anni fa, dopo lunga malattia.
Ora la persecuzione giudiziaria avviata da qualche tempo avverso 26 nostri produttori di Pasta, si è concretizzata con la mega multa da 12 milioni e500mila euro, facendo felici quelli del Codacons, che esultano ritenendo di avere vinto l'importo della multa al superenalotto.
SAREBBERO RITENUTI INGIUSTIFICATI GLI AUMENTI DEI PREZZI DAL MAGGIO 2006 ALLO STESSO MESE DEL 2008. MA AUMENTANDO IL PREZZO DELLA MATERIA PRIMA, IL GRANO, DOVEVA AUMENTARE ANCHE IL PREZZO DEL PRODOTTO FINITO. PRIMA DI ESULTARE IL CODACONS ASPETTI LA CONCLUSIONE PROCESSUALE DEL TAR. QUINDI L'ACCUSA DELL'ANTITRUST, SECONDO LA NOSTRA MODESTA OPINIONE E' UNA BUFALA SOPRATTUTTO PERCHE' GLI IMPRENDITORI NON SONO PERSONE SPROVVEDUTE E ADEGUANO I PREZZI DEI LORO PRODOTTI A QUELLI DELLA MATERIA PRIMA E PER FARLO NON HANNO BISOGNO DI CONCILIABOLI SEGRETI.
Ciò che riteniamo illegittimo in tutta questa faccenda nebulosa, è il linguaggio usato dal presidente del Codacons, avv. Carlo Rienzi il quale dichiara fra l'altro che si tratta “DI UNA SPECULAZIONE IGNOBILE FATTA SUL BENE PRIMARIO”. Adeguare i prezzi non è “speculazione ignobile” è adeguamento proporzionale. E così prosegue imperterrito: “Non solo noi l'avevamo detto e previsto, ma avevamo anche le prove. Denunciammo infatti all'autorità il fatto che i prezzi al dettaglio della pasta, crescevano senza alcuna ragione mentre il costo del grano diminuiva sino al 62%. L'avvocato Rienzi che ora si trastulla nella previsione di inopinabili rimborsi, trae conforto nel distribuire illusioni traendone fama e dichiara: “Dietro non poteva esserci che una speculazione ignobile perché fatta su un alimento che gli italiani hanno sulle loro tavole ogni giorno. Una speculazione, perché gli italiani alla pasta non rinunciano…” e via di questo passo il linguaggio dell'avvocato Rienzi, il quale dovendo acquisire simpatie dai consumatori associati va giù di brutto, raccontando anche dati assolutamente inesatti come quello del grano che diminuiva del 62% mentre la pasta aumentava oltre il 36%. La paura del ridicolo nella formulazione di dichiarazioni contrastanti, non mette in imbarazzo il presidente del Codacons. Non solo, ma il solerte avvocato ha deciso che i pastai dovranno restituire il denaro ai clienti che secondo lui sarebbero stati derubati. Quindi i clienti dovrebbero promuovere cause civili attraverso i giudici di pace, magari cause assistite dal Codacons, quindi dallo stesso avvocato Rienzi, il quale indurrà gli industriali della pasta a risarcire i cittadini italiani del presunto danno subito con il rincaro degli spaghetti, e siamo subito nel ridicolo. Per il Codacons, il prezzo del grano diminuiva e quello della pasta aumentava nel periodo che va dal maggio 2006, allo stesso mese del 2008. Probabilmente Rienzi ha preso gli industriali italiani della pasta per emeriti cretini quando afferma che il prezzo del grano era diminuito del 62% e quello della pasta aumentato del 36%. Questo giornale, un anno fa, uscì contestando duramente l'accusa dell'antitrust, scrivendo a tutta pagina l'inconsistenza dell'accusa e la mancanza assoluta di dolo, proponendo la mala fede di chi aveva formulato un reato che non sussisteva, e non sussisteva perché mancavano indizi per affermare responsabilità delittuose nei confronti delle aziende accusate, fornimmo anche le motivazioni provviste di argomenti obiettivi, all'assoluta mancanza di dolo su presunti accordi per la formulazione dell'accusa di “cartello”. Provvedemmo, come s'è detto ad inviare a tutti i pastifici il nostro giornale aperto alla pagina che trattava l'argomento. Ma gli industriali e i loro dirigenti erano tanto indaffarati che non presero atto di quanto andavamo facendo a loro difesa. Non c'era bisogno di cartello. I presunti coordinatori dell'intesa, Amato, Barilla, Divella, Garofalo, Rummom, Zara e Unipi, non avevano bisogno di accordarsi per formulare un progetto. Unificato di aumenti programmati all'unisono. Si tratta di persone adulte quindi vaccinate e sufficientemente intelligenti per evitare un coordinamento su aumenti che non c'era bisogno di programmare in coro e allineati, poiché ogni azienda sapeva come calcolare aumenti consoni all'iperbolico aumento del prezzo del grano. Che poi, nelle rispettive associazioni di categoria le aziende abbiano ragionato sulla tematica, non solo non è escluso, ma in prospettiva la misura dell'aumento non poteva uscire dai canoni di calcoli precisi, fermi restando i costi di produzione con il calcolo finale di un adeguamento generale che ognuno studiava per conto proprio e nessuno aveva interesse programmarlo tanto meno allineandosi su un fronte concordato. Abbiamo titolato nell'occhiello, parlando di vendetta dell'antitrust. Noi sappiamo bene che quell'organismo è la valvola di sfogo pubblico contro il carovita che solitamente chi governa cerca di attribuire a cause, se non patologiche, CERTAMENTE DOVUTE ALLA PRESUNTA AVIDITA' degli industriali di settore, che in un libero mercato di uno Stato di diritto, sono liberi di applicare qualsiasi aumento che ritengano opportuno. La libera concorrenza farà da calmiere e regolerà i mercati. Dare dunque sfogo al clamore per diffamare una categoria di imprenditori della pasta attribuendo loro un comportamento fuori legge, è un atto lesivo e privo di riscontri obiettivi, quindi, diffamatorio. L'accusa è facile e demagogica e dovrà essere confutata nelle sedi opportune. “Colpevoli di avere deciso a tavolino l'aumento del prezzo della pasta” è la lapidaria sentenza contro i big del settore i quali naturalmente si oppongono ritenendo non legittima la causale del provvedimento repressivo, e hanno ragione poiché le 26 grandi aziende accusate ritennero legittimo provvedere a stabilire un aumento del prodotto in rapporto a quello delle materie prime. Quando noi, a suo tempo intervenimmo dopo la clamorosa accusa formulata dall'Antitrust e comunicammo a tutte le aziende, coinvolte nella vicenda , invitandole a seguirci nella legittima azione difensiva che il nostro giornale aveva iniziato con quell'articolo, fummo circondati da indifferenza. Soltanto alcune aziende ritennero coraggiosa e importante la nostra azione difensiva, che la stragrande maggioranza ignorò come legittima azione difensiva nei loro confronti. Speriamo che questa volta, a fronte della stangata si delinei un fronte allineato in DIFESA DELLA CATEGORIA CHE RICORRENDO AL TAR DOVREBBE LOGICAMENTE OTTENERE UN OBIETTIVO RISULTATO ASSOLUTORIO. L'avvocato Rienzi è uscito dai gangheri e ha preso fischi per fiaschi e potrebbe subire una denuncia per diffamazione all'indomani di una sentenza assolutoria perché le sue frasi contro gli industriali del settore non hanno la pertinenza per resistere all'analisi dei giudici del Tar.

Italo Tassinari
e-mail redazione@mondolibero.it

ABBATTUTO IL FLAGELLO DELL'ASSENTEISMO NEL SETTORE PUBBLICO
E' TEMPO DI ABBATTERE ANCHE QUELLO NELLE AZIENDE PRIVATE DOVE I DIPENDENTI SI ASSENTANO CON INCREDIBILE FREQUENZA PER MOTIVI PRETESTUOSI ABBASSANDO NOTEVOLMENTE IL LIVELLO DI PRODUTTIVITA'.
LA NASCITA DELLO STATUTO DEI DIRITTI D'AZIENDA NON E' PIU' UN SOGNO

L'opinione pubblica non è informata, ma il flagello della diserzione dai posti di lavoro nelle aziende private, per le cause più disparate e menzognere, è un fenomeno inarrestabile che toglie ai datori di lavoro la speranza di un aumento di produttività e crea vuoti paurosi fra i dipendenti. Cosicché questo fenomeno ha assunto aspetti preoccupanti, e fatto diminuire la produttività che certa flessibilità aveva fatto raggiungere. Non è giusto che l'industria debba sopportare tanti inutili oneri aggiuntivi per colpa di gente che ha poca voglia di lavorare. A centinaia si contano nelle medie aziende i permessi temporanei infrasettimanali ottenuti per i motivi più disparati che decurtano gravemente l'orario di lavoro, di fronte al quale le direzioni aziendali si sentono impotenti. Poi le giornate festive infrasettimanali che in Italia sono le più numerose del mondo, che inducono ai “ponti”,vuoi per santi e beati che saturano il calendario, vuoi per ragioni locali, nazionali, patronali, senza contare proprio quei ponti allungabili secundum magnam, specie se accadono con i giovedì o i martedì. Infine, la storia del “malato immaginario”, che reiteratamente si avvicenda con la complicità di medici compiacenti, mentre l'inventiva del dipendente trova pretesti a non finire che lasciano sbigottiti gli uffici delle risorse umane, o gli impotenti datori di lavoro attoniti per la fertile fantasia di chi non ha voglia di lavorare. Quali ripari per arginare un fenomeno dilagante contro il quale nessuna azienda dispone di poteri limitativi? Il sindacato, da parte sua tutela e difende questa prassi truffaldina che ormai dilaga inarrestabile, rendendosi complice. La patologia dei fannulloni che il ministro Brunetta ha saputo guarire tra i dipendenti pubblici, dovrebbe essere curata anche in sede privata, ma i sindaca ti complici, non lo permetteranno mai. Si tratta dunque di una palese violazione dei diritti d'azienda che nessuna legge volle mai codificare, perché nella bilancia delicata dei rapporti fra Confindustria o Confapi e Confederazioni sindacali, l'ipotesi di uno STATUTO A TUTELA DEI DIRITTI D'AZIENDA, non poté mai essere nemmeno ventilato perché nulla doveva o poteva opporsi alla legge n. 300/1970 ovvero Statuto dei diritti dei lavoratori. La speranza dello Statuto dei diritti d'azienda fu fatta abortire sin dalla sua prima ipotesi, forse prima ancora del suo ipotizzabile concepimento. Non si poté nemmeno immaginare alla lontana poiché l'odore del diritto in casa confindustriale, da opporre a quello dei lavoratori dipendenti, era semplicemente una bestemmia! Tant'è che la storia, dall'avvento della triplice sindacale, sancisce congenitamente l'aborto del diritto in casa imprenditoriale, per difenderne la sussistenza solo dalla parte dei lavoratori dipendenti. Nel linguaggio sindacale la prassi della logica democratica, sancisce drasticamente che le aziende imprenditoriali non hanno diritti: soltanto doveri! Lo si voglia o no, questa è la legge: dura lex sed lex e la pletora dei datori di lavoro, piccoli, medi, grandi, non osa nemmeno pronunciare ad alta voce la parola “diritto” nel timore reverenziale di offendere i padiglioni auricolari dei dirigenti sindacali. Questa tacita accondiscendenza imprenditoriale è talmente radicata che ormai tutti i datori di lavoro, associati o non, nelle varie loro aggregazioni, sono rassegnati ritenendola una fatalità ineluttabile, incontestabile. Ora è tempo di dire basta a questa anomalia legislativa e ridare alle organizzazioni imprenditoriali la contezza dei sacrosanti diritti dei loro associati. A tal fine col nostro giornale “Mondolibero” e la collaborazione di alcuni docenti di diritto costituzionale e avvocati, stiamo realizzando finalmente lo Statuto dei diritti d'Azienda. Quando il testo già redatto sarà stato riesaminato ed approvato dai suoi estensori e da autorevoli giureconsulti, PRESENTEREMO IN PARLAMENTO IL PROGETTO DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE E SIAMO CERTI CHE LA MAGGIORANZA PARLAMENTARE NE CONDIVIDERA' L'ESSENZA, LO SPIRITO E LA LETTERA, POICHE' FINALMENTE SI RIEMPIA QUEL VUOTO LEGISLATIVO COSTITUZIONALMENTE INCONCEPIBILE. Secondo la prassi legislativa, i parlamentari dovranno codificare l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, come invocato invano a caratteri cubitali nelle aule giudiziarie. Dopo l'approvazione di questo progetto di legge, le aziende potranno finalmente esercitare appieno i loro diritti alienati dai taciti accordi formulati per quella pace sindacale inesistente che avrebbe dovuto evitare conflitti che hanno invece sin qui caratterizzato le lotte sindacali. La sovrumana cretineria dei deboli che si fecero conigli per implorare la comprensione non concessa dai sindacati, dovrà finalmente cedere, e l'impresa ritrovare il suo orgoglio, quello di essere la vera fonte delle risorse finanziarie indispensabili ai governi de Paese. I Sindacati dovranno accettare il diritto è un sacrosanto dettato costituzionale uguale per tutti , ed è su questo rigoroso dettato, che dovrà essere operante quello STATUTO DEI DIRITTI D'AZIENDA CHE DA TEMPO IMMEMORE, OVVERO SIN DALLA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE , L'IMMANE ESERCITO DEI DATORI DI LAVORO HA INVANO ATTESO. Siamo certi che oggi nessuna organizzazione sindacale potrà opporsi al varo di una legge di questo tenore poiché sarà facile per tutti, capire che a fronte DEL LEGITTIMO STATUTO DEI DIRITTI DEI LAVORATORI su cui si basano i tribunali per le loro sentenze anchilosate dal voto legislativo, DEVE ESSERE OPERANTE LO STATUTO DEI DIRITTI D'AZIENDA.

Italo Tassinari

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L'URANIO IMPOVERITO

Un'altra vittima illustre deceduta dopo una lunga malattia, il colonnello medico, Amos Lucchi da Cesena. Sono stati celebrati in forma solenne i funerali nella chiesa di Maria Immacolata con foltissima partecipazione di autorità civili e reparti militari in alta uniforme e un nutrito numero di generali per rendere l'estremo saluto ad un altro ufficiale deceduto per cause di servizio. Gli effetti letali della micidiale sostanza radioattiva impiegata dai fabbricanti di armi USA per dare ai proiettili forza penetrativa, continua a mietere vittime fra i nostri militari reduci che furono in zone di guerra, Balcani e Iraq, colpiti dalle fatali radiazioni. 167 il numero dei militari deceduti per il morbo di HOTKING, provocato dalle radiazioni emanate dalla esplosione dei proiettili dotati di cariche all'uranio impoverito nelle zone di guerra, sia nell'invasione dell'Iraq come nella guerra dei Balcani, 2537 i malati. La vittima più illustre è stato il colonnello medico prof. Amos Lucchi di 53 anni deceduto dopo lunga malattia. Le esequie per onorare l'alto ufficiale di Cesena sono state celebrate in forma solenne con ampia partecipazione di autorità civili, reparti militari in alta uniforme, numerosi ufficiali di Stato Maggiore, generali di divisione e di C. Armata e autorità civili che hanno inteso onorare il colonnello Lucchi deceduto per cause di servizio. La dolorosa conta dei militari affetti dal morbo di HOTKING, si è drammaticamente allungata. Il colonnello Lucchi ebbe i primi sintomi del morbo, causato dalle radiazioni di Uranio esattamente nel settembre dello scorso anno. Via via le sue condizioni si aggravavano, ma come è accaduto in tanti altri casi, nessuna cura è riuscita ad avere ragione del male. Il colonnello Lucchi che era medico, conscio della gravità della sua affezione si era confidato con la moglie, da cui era divorziato con due splendidi figli, Simone e Costanza, dotati entrambi di eccezionale intelligenza. Il decesso del colonnello Lucchi, l'ultimo della dolorosa serie di cui da anni ci occupiamo ha fatto puntare nuovamente l'indice accusatore contro le autorità militari statunitensi che avevano provveduto a dotare i loro militari di indumenti resistenti alle radiazioni mentre i nostri reparti ne furono sempre sprovvisti. Nelle zone dove furono impiegati quei proiettili contaminanti, anche fra la popolazione e i bambini in particolare la malattia ha mietuto molte vittime soprattutto durante la prima guerra del Golfo e noi pubblicammo le inchieste di Padre Benjamin, il quale ne consegnò i tremendi risultati alla Nato che dispose poi per la nomina di una commissione scientifica presieduta dal prof. Mandelli. La commissione, non cavò un ragno dal buco, probabilmente per i freni inibitori che le autorità militari statunitensi avevano imposto. La commissione era finanziata in dollari dalle autorità militari del Pentagono. Finalmente il Ministero della Difesa con a capo il nostro Ministro Martino, liberale, poté formare una seconda commissione che seppe identificare la malattia, le sue origini e riconobbe la serie delle affezioni tumorali causate dal morbo di HOTKING e le vere cause degli innumerevoli decessi dei militari reduci dai fronti di guerra contaminati. Oggi il decesso doloroso del colonnello medico romagnolo, Amos Lucchi, l'ultimo della serie, ripropone drammaticamente il problema di cui "Mondolibero" si occupa da anni, mentre il numero dei militari affetti dal terribile morbo, causato dalle radiazioni da uranio impoverite, è di 280 unità. Le famiglie sono ora assistite e ricevono aiuti per sostenere i costi delle cure relative e il numero dei decessi è sostanzialmente diminuito. Frattanto i risultati dei lavori della seconda missione scientifica hanno indotto il Ministero della Difesa, d'accordo con quello della sanità, a sostenere le famiglie dei militari deceduti con sostanziali premi assicurativi. Noi porgiamo alla famiglia del colonnello Lucchi i segni del nostro cordoglio sperando che la serie delle malattie e dei decessi causati dalle radiazioni dell'uranio possa finalmente volgere al fine.
Porgiamo un particolare saluto affettuoso ai figli: alla tredicenne Costanza una fanciulla straordinariamente intelligente e sensibile e al fratello maggiore, Simone anch'egli dotato di eccezionale sensibilità e cultura particolarmente colpiti dalla ineluttabilità del fatto e alla signora Cristina madre di entrambi che ebbe a raccogliere le ultime parole del colonnello col quale conservava rapporti affettuosi di amicizia e stima.

Italo Tassinari

LOTTA PARTIGIANA: IL CONVEGNO  AL BO PER I 65 ANNI DEL
CLN DEL VENETO..

Presenti tre autorevoli protagonisti tutti  nati nel 1921, il sen. Emilio Pegoraro, Franco Busetto, presidente dell'ANPI Veneto e il prof. Giuliano  Lenci.

La manifestazione del 65° anniversario si è svolta  al Bo, nell'Aula Magna alla presenza di sole scolaresche poiché a gran parte della cittadinanza che voleva entrare, noi compresi, è stato impedito da  energumeni  che  tenevano chiuse le porte  per mancanza di posti in aula: la mancanza di posti  era dovuta alla presenza di numerose scolaresche Fatte convenire  al Bo, nel timore che  alla manifestazione  fosse presente scarso pubblico  per lo scarso interesse che una simile manifestazione poteva suscitare di venerdì mattina  anche perché le commemorazioni  sia pure della resistenza se possono interessare  i retori della sinistra , hanno scarso interesse per il pubblico, specialmente durante l'orario di lavoro, quindi scolaresche,  fanciulli e ragazzi e giovani ai quali
codesta reminiscenza cara  alla sinistra, una sinistra che non fa più parte nemmeno del Parlamento ,perché decisamente non votata,  lascia il tempo che trova, salvo alcune eccezioni più o meno lodevoli e  per  i parenti  dei partigiani che caddero  durante  il periodo della guerra  perché  facenti parte delle formazioni partigiane   alcune delle quali svolsero  l'arduo compito di lotta  contro il nazifascismo : Ma purtroppo, durante quel periodo sovente vi furono eccessi da entrambe le parti che portarono a tragedie e massacri che la storia ha registrato ma  i retori della Resistenza,  volutamente ignorano anche se è sorta l'alba  nella quale  scrittori di valore che militano nella sinistra , come il collega Gian Paolo Pansa, hanno scoperto  con 60 anni di ritardo che  anche nei combattenti della Repubblica di Salò, ovvero nei  fascisti,  ci furono coloro che cadendo per i loro ideali,  debbono essere consacrati come martiri,   che si immolarono  anche eroicamente pur essendo considerati  a quell'epoca nemici.
Noi eravamo andati al Bo per assistere alla manifestazione commemorative e anche per esternare il nostro rammarico avverso  quelle enormi ingiustizie e quei massacri  insensati che vennero compiuti  e da partigiani isolati e da autentiche formazioni, quindi Brigate garibaldine  del PCI
Eravamo andati al Bo per presenziare e protestare ufficialmente , quindi rendere edotti i tre  personaggi autenticamente  storici e  di nobili intenti,  che hanno dato un autentico contributo ai valori della Resistenza. Mentre per noi e per chi redige questa nota in altri casi la Resistenza è stata insozzata da criminali e assassini:  L'orrenda strage di Codevigo fu consumata nelle notti del  9,10 e 11 maggio  del1945 dai partigiani comunisti della XXVII Brigata Garibaldi  comandata da Arrigo Boldrini, alias Bulow, dopo la fine della guerra, quando  erano finiti anche tutti i  conflitti, quindi fu un massacro , una strage  voluta da Boldrini ed eseguita dagli uomini della sua Brigata, che eseguirono il massacro su ordine  del Boldrini il quale fu poi anche  decorato di medaglia d'oro  al VM perché aveva combattuto a fianco degli alleati sulle rive del Senio in provincia di Ravenna
contro le truppe italo tedesche , quindi  contro i militari della Decima Mas  e reparti delle truppe di Salò. Parte di quegli stessi  militari che poi  su invito perentorio del comandante Boldrini, dopo la  fine della guerra erano stato gentilmente invitati a Ravenna  dal comando della XXVII brigata Garibaldi, quindi per ordine del Boldrini,  per essere interrogati e poi, specificava l'invito essere subito rimandati a casa.  Invece,  i 300  che arrivarono a Ravenna per l'interrogatorio  furono  presi e inviati con alcuni camion  a Codevigo in provincia di Padova e richiusi in quelle scuole comunali dove  si sarebbero dovuti svolgere questi interrogatori.
   
L'ORRENDO MASSACRO  FU CONSUMATO DAGLI STESSI PARTIGIANI DELLA XXVIII IL CUI COMANDANTE ERA SEMPRE  BOLDRINI

Gli interrogatori  fasulli furono effettuati formalmente  in quelle tre notti da tregenda  9/10/11 e al termine  di quelle tragiche buffonate,  ogni notte,  gli interrogati  a gruppi  venivano condotti non molto lontano da Codevigo, sulle rive del fiume Bacchiglione  sul cui greto, ovvero sull'argine
Il gruppo veniva radunato e falciato  dai  mitragliatori  in possesso  di codesti " eroi della resistenza".  .." Erano 300  erano giovani e forti con quel che segue.."  Di questo noi volevamo parlare in quella storica AULA MAGNA DEL BO DI PADOVA , DOVE  UNA DECINA D'ANNI PRIMA ERA STATO OSPITE D'ONORE QUELL'ARRIGO BOLDRINI,  eroe  (..)   festeggiato e dalle autorità accademiche e dall'allora presidente  della Repubblica  Oscar Luigi Scalfaro altro elemento  post resistenziale, ma  fascista autentico, il quale per redimersi e apparire  antifascista ,  chiese di fare parte del tribunale speciale  di Novara  nelle aule del quale,  lo Scalfaro  ex fascista divenuto  antifascista  subito dopo la guerra ,  cattolico baciapile falso,  chiese ed ottenne la condanna a morte  dei suoi ex camerati novaresi,  fra i quali un ex prefetto della città: Un cattolico composto di materia probabilmente nauseabonda,  da non nominare ,  volle  chiedere la condanna a morte di  cinque persone dabbene per i loro trascorsi fascisti , durante i quali non torsero  un capello ad alcuno : Le condanne furono inesorabilmente eseguite, no si sa bene a fronte di quali delitti  se non quello di essere stati fascisti come lo fu anche Oscar Luigi Scalfaro.
Anche questi era l'argomento di cui chi redige questa nota, sia pure drammatica , intendeva contestare  venerdì alla presenza  di quei tre  signori , verso il quale  no nutriamo   ammirazione e rispetto  per i loro trascorsi di galantuomini, quindi personaggi che onorano la Resistenza, quindi non possono che essere  stati o contrari all'orrendo massacro dei  trecento giovani  a Codevigo.
Non avremmo chiesto il perché  il Parlamento italiano  volle  eleggere quello Scalfaro di trista memoria, Presidente della Repubblica.  Il perché è scritto nella storia, non quella dei retori delle  gesta partigiane  da noi  precisate.

CHI SAPEVA  ANCHE DELLA SPAVENTOSA FINE DELLA GIOVANE MARTIRE ISTRIANA  NORMA  COSSETTO,   CONSUMATA DAI PARTIGIANI  COMUNISTI DI TITO, PERCHÉ NE VOLLE OFFENDERE LA MEMORIA PONENDONE IL NOME NELLA LAPIDE CHE TRONEGGIA NEL CORTILE DELL'UNIVERSITÀ' DI PADOVA, LAPIDE CHE ONORA  I MARTIRI DEL NAZI FASCISMO ? LA  RAGAZZA ISTRIANA  ORRENDAMENTE SEVIZIATA  DAI "FULGIDI" PARTIGIANI COMUNISTI DI TITO, CHE DOPO AVERLA STUPRATA , VIOLENTATA,  LE FURONO TAGLIATI I SENI E  IMPALATA CON  UN PALO  INTRODOTTO NEI GENITALI,  E' STATA OFFESA ANCHE DOPO MORTA E SAPETE DA CHI ?  DA QUEL PROFESSOR MARCHESI CONCETTO, COMUNISTA  CHE NE  ERA IL PROFESSORE E LA VOLLE METTERE  ACCANTO  AD ALTRA GENTE  DI AVVERSI SENTIMENTI ALLA  FULGIDA MARTIRE ISTRIANA.

Noi volevamo pregare quei tre personaggi sunnominati  ai quali  esprimiamo la nostra ammirazione, di  usare la loro autorità resistenziale perché il nome della martire NORMA Cossetto, sia tolto da quella lapide e  finalmente  possa riposare in pace.
Cercammo di  interessare  l'Università e i rettori del tempo,  denunciando anche per falso gli autori del  fatto che è delitto di falso storico immortalato in una lapide esposta  al pubblico, ma senza ottenerne alcun riscontro, perché in fondo  a nessuno interessa che una ragazza ventenne  sia stata orrendamente seviziata  dai partigiani slavi  che erano in 17  e siccome il 17 porta male, furono poi tutti  fatti prigionieri e passati per le armi.
QUESTI ERANO I MOTIVI PER I QUALI VOLEVAMO PRESENZIARE  LA CERIMONIA DI VENERDI' 26  SETTEMBRE  NELL'AULA MAGNA DEL BO E  CHI ERA ALLA PORTA  CONOSCENDOCI, CE LA CHIUSE IN FACCIA OSTINANDOSI A TENERCI FUORI  CON LA CAUSALE FASULLA CHE  IN AULA NON C'ERA POSTO..
Questa nota  la redigiamo per amore della verità.
E' vero che  l'on. Sen. Arrigo Boldrini, detto Bulow, dopo una trasmissione  su canale 5  alle ore 13,  chiamata "SGARBI QUOTIDIANI" durante la quale CHI REDIGE QUESTA NOTA  DENUNCIO' GLI EPISODI  SOPRA RACCONTATI  DANDO DI ASSASSINO  a Boldrini, epiteto  che Vittorio Sgarbi   ripeté in aula parlamentare contro  il noto personaggio  il quale per i suoi " meriti speciali" fu eletto anche senatore della Repubblica, il PCI  esaltava certi suoi personaggi che sarebbero stati adatti a spianare la via comunista al potere: e Boldrini  ci trascinò in giudizio per diffamazione  aggravata  assieme  allo scrittore  Gianfranco Stella da Ravenna  che  aveva  scritto il volume " Ravennati contro" raccontando la storia del sen Boldrini  come l'abbiamo raccontata noi:
Dando di assassino all'on. Boldrini  in piena aula parlamentare, anche Vittorio Sgarbi  fu processato per diffamazione aggravata. Alla fine  del lungo iter processuale  gli imputati di  diffamazione  per avere  definito  Arrigo Boldrini  assassino, furono tutti assolti  con la seguente causale :" Il fatto
( di avere definito assassino il Boldrini) non costituisce reato" .E qualcuno degli imputati inviò un  messaggio al Boldrini,medaglia d'oro  e senatore della repubblica italiana ,  redigendolo in questi termini::La conclusione processuale a mio carico, ora mi consente  a cuor leggero  di ripeterle l'epiteto perché definirla  assassino non costituisce reato."

L'ANZIANO IN EUROPA DIVENTERA' PROTAGONISTA  
Meno abitanti: 1 su 3 over 65. Un solo lavoratore per ogni pensionato. E i pensionati dovranno ringraziare i lavoratori immigrati se potranno riscuotere le loro pensioni poiché questi pagheranno con i loro figli quei contributi per consentire agli istituti previdenziali e assicurativi le risorse finanziare necessarie al pagamento delle pensioni, sanità e assistenza. Il 2015 sarà l'anno del sorpasso delle morti sulle nascite. E anche gli immigrati faranno meno figli. La prospettiva dell'aumento considerevole degli anziani viene da un attesa di vita che sta salendo verso i 90 anni. La popolazione aumenterà nei Paesi europei sino agli anni ¹50 poi diminuirà progressivamente tornando al di sotto degli odierni livelli.
In Italia la popolazione arriverà a 62 milioni, poi scenderà di nuovo ai livelli attuali. Nel 2035 ci sarà l'8,5% in più degli anziani e solo per  la presenza degli immigrati altrimenti al posto dell'8.5% avremmo un bel 25%. Altro che razzismo alimentato dalla umana imbecillità. Gli immigrati rappresentano la risorsa essenziale per la sopravvivenza del nostro Paese e forse dell'Europa tutta. Per capirlo occorre una cultura e un'intelligenza purtroppo coerenti sul bel Paese. Speriamo che la futura generazione ne sia provvista più dell'attuale.

Italo Tassinari

Il fiorente spaccio e consumo della droga aumenta
geometricamente a causa del proibizionismo

Vi ricordate il consumo dell'altra droga, ovvero dell¹alcol negli Stati Uniti che fece fiorire colossali strutture  distributive a cura di poderose organizzazioni criminali  che corruppero il 68 % dell¹apparato poliziesco? Bene, allora facciamo il parallelo. Noi non diciamo che  qui gli organi di polizia siano corrotti a tal punto, ci mancherebbe altro .Ma  dobbiamo stabilire una volta per sempre, una verità incontestabile. Da quando le leggi dei vari Paesi organizzati hanno puntato ala lotta senza quartiere contro produttori, grossisti, spacciatori e consumatori,  siamo arrivati al miserevole spettacolo dello spaccio di droga finanche davanti  le scuole secondarie e ad un consumo  che coinvolge un numero sconvolgente di consumatori d¹ogni tipo di stupefacente, mentre la criminalità legata al consumo delle sostanze si è impossessata  dei cosiddetti mercati  dilagando in maniera sempre più capillare. L¹umanità coinvolta disgraziatamente nel consumo  pare  pronta a commettere ogni sorta di reato pur di soddisfare il proprio  bisogno divenuto via via sempre più indispensabile. Tanta gioventù è disposta a tutto pur di procacciarsi la dose  per placare la propria ansia  dal bisogno. Reati a non finire vengono consumati  per soddisfare  il proprio  bisogno divenuto indispensabile. Famiglie rovinate e  giovani disperati  sono divenuti preda del vizio. Ma il consumo delle sostanze stupefacenti, specialmente pesanti è  moltiplicato geometricamente mentre la corruzione dilaga  in numerosi settori alimentata dalla ricchezza di un commercio tentacolare che induce  in tentazione e si allarga oltre limiti incredibili e spesso anche le quantità di  droghe sequestrate dopo infaticabili indagini da parte degli organi inquirenti,  spariscono  ³misteriosamente² dai depositi predisposti dalle autorità. Le organizzazioni private  che predispongono  apparati  per la cura del fenomeno  vengono sovvenzionate dallo Stato o dagli enti locali e spesso, fanno soldi a palate, organizzandosi  per  cure, profilassi, assistenza ,  ricoveri nelle strutture che via via assumono  aspetti  di ³assistenza sociale²  e  sfruttano i giovani  per indurli al lavoro traendone spesso  profitti non proprio leciti. Famiglie facoltose che affidano i pargoli  schiavi del vizio per  un recupero che spesso avviene,  ma a volte consente alle strutture e a chi le amministra di trarne  generosi profitti  per tempi indeterminati. Gli organi di polizia dei vari Paesi hanno stabilito rapporti di collaborazione,  dalle coltivazioni delle sostanze stupefacenti, alle distribuzioni,  ai ricchi consumi. Ma la lotta è totalmente fallita. I consumi si sono moltiplicati all¹infinito e questa moltiplicazione  che ha indotto  milioni di adolescenti al consumo. L¹affare rende proprio per  la persecuzioni delle leggi proibizioniste. Come rendeva il consumo dell¹alcol alle bande dei gangster statunitensi  che erano riuscite a corrompere  quasi tutta la polizia americana  nella prima metà del secolo scorso. Il fenomeno della corruzione in Italia  oggi è assai florido in vari settori e viene chiamato  col nome di tangentopoli ,ovvero cleptocrazia , e il caso recente del coinvolgimento di gran parte della giunta amministrativa della Regione Abruzzo.Ma, salvo rare accezioni  la lotta impari tra  Stati  consumatori di sostanze stupefacenti  continua e aumenta geometricamente,  il che dovrebbe indurre gli Stati che non lo hanno ancora capito che forse il sistema  repressivo è solo un errore. Cessando  la colossale speculazione  che arricchisce i produttori a dismisura  e gli spacciatori, nessuno avrebbe più interesse a produrre, a vendere e/o  spacciare, e il fenomeno finirebbe  per forza .Ma ve l¹immaginate ,cari lettori quali  enormi opposizioni da parte di tutti coloro che indirettamente vivono  nell¹ambito  delle prevenzioni e delle cure ? Come e di che cosa vivrebbero tutti coloro che traggono profitto. Da cure vere o presunte? Coloro che  sul ricovero dei drogati hanno costruito imperi  economici, e coloro che vivono e  arricchiscono  speculando , più o meno sul lucroso affare    dei centri di recupero che, sin qui hanno svolto compiti  di autentico e spesso, di presunto recupero? E che figura farebbero quei politici che si recano ogni tanto in pellegrinaggio ad osannare  gli opulenti  recuperatori,  veri o presunti e che declamano in pubblico od in  privato  le loro litanie e le loro virtù taumaturgiche contro la  piaga sociale della droga ? Andiamo, non facciamo ridere. L¹uso delle droghe sarebbe cessato d¹incanto se da quelle sostanze non si ricavasse ricchezza. Ricchezza diretta,indiretta favorita  in gran parte dalla corruzione dilagata per ogni dove.

MANETTE ROSSE: In sintesi le accuse a Del Turco e alla sua Banda

Sotto questo titolo, “Manette Rosse” a seguito dello scandalo relativo all'arresto del governatore dell'Abruzzo, Ottavino del Turco per concussione relativa a 15, diconsi quindici milioni di tangenti pretesi dall'imprenditore della sanità, Vincenzo Maria Angelici, denaro che fu dato a Del Turco e ai suoi collaboratori che ne facevano pressante e ostinata richiesta all'imprenditore stesso il quale a fronte di richieste di denaro, condite di promesse e minacce, si vide costretto a pagare mazzette da 100mila, 200 mila e 750 mila euro, sino alla concorrenza di quindici milioni, quando decise di dire basta e denunciare la combriccola di “autorevoli” concussori che militavano ai vertici della Regione Abruzzo. “La prima volta, propose a quella gente 30/40 mila euro, “e quelli mi dissero di non scherzare e per cominciare ne pretesero 200 mila.” Comincia cosi la deposizione del re delle cliniche private abruzzesi resa al Procuratore della repubblica di Pescara, dottor Nicola Trifu oggi e ai P.M. Giuseppe di Florio e Giuseppe Belleli, una deposizione corredata di riscontri inoppugnabili che portarono in carcere con il presidente della regione Del Turco, il segretario Lamberto Quarta, il capogruppo del PD abruzzese, Camino Cesaroni, tutti accusati di esseri i protagonisti di una neotangentopoli di centrosinistra che ha coinvolto anche il manager dell'ASL, Luigi Canga, gli assessori regionali, Bernardo Mazzucca, Antonio Boschetti, e anche l'ex presidente della Regione, Giovanni Pace di AN, tutti arrestati, mentre il deputato Sabatino Aracu, si sarebbe limitato a chiedere all'imprenditore “solo” due milioni di euro che però non ottenne. Questi i fatti che portarono ad arresti in carcere e domiciliari i citati protagonisti che, successive indagini inchiodano sul banco delle loro responsabilità con accertamenti obbiettivi che non lasciano dubbi sui comportamenti delittuosi dei protagonisti tutti sospesi dai loro incarichi. “I protagonisti mi dicevano che avevano bisogno di denaro, Del Turco per la sua corrente e soprattutto per pagarsi l'appartamento acquistato a Roma. Aperta cosi la questione morale all'interno del Centro sinistra che ha sconvolto non solo l'apparato verticale della Regione Abruzzo, ma il partito intero.
Oggi, dopo che Ottaviano Del Turco ha lasciato il carcere perché le indagini hanno confermato la gravità delle accuse e non c'è più pericolo di inquinamenti, le posizioni degli imputati sono chiarissime. Quel che indigna e non poco, è la solidarietà espressa dai colleghi anche della maggioranza, una solidarietà che offende i magistrati inquirenti addetti al compito di verificare, accertare, accuse e preparare la celebrazione dell'iter processuale con prove che non presentano lacune o dubbi, ma rendono il cammino procedurale tutto in discesa. E' mai possibile che quando un gruppo di politici viene preso con le mani nel sacco e i giudici inquirenti fanno la somma del denaro ottenuto dai protagonisti di un crimine concussario, sia pur da discutere al vaglio processuale, la “Casta” insorga subito a difesa degli imputati solo perché colleghi, conoscenti o amici? Certi crimini che offendono la morale, la dignità, la classe politica di “lorsignori” diventano peccatucci veniali per trovare subito la difesa della “Casta”? Chi ruba denaro con il delitto di concussione, per i colleghi parlamentari pare immune da peccato se trova solidarietà. Una specie di solidarietà morale che suona offesa per le persone oneste. Le mazzette richiesta stentoreamente ad un imprenditore pubblico ed ottenute sotto la minaccia più o meno larvata di essere estromesso dalla sua attività o di subire controlli destabilizzanti e pericolosi, che cos'è se non estorsione mascherata con l'aggettivo tangentocratico? E che significato ha la solidarietà della casta alla quale appartiene l'accusate del delitto concussorio? Una solidarietà che propone all'opinione pubblica la complicità morale dei politici che la esprimano fingendo che l'indiziato sia immune da colpe che sia solo vittima di persecuzioni giudiziarie insensate? Andiamo, questa commedia della solidarietà ai concussori i quali, per ottenere illecite somme fanno minacce larvate con probabili conseguenze sull'attività di un'impresa pubblica, è ricatto, è concussione che viene definita tangente per togliere il vero significato all'azione delittuosa che commette il funzionario o il politico investito di autorità e di poteri ostativi all'attività del concusso. E la solidarietà espressa agli accusati da chi ha funzioni di potere politico è da considerarsi potenziale complicità. Nell'opinione pubblica, codesto comportamento solidale appare obiettiva complicità nell'azione delittuosa del soggetto che commette personalmente il reato o che delega altri a furto: Ma vediamo le sequenze delle estorsioni chiamate tangenti ed ecco la sostanza dei verbali di Angelici rappresentati da centinaia di pagine di accuse ben dettagliate.
Angelini: “Andai a trovare Del Turco che conoscevo bene, dopo la sua nomina a Presidente della Regione che avvenne nel 2005. Subito in apertura al nostro incontro, mi sento suonare una strana musica: “Tu Enzo hai molti problemi e tutte le procure ti sono addosso. Proteggerti sarà difficile. Poi mi vedo con Cesarone, capo del PD locale, il quale mi dice che non avevo capito niente cioè che era inutile “parlare” con Del Turco, parlare soltanto e che Del Turco si era incazzato e che solo loro, cioè Cesaroni e Quarta (Segretario alla presidenza) potevano proteggermi, in cambio volevano somme di denaro cospicue”. Ma voi chi, chiesi: “Non fare il tonto, io, Quarta e Del Turco”. Be, dissi io, 30/40 mila? – Non scherzare, comincia con 200 mila, Subito!”
Da quel momento lui mi indicava le volte che dovevo dare e le relative cifre.. E io, ho provveduto sempre, puntualmente..”
La prima volta fu il 10 marzo 2006 che Angelini consegnò i primi soldi. Cesaroni mi dice:” Vai a trovare Del Turco e portagli 100/200mila”. –Va bene- dico- vediamo di fargli passare la rabbia”. Quella prima consegna fece da copione per tutte le altre. Andavo da Del Turco gli consegnavo i soldi che lui metteva sullo scaffale. Ritualmente, uno scaffale, una libreria che era li sulla destra.. nel salotto. Aspettava proprio la consegna, non c'era neanche la pantomima iniziale. Lui non apriva bocca. Dopodichè abbiamo cominciato a parlare, con lui si parlava del tempo, della salute, dei quadri ecc. Il 3 maggio successivo, consegno altri 100 mila euro a Del Turco. Il 31 maggio mi chiama Cesaroni e mi dice: “Tu sei nell'occhio del Ciclone. Noi con la legge 20 abbiamo fatto quel che potevamo. Guarda che hai solo noi come amici.. Ci devi dare una mano per la corrente socialista dentro il PD.” E cosi consegno altri 150 mila (che i due subito intascano e oggi godono della solidarietà di altri lestofanti.).
E' ben vero che tutta la vicenda deve passare al vaglio delle fasi processuali e che Del Turco ha già ingaggiato la sua lotta preliminare ricusando il suo pm il quale, essendo fermamente convinto della sua responsabilità penale in merito alle accuse contemplate nell'atto d'accusa, ne vuole un altro. Ma è anche vero che tutto il contenuto accusatorio e gli accertamenti verificati quindi i riscontri positivi in possesso degli organi inquirenti confermano punto per punto l'essenza de contenuti accusatori, e la manovra dilatoria del principale accusato che rientra nei suoi diritti procedurali appartiene al copione ormai consunto dei rallentamenti processuali.
La sostanza dei fatti non cambia , e rientra in una consuetudine ormai acquisita di interi consigli.
Comunali o giunte amministrative comunali del “Mezzogiorni di fuoco” vengono deposti per accertata appartenenza o concorsi esterni alla malavita organizzata.
I resoconti dei verbali relativi alle dichiarazioni del dottor Angelini, imprenditore sanitario, per gli inquirenti non lasciano spazio ad alcun dubbio Ma quando si tratta di politici impegnati certi processi finiscono sovente a tarallucci e vino. Basti guardare quel che anni fa è successo con l'allora ministro della sanità, Di Lorenzo e al direttore generale dello stesso ministero, Poggiolini : Entrambi ritenuti responsabili di corruzione e di strage per avere distribuito migliaia di sacche di sangue infetto. Avevano acquistato circa centomila sacche , rivendendole a ospedali e case di cura , traendone cospicui illeciti profitti, il tutto senza averne fatto analizzare i contenuti che risultarono nella stragrande maggioranza infetti, talché causarono numerosissime epatiti virali molte delle quali con esiti mortali e AIDS. Ai coniugi Poggiolini, durante le indagini furono trovati 17 miliardi in contanti nelle poltrone e nei pouff del salotto. Furono arrestati entrambi i coniugi come fu arrestato l'ex ministro liberale Di Lorenzo: Ma entrambi, dopo pochi mesi ottennero arresti domiciliari e libertà provvisoria. Sono trascorsi oltre 15 anni. Il processo è ancora da celebrare, e nessuno ne parla più mentre i parenti delle vittime di quella tragica corruzione speculativa a centinaia chiesero il risarcimento dei danni alla Sanità. Nessuno ne sa più nulla. Questa è l'Italia della giustizia lenta che quando riguarda i politici diventa autentica buffonata procedurale, sovente, tragica. Siamo certi che per quel che riguarda le sorti processuali di Del Turco e soci, a conclusione delle indagini ci sarà il rinvio a giudizio per i reati che verranno scritti agli imputati. Ma quel giudizio resterà da concludere a tempo immemore.

Italo Tassinari

MIRACOLO ITALIANO: OLTRE UN MILIONE DI DIPENDENTI  PUBBLICI E' GUARITO DALLE MALATTIE CHE IMPEDIVANO LORO DI RECARSI
AL LAVORO. LA TERAPIA MIRACOLOSA APPLICATA DAL PROF. BRUNETTA, MINISTRO DI STATO, INVECE DI SUSCITARE ENTUSIASMI NEL SINDACATO, E NEI POLITICI PER LE GUARIGIONI MIRACOLOSE, STA CAUSANDO MALUMORI
CHE INDICANO CHIARAMENTE CHE  IL SINDACATO  STA DALLA PARTE
DEI MALATI FASULLI AFFETTI DALLA SINDROME EPIDEMICA  DEI FANNULLONI


La notizia è entusiasmante. La percentuale dei malati  certificati  quindi  presumibilmente autentici facenti parte del pubblico impiego e guariti  dalla  terapia del prof. Brunetta, ministro  di Stato, è salita  negli ultimi giorni  al 38%!
Come dire  che su  3 milioni  e mezzo di  dipendenti pubblici,  la pericolosa sindrome da fannullonaggine, ovvero  da  carenza di voglia di lavorare, aveva colpito  ben oltre un milione e 133mila di dipendenti del pubblico impiego. Tutti guariti. E non si grida al miracolo? C'è da innalzare agli altari al taumaturgo Brunetta.
Tuttavia a Trento   dai dipendenti INPS, circa 200, arriva  un grido d'allarme!  Essi  protestano, invece di unirsi al giubilo che invade l'Italia. Quei signori, addirittura si dichiarano esasperati e pronti alla mobilitazione. Invece di gridare al miracolo per gli effetti della  terapia del prof. Brunetta e per  l'incredibile guarigione  non di mille persone, ma di oltre un milione di individui, tutti dipendenti della P.A. e quindi genuflettersi per un triduo a Sant'Antonio.
I 200  dell'INPS  insorgono come un sol uomo  contro la cura  Brunetta  e intendono addirittura mobilitarsi avverso  il politico-patologo il quale, ha denominato gli affetti dalla  sindrome  epidemica  con un appellativo significativo: fannulloni, ovvero  carenti da volontà di lavorare.
Il sindacato, a parte sua , ha sgomentato l'Italia. Invece  di esprimere  corale gratitudine, si è messo di traverso evidenziando addirittura solidarietà con i reduci da codesta sindrome,  per il reato di truffa commesso  da chi si  dichiara  falsamente affetto da malattia,  disertando il posto di lavoro, traendone per giunta illecito profitto. Roba da terzo mondo, appunto, defraudando gli istituti previdenziali, lo Stato  e il datore di lavoro. Questo era il momento per il sindacato di insorgere a difesa della gente che  ritiene suo dovere essere presente  al posto di lavoro per meritare lo stipendio. Se i dirigenti sindacali  si fossero invece dimostrati solidali con  chi ha voglia di lavorare,  avrebbero riguadagnato quella stima che stanno perdendo a tutto spiano: Bonanni e Angeletti lo sanno, perché non lo capisce anche  Epifani? Ma  è paradossale soprattutto il contegno del  sindaco di Roma, Alemanno il quale, per puro spirito demagogico si schiera a difesa  dei poveri malati fasulli  dato che Roma è la città dove l'epidemia dell'assenteismo per quella diffusissima sindrome è cronica. E PAREVA INGUARIBILE SINO ALL'ARRIVO  DEL MINISTRO BRUNETTA IL QUALE  AVENDO CON SE 57 MILIONI D'ITALIANI  E' DIVENTATO IL TAUMATURGO CAPACE DEL  MIRACOLO PIÙ PRODIGIOSO DEL SECOLO.


Italo Tassinari

ENERGIA A COSTI INSOSTENIBILI
NON SOLO LA BURGO. TUTTE LE CARTIERE ITALIANE IN CRISI
LICENZIAMENTI IN VISTA E SMOBILITAZIONI DRAMMATICHE

Il dramma che stanno vivendo le cartiere nazionali, con la Burgo in testa, (di cui si parla diffusamente in questa edizione) , per il prezzo dell'energia superiore del 30 per cento rispetto a tutti i Paesi europei , si sta drammaticamente acuendo , senza che gli organismi ministeriali interessati del resto molto impegnati in questo inizio di legislatura- abbiano ancora provveduto ad analizzare e risolvere la situazione che ha messo fuori mercato tutte le aziende cartarie italiane. I SALTI MORTALI AI QUALI HANNO DOVUTO SOGGIACERE LE CARTIERE ITALIANE DOVREBBERO PREOCCUPARE IL MINISTRO DELLE ATTIVITA' PRODUTTIVE E L'INTERO GOVERNO.
Non è stato sufficiente il grido di dolore lanciato dall'amministratore delegato della Burgo, dottor Marchi con la sua dettagliata relazione resa in occasione della recente assemblea, relazione drammatica che ha posto in rilievo il soverchiante problema del costo dell'energia che in Italia supera il 30% rispetto al resto dell'Europa. Abbiamo passato in rilievo anche il settore siderurgico nazionale che gode ora di una situazione favorevole con il mercato mondiale affamato di acciaio, non appena rallenterà la domanda dovrà subito vedersela con costi energetici eccessivi per attenuare i quali il governo Berlusconi dovrà studiare provvedimenti adeguati pena la smobilitazione di settori portanti dell'economia industriale italiana. Ottime le promesse del ministro Scaiola che sostiene l'immediata costruzione di centrali atomiche : Ottime ma abbisognano di tempi lunghissimi che le aziende non sono in grado di sopportare. Occorrono provvedimenti urgentissimi per evitare la smobilitazione di aziende dense di manodopera , smobilitazione che creerebbe situazioni sociali pericolose in momenti nei quali l'emergenza inflazionistica sta trascinando il reddito fisso verso il baratro.
Il governo dovrà intervenire con almeno una leva fiscale che dia intanto al settore cartario il coraggio di resistere e continuare a produrre, ovvero intervenga a moderare il prezzo energetico per le industrie divoratrici di energia come le cartiere per impedirne pericolose smobilitazioni.
Frattanto in provincia di Padova c'è uno stato di allarme che riguarda i 1.500 addetti delle cartiere dell'alta padovana mentre quella di Carmignano di Brenta prevede i primi 30 licenziamenti.
Le cartiere interessate alla crisi , oltre a quella di Carmignano, sono di San Pietro in Gu, Galliera Veneta e Camposanpiero dove , come s'è detto lavorano oltre 1.500 addetti. Purtroppo come sempre avviene, si corre ai ripari quando lo straripamento dei fiumi ha già provocato danni irreparabili ai centri abitati o alle colture e si contano le vittime e spesso per non avere realizzato opere di prevenzione.
Mentre la crisi incombe e da tempo su tutto il settore cartario italiano si sentono le solite promesse come quella del presidente dell'Assocarta, Paolo Culicchi che ha firmato, figuriamoci, un "importantissimo " documento " sul quale , (attenzione!). , c'è scritto che " le parti si impegnano a porre la massima attenzione sull'evoluzione del settore": da trasecolare: Attenzione su che cosa? Al voltastomaco che ti fanno venire queste affermazioni. Siamo alla fase del licenziamento proposto per 30 dipendenti nell'azienda di Carmignano e quello firma un documento sul quale si parla di aria fritta , vogliamo scherzare ? ma quale evoluzione, qui ci vuole un intervento deciso dello Stato per evitare il crollo che si preannuncia con quelle drammatiche affermazioni del dottor Marchi all'assemblea della Burgo ( 5000 ) dipendenti, e noi siamo certi che il presidente Berlusconi, grande imprenditore, avrà già disposto un piano d'emergenza per impedire che abbiano inizio crolli premonitori.
Da parte sua Danilo Bosco, segretario della Fistel-Cisl, esperto nei problemi sociali ed economici , mette l'accento sul caro energia, dichiara che gli industriali del settore non avendo margini di risparmio saranno costretti a ridurre il personale.
Anche dalle istituzioni ci attendiamo la massima attenzione perchè il nostro è un comparto in cui il valore ecologico è sempre stato ai massimi livelli.
Molte cartiere riciclano una valanga di rifiuti contribuendo a risolvere anche il problema dei rfiuti Quindi -conclude Bosco le cartiere vanno aiutate perchè assolvono un preciso ruolo sociale ­economico che non sempre viene riconosciuto nella formula giusta."

PERCHE' PIU' TASSE? VEDIAMO CHI SONO I LADRI..

La pressione fiscale aumenta non perché è il Governo che la vuole aumentare ma perché le esigenze del bilancio lo impongono. S'era detto delle riforma elettorale che oltre a diminuire i parlamentari avrebbe dato una regolata alle spese elettorali e alle esigenze sempre più ingorde dei partiti. Per esempio lo scioglimento anticipato delle camere non ha fatto risparmiare le spese elettorali. Il versamento delle quote elettorali c'è stato lo stesso come per legislatura di 5 anni. Ora negli anni 2008/09/10 il denaro per il finanziamento pubblico ai partiti che fu abolito per legge voluta dal referendum del 1993, ma ripristinato per volontà dei partiti che se ne fotterono tutti del risultato referendario, calpestando la volontà del popolo non più sovrano, ma suddito (quando gli fa comodo). Cosicchè ora i denari del finanziamento pubblico (ripristinato dal 1995) dalla passata legislature si sommeranno a quelli del finanziamento per il triennio 2008/2010 previsto dalla legislatura entrante per altro mezzo miliardo di euro. Altro che riforma elettorale che tutti predicono ma nessuno vuole. Per esempio l'Udeur di Mastella pur non essendo presente alle elezioni prenderà 2 milioni e 699 mila euro e con l'Udeur anche RComunista , 20 milioni e 800 mila. I comunisti italiani 3 milioni e 560 mila, i verdi 3 milioni, 164.000, e cosi via. Ecco perché gli operai che non arrivano a fine mese vedono il prelievo di tasse dalle striminzite buste per pagare i pelandroni politici. Come fa il popolo salariato a subire i prelievi fiscali da cui dovrebbe essere assolutamente esente per l'esiguità del suo reddito?. Come fa a non incazzarsi e ribellarsi alla rapina consumata? Mentre noi paghiamo contributi elettorali da 300 milioni la Francia paga 70 milioni, 61 la Spagna, 133 la Germania. Senza parlare degli USA dove i una modesta percentuale solo per le presidenziali, o la Gran Bretagna, dove la democrazia non è una farsa da sbellicare come in Italia, in Inghilterra la spesa globale del 2006 è stata di 7 milioni e 374 mila euro. Capita l'antifona? Quello italiano è il popolo più fesso e torturato del mondo, ma non si ribella perché è popolo non sovrano. Ora i parlamentari trombati non è che moriranno di fame. Prenderanno lo pensionino prima dei 50 anni. Pecoraro Scanio, prenderà poco meno di 10 mila mensile, Boselli 8.400, e via via Diliberto, Storace, Mantovani ecc. La pensione per chi è parlamentare, gli spetta dopo soli due anni e mezzo di legislatura. Due anni e mezzo pari a una pensione detta vitalizio di 3200 euro. Chi ha lavorato una vita deve accontentarsi di un migliaio, suppergiù!
Dunque, l'operaio lavori, subisca la rapina dalla busta paga per pagare chi non lavora!. O si ribelli!
Tutte le cose dette e risapute ma nessuno intende porri rimedio, soprattutto perché siamo un popolo bue, quindi mansueto, incapace di ribellione, anche perché teniamo famiglia e ora dobbiamo recarci tutti al mare. Riempire le strade di auto a fine settimana, fare il tour di andata permanenza rapida e ritorno con la famiglia e a settembre si vedrò.. Anche le ferie le paghiamo a rate..

Servono “uomini ottimi” e maggiori risorse per un nuovo partito
di Andrea Drago*

E' ormai da settimane che in Veneto non si fa che dibattere sulla possibilità di dare vita ad un partito regionale, più o meno autonomo dal Pdl nazionale. Franco Cremonese, indimenticao padre padrone di tanta parte della vecchia D.C., ha tra l'altro rammentato che a ben vedere la proposta di Galan di dare vita ad un partito regionale e “veneto” era già stata avanzata vent'anni prima dallo stesso Cremonese, quando era Presidente della Regione.
Davvero, come scriveva Terenzio, duemila anni or sono, non c'è cosa detta, che non sia stata detta prima…
E però, se anche il tema del federalismo certo non è più una novità in Italia, qualche elemento nuovo si pone alla nostra attenzione. Mi riferisco al fatto che stavolta la pressione dell'opinione pubblica, combinata con la intervenuta svolta del bipolarismo, ha portato al governo un gruppo di parlamentari in gran parte orientati a considerare la riforma istituzionale in senso federale come il miglior rimedio alla crisi in cui il Paese da troppo tempo si trova.
C'è dunque da attendersi qualche importante novità, su questo versante, e forse, dico forse, ciò avverrà in tempi non troppo lunghi. Vedremo (ma tocchiamo ferro…).
E intanto, fino a che a Roma non si saranno messi d'accordo, che si fa? Non direi che è il caso di aspettare, non qui nel Veneto.
La nostra gente, lo sappiamo, è esasperata da uno Stato che nelle sue articolazioni burocratiche ed amministrative (dalla Pubblica Amministrazione alla Magistratura ecc.) risponde alle istanze dei nostri concittadini con inefficienze e ritardi ormai intollerabili. I nostri imprenditori, chiamati a d affrontare la sfida mortale del mercato globale, sentono tutto il peso di un sistema paese ormai sprofondato nelle sabbie mobili del bizantinismo barocco, del formalismo astratto, delle non-risposte alle domande sollevate dalla società civile.
Il Veneto non ne può più di pagare per le inefficienze di un Meridione arretrato.
E allora, dicevo, aspettare ancora sarebbe un errore: bene ha fatto Galan a gettare la pietra nello stagno della politica veneta. Ha proposto il lancio di un partito regionale, che finalmente sappia incarnare i desideri, le aspirazioni, le necessità della nostra gente. Un coro di consensi si è subito alzato, ma questo non può sorprendere: l'aspirazione all'autonomia è ben radicata nei discendenti della Serenissima,da sempre. Come ricordava Cremonese, già ai tempi ormai lontani della vecchia D.C. la questione era ben presente alla mente dei politici veneti (non altrettanto valeva per gli altri, delle altre Regioni, ma già allora Roma era distante…). Il punto è un altro. Quale Partito fondare? Quello federalista c'è già, ed è la Lega. Andiamo a fare un doppione? Mi parrebbe velleitario. I leghisti hanno già ampiamente dimostrato di saper toccare i cuori della nostra gente con pochi slogan azzeccati. Il loro linguaggio sarà anche rozzo, la loro proposta politica sarà anche troppo parziale e semplicistica, ma la presa sull'elettorato l'hanno tutta. E allora? Mi pare che per Galan si prepari una duplice sfida. Premetto che non si pone per lui il problema di inventare per il nuovo Partito traguardi originali (in tema di politica economica, di istruzione, di sicurezza, di sanità ecc.) che possano caratterizzarlo anche nei confronti della stessa Lega: non sarà necessario.
La questione non è sui programmi.Il vero problema è con chi fare questo nuovo soggetto, cioè con quale classe politica, e con quali risorse. Procediamo con ordine. In un Partito, le capacità dei politici sono tutto: già Aristotele affermava che per governar contano più gli uomini ottimi che le leggi ottime. Ed è verissimo ancor oggi! Ora, Galan deve capire che senza un chiaro e forte messaggio di novità, senza cioè una classe politica davvero nuova, il suo Partito non farà presa nell'opinione pubblica. La gente vuole, a torto o a ragione, facce nuove e amministratori capaci, a tutti i livelli. Altra questione, meno appariscente ma non meno delicata, è quella delle risorse. Con quali mezzi, anche economici, potrà essere lanciato il nuovo Partito? Non parliamo di bazzecole: il Veneto è grande e popoloso: perché il messaggio di un nuovo soggetto politico arrivi a destinazione presto e bene, sarà inevitabile impostare un programma di comunicazione (dai manifesti agli spazi TV, dalle assemblee ai comizi) certamente operosissimo. Chi tirerà fuori i soldi? Non certo gli industriali veneti, mi pare di poter dire. Non loro, perché in questi anni hanno già più che ampiamente dimostrato di non saper essere classe dirigente. Basti pensare a come si sono mossi nella vicenda dell'acquisizione di Antonveneta, ma anche la vicenda delle fiere, quella delle aggregazioni delle multiutilitity e quella degli assetti proprietari nelle testate giornalistiche lo attestano al di là di ogni dubbio. Bravi a fare i soldi e a resistere anche nella competizione globale, i nostri industriali sono incapaci nell'arte di influenzare la politica nella nostra Regione. Salvo poi lamentarsi di non essere ascoltati….
E dunque? Partiamo, sì, ma con chi e con quale portafoglio? Galan ha già tante gatte da pelare, di questi tempi, e la sua navigazione nella insidiosa politica regionale è talora travagliata da tempeste piccole e grandi. Ma lui sa bene che “ i venti e le onde sono sempre dal lato dei nocchieri più abili”.
Andrea DRAGO, presidente dell'associazione Fare Alleanza

INFLAZIONE REALE, 6,25%
RUBATI 1.600 EURIO L'ANNO DALLE BUSTE PAGA DEL REDDITO FISSO

Non è vero che l'inflazione reale nel nostro Paese è del 3,5% come ci raccontano le balle ufficiali dell'Istat. Gli ulteriori aumenti delle derrate alimentari per le incredibili speculazioni dei grandi figli di mignotta internazionali, hanno fatto triplicare il prezzo del riso, del grano, della soia, granturco e degli altri cereali di largo consumo. Cosicché tutte le organizzazioni umanitarie che dovevano sfamare milioni di bambini, di esseri umani affamati , triplicati e quadruplicati i costi del riso e del grano, non riescono più con i mezzi a loro disposizione a sovvenire ai bisogni più elementari dei condannati alla disperazione e alla morte. E la gente che lavora a reddito fisso ha visto aumentare enormemente tutte le derrate alimentari, indispensabili alla famiglia oltre al costo dei carburanti alle stelle, necessari soprattutto per recarsi al lavoro.
La grande speculazione internazionale ha sbaragliato i mercati I ricchissimi si ARRICCHISCONO ULTERIORMENTE FACENDO MORIRE DI FAME I POVERISSIMI E IMPEDENDO A MILIONI DI FAMIGLIE DI LAVORATORI A REDDITO FISSO DI ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE. SICCHE' L'INFLAZIONE, DOPPIA RISPETTO A QUELLA ENUNCIATA DAGLI ORGANISMI UFFICIALI COME L'ISTAT, sta distruggendo inesorabilmente l'economia dei lavoratori dipendenti e quella dei pensionati .

Ai lavoratori era stato promesso un netto miglioramento delle loro magre retribuzioni. Aumento da parte di chi quando il costo del avori in Italia, sta buttando fuori mercato la stragrande maggioranza delle aziende . Tuttavia , siccome la promessa di aumenti salariali fu fatta di politici, c'è da attendersi la riduzione delle tasse di almeno 130 euro dalle buste paga per sopperire alla c cifra rubata dall'inflazione galoppante. Epifani aveva chiesto al governo Prodi , prima dell'esodo del suo governo, almeno 100 euro di tasse in meno dalla busta paga: una richiesta fatta alla vigilia delle elezioni, caduta nel vuoto: Ma la richiesta , non era la solita fregatura elettorale, bensì una necessità assoluta per milioni di famiglie che non arrivano a fine mese. Che fine ha fatto codesta richiesta ? Passate le elezioni, raddoppiata l'inflazione, ora non se ne parla più? Epifani che fa , dorme? E Bonanni della Cisl e Angeletti della Uil, si sono accorti che i lavoratori hanno abbandonato i partiti di sinistra e ne hanno pieni i coglioni di tutti lor signor, ben pasciuti che
mantengono ai vertici delle aziende di Stato , persone che superano quasi sempre i 500mila euro l'anno ? A volte, il doppio:
Altrettanto dicasi per quei pensionati minimi a metà dei quali Berlusconi provvide a dare 500 euro al posto dei 380 ( vergogna) l'anno, avvertendo che all'altra metà avrebbe provveduto poco dopo: Berlusconi cadde e Prodi aveva altro per la testa.
Se i pensionati minimi morivano letteralmente di fame due anni fa oggi cosa fanno, pasteggiano a champagne ? Noi, sostenitori del PP, Partito dei Pensionati, con Fatuzzo presidente a capo, proponemmo a Berlusconi, nell'incontro di Milano la cifra limite di sopravvivenza ,750 euro.
Il bilancio non lo consente ? Bene. Facciamo distribuire una bustina di cianuro per ogni pensionato minimo e facciamola finita. Sarà almeno una morte rapida, non per consunzione da fame. Occorre che si eliminino le spese inutili, magari i 300mila consulenti inutili in forza agli enti parassitari, di Stato e parastato, a 30mila al mese: Si lasci fallire Alitalia, la Rai, e si mandino tutti i fannulloni dell'alta burocrazia a lavorare per guadagnarsi le centinaia di migliaia di euro all'anno. Si aboliscano , come avevano promesso prima delle elezioni, in vista della riforma elettorale almeno 500 parlamentari e si smetta di mantenerli da nababbi anche dopo la scadenza dei loro mandati , come accade ancor oggi. Si cancellino tutti i privilegi e dei parlamentari e dei Consigli regionali e delle Giunte regionali dove gli assessori godono degli stessi emolumenti dei parlamentari e in più auto blu e autisti lautamente pagati: Gli assessori dei comuni hanno disponibili auto blu e autisti: Ma dove siamo, nel regno del bengodi ? La stessa pulizia che vuole il ministro Brunetta, che intende licenziare tutti i fannulloni dal pubblico impiego( chi ci rimane ?) la si faccia anche per l'immane pletora dei CONSIGLIERI E ASSESSORI PROVINCIALI, COMUNALI, REGIONALI E COSI' VIA: Tutti i miliardi risparmiati vadano a beneficio della gente pensionata e a quella che lavora sul serio, e produce reddito per l'immane pletora di chi parassitariamente vive alle spalle ormai consunte dello Stato.
L'abbiamo pubblicato più volte su queste colonne: La auto blu in uso o in deposito sono 574mila con altrettanti autisti:Costano in totale 34 miliardi di euro l'anno. Due manovre finanziarie! Con quel risparmio si ridurrebbero le tasse ai lavoratori e si rimpinguerebbero le tasche dei pensionati.
SONO COSE DA FARE CHE NON PREGIUDICANO IL LAVORO DELLO STATO E POSSONO RIDURRE LA SPESA PUBBLICA. Ma nessuno vuol prendersi il disturbo.
Speriamo che Berlusconi sia inesorabile. Le scorte armate non si concedono tranne che al presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica, o a chi è realmente minacciato quindi in pericolo: Gli altri se hanno paura, si dedichino al giardinaggio: Nessuno li obbliga a darsi alla politica o al ruffianesimo.Una scorta armata era stata richiesta dell'ultima vittima della Camorra: Prima di lui richiesta con insistenza ,dal nostro amico Marco Biagi (e dalla sua signora Marina), contro il quale l'allora ministro degli interni Scaiola, lanciò l'insulto ben noto: che gli costò il posto di ministro che ora gli è stato restituito, chissà perché::)“ Mi rompeva sempre i coglioni “.ebbe ad esclamare Scaiola per attenuare la sua colpa di non avere voluto ascoltare gli appelli della famiglia e degli amici che sapevano della minacce cui era sottoposto il prof:Marco Biagi. Ma la scorta l'aveva concessa a tanti nullafacenti che la esigevano per lo status symbol, non per bisogno.
Per noi Scaiola , non avendo voluto cedere la scorta armata al giuslavorista Biagi, doveva essere processato per omicidio colposo aggravato: Lo esonerarono solo dal suo posto di ministro al quale, dopo la quarantena pro forma , è stato riconcesso un ministero Chi muore, giace chi vive, se ne fotte.: Noi stessi, per avere denunciato a quel tempo l'on.Scaiola, subimmo subito insulti dai fanatici di FI, l'isolamento politico, il disprezzo di quanti , appartenenti all'apparato di FI, te lo manifestavano per avere osato dove osano le aquile, ovvero denunciare un pezzo da 90 dell'apparato.
Noi andiamo avanti per la nostra strada e abbiamo il dovere di denunciare errori,omissioni, assurdità e scemenze dell'apparato, le sue dissipazioni, i ladrocini, gli scandalosi emolumenti ai vagabondi di Stato, nutrendo la speranza che a Berlusconi sia finalmente consentito di governare e di ripulire la scena dai fannulloni, dai parassiti, dagli inutili , dai ladri , dalla criminalità organizzata nel Sud , dalla monnezza napoletana che giace nella vie delle città e da quella nascosta dei palazzi del benessere e che vive all'ombra del malaffare da tempo immemore.
Forza Berlusconi, via i parassiti, le auto blu, le aziende di Stato fallimentari, i privilegi, i mille e passa fannulloni del Quirinale che ci costa quattro volte Buchingam Palace: Ma anche via metà degli inquilini del Parlamento più affollato e più pagato del Mondo, anche se sono del PDL.

Italo Tassinari

PERCHE' LE RONDE ?
ABBIAMO BEN 450MILA APPARTENENTI ALLE NOSTRE PINGUI FORZE DELL'ORDINE OVVERO TRE VOLTE QUELLE DELLA GERMANIA , DELL' INGHILTERRA DELLA FRANCIA, ECC. PAESI CHE NEMMENO SI SOGNANO DI RICORRERE ALL'ARRUOLAMENTO DI VOLONTARI PER LA SICUREZZA . MA SONO PAESI CHE IMPONGONO IL RISPETTO DELLE LORO LEGGI CHE NON SUPERANO LE 10MILA E CHE VENGONO RIGOROSAMENTE APPLICATE, MENTRE NOI, CHE NE ABBIAMO OLTRE CENTOMILA QUINDI “SIAMO PIU' BRAVI,” NON SIAMO CAPACI DI APPLICARLE SECONDO IL DETTATO DEL CODICE PENALE, QUINDI .COL RIGORE DOVUTO-. ( Anna Maria Franzoni insegna..) Quando viene arrestato uno stupratore viene subito rilasciato in attesa di giudizio per potere continuare liberamente a stuprare quando gli capita..…
Ma vediamo il dettaglio: fra carabinieri, agenti di PS, Guardia di Finanza, polizia ferroviaria, forestale, guardie municipali e così via, siamo oltre le 450mila unità ovvero il triplo di Germani e Inghilterra , con spese adeguatamente fori misura. Abbiamo una procedura penale che lascia in libertà, stupratori,assassini, rapinatori, criminali d'ogni risma : Tolleriamo violenze razziali, magari le incoraggiamo, quindi perché lamentarsi della scarsa sicurezza ? Basta che lo Stato chieda la costruzione di impianti per la tutela della salute pubblica, come termoconvettori, eccoti insorgere cittadini oppositori che , magari organizzati dalla malavita locale invadono sedi stradali , ferrovie, piazze talchè lo Stato cede e vince l'imbecillità collettiva; anche l'uso degli idranti per disperdere i fuori legge che manifestano violentemente i loro dissensi, non viene usato per timore di bagnare i dimostranti.. Ora il governo Berlusconi , ha deciso che tutte le azioni di folla che impediscono l'esecuzione di ordini impartiti dallo Stato, debbono essere neutralizzate. Speriamo che sia la volta buona , altrimenti rassegniamoci ad avere più di centomila inutili leggi e un immane esercito di presunti tutori dell'ordine, ai quali la politica ha sin qui tolto ogni autorità : Il Governo ora è forte e ha la solidarietà anche di larghi settori dell'opposizione quindi ha facoltà di fare prevalere la legge sui ribelli di ogni risma quelli organizzati e quelli sciolti, soprattutto coloro che si avvalgono della presenza di cialtroni politici: disposti a schierarsi per spirito demagogico dalla parte dei ribelli.
Anche quando si tratta di una nota parlamentare come la cosiddetta signora Mussolini che per opportunismo demagogico ha avuto il “ buongusto” di schierarsi coi ribelli napoletani.

Italo Tassinari

La criminalità, “micro” o “macro” che sia, è un vergognoso quanto ripugnante capitolo della quotidianità italiana - e non solo- : dalla vecchietta scippata all'imprenditore assassinato, la cronaca dalle alpi alle coste marittime del nostro stivale non è certo delle più fiere, con l'aggravante del quadro economico e sociale, sempre meno stabile.
Ci sono poi le così dette “regioni mafiose”, etichette più adatte a negare la dignità degli individui che a comprendere realmente il fenomeno. Etichette che fanno scendere l'indice di autostima a chi lo subisce senza adeguata capacità di discernimento. Calabria, Sicilia e Campania sono regioni popolate da persone oneste che con eroismo silenzioso sono costrette a subire l'oltraggio al patrimonio morale e naturale che gli è proprio. Potrebbero di bellezza non solo naturale vivere a gambe orizzontale di turismo. Invece sono costrette a marciare in punta di piedi, ritrovandosi oggetto di un'ingiusta e distruttiva discriminazione da parte di quelle minoranze che fanno opinione invocando la via breve verso la divisione, piuttosto che l'unità; verso la decadenza piuttosto che il risorgimento e si assiste a un ricorrersi di messaggi che vuoi o non vuoi finiscono per coprire le realtà positive, imbrattando il volto della società con reati che offrono tutto agli istinti che certo non nobilitano l'uomo né la donna: prostituzione, droga, armi etc. che brutto e sottovalutato fenomeno è quello della droga lo sanno anche le pietre, ma come si affronta l'argomento nell'agenda pubblica e politica? Anzi, si affronta?
La sostanziale preoccupazione dovrebbe stare nel fatto che i cadaveri che si accumulano ingiustamente e i timori che si alimentano di giorno in giorno ci sono, e sono in Italia, e l'Italia non è nord o sud, l'Italia è unita, è unica, è un popolo che lotta - o dovrebbe lottare- per difendere quella bandiera che da Milano a Cagliari è verde, bianca e rossa ed è una bandiera che rappresenta una nazione, altrimenti cosa?.
La Calabria ha sete di legalità come un bambino ha sete di acqua fresca dopo una lunga corsa affannosa, ma l'acqua non è sorgiva. Non è scontato ottenere quello che agli occhi di una ragazza della mia età sembra semplice quanto scontato, come un bicchiere d'acqua. L'onestà non è una procedura formale o un modulo da riempire. Bisogna viverla per quello che è sentimento e voglia di costruire nuove relazioni. È onesto partire dal fatto che non può offrire monete chi non ne ha, così come non può produrre legalità un mondo che vive senza onestà il proprio dovere. Senza rendersi conto che è a partire da quello che ognuno può fare nel proprio ambito, che il mondo può cambiare. Al contrario si assiste ad una pioggia di ricette della legalità colmando ansie esteriore ma non realizzando pienamente il bisogno verso di educarci a stare al mondo con il linguaggio dell'amore invece che dell'odio. Forse questa fonte è troppo alta per essere raggiunta. Eppure non bisognerebbe rimandare. E' il momento che ogni italiano riconosca propria la responsabilità di lottare contro I soprusi di cui la mafia è l'emblema più popolare. E' il momento che le ventidue regioni d' Italia si uniscano realmente per diventare un unico, vero Paese. C'è un'urgente necessità di istituzioni, ma di istituzioni vive, presenti, costanti, impegnate e direi partecipate in modo che ogni cittadino possa sentirsi rappresentato invece di allontanarsi e trovare facile la diffamazione verso la politica. … che non l'ascolta. Le parole e le sfilate non servono a salvare una nazione che sta annegando nel mare rosso sangue dove chi osa aprire bocca annega. Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e tanti altri veri eroi anche meno conosciuti, che l'Italia dovrebbe celebrare nei fatti, sono nati per non morire, per non essere dimenticati e hanno lottato per darci il coraggio di ribellarci senza perdere il timone delle istituzioni democratiche.. Il meridione è colmo di intelligenze, ha tante qualità meravigliose ed è vissuto, nella fatica della cronaca e della quotidianità, da una fortissima maggioranza di cittadini onesti, che lottano giorno dopo giorno contro il racket, a cui istituzioni trasparenti e serie possono fare molto per estirpare le cellule malate. La Giustizia deve avere mano da chirurgo e non da macellaio. Quello che non va bene non può essere spalmato sulla testa di tutti, belli o brutti. La barca che rischia di affondare si chiama Italia. E' inutile coprirsi gli occhi fingendo, dicendo che si vive bene, dignitosamente, mediamente nella pace,quando in realtà sono i giornali a parlare chiaro e metterci sotto gli occhi la dura realtà alla quale siamo volontariamente o meno sottoposti e alla quale, se davvero vogliamo risorgere come nazione, dobbiamo opporci, a costo di avere meno voti in politica e meno attività commerciali aperte e magari anche a costo di rischiare la vita, ma di rischiarla per una giusta causa: per una causa di continuità nel bene comune e di concretezza nelle azioni di forza; è offensivo morire,lottare,rischiare per credere in un qualcosa di cui lo Stato finge di interessarsi. Mi pare il caso quindi di invitare i cittadini elettori e quelli eletti a remare verso una stessa meta: la legalità intesa come espressione del sentimento di onestà. E anche se remeremo contro vento, sarà una navigazione che ci riempirà d'onore, di orgoglio, di soddisfazione se la sapremo portare a termine. I figli senza droga, i commercianti senza pressioni, gli oppressori senza oppressi … è questa la speranza ma soprattutto l'impegno che deve muovere ogni italiano nella quotidianità delle scelte che affronta. Solo alzando la testa sapremo riconoscere orizzonti più ampi e ambire a mete di straordinaria visione. Uno di quei tramonti che si levano con meravigliosi colori dalla costa calabrese.

di Giulia Bifano

"San Silvio e Gianni Letta il suo profeta"

Il nostro titolo è frase vecchia come il cucco, consunta, toscanaccia, però s'addice al miracolo d'un governo pensato, voluto, concretizzato da questo tanto discusso personaggio, certamente molto intelligente, rivotato plebiscitariamente dagli italiani e partito benissimo, nella cui ombra trionfa ancora e giganteggia il grande giornalista, Gianni Letta, di cui fummo in gioventù modestissimi collaboratori di provincia al giornale "Il Tempo". Il grande suggeritore Gianni Letta, da tutti ammirato e gradito per la saggezza dei suoi suggerimenti preziosi, che l'acutezza berlusconiana volle accanto per l'intuizione precisa, per i comportamenti e le scelte oculatissime. Berlusconi l'ha voluto nuovamente accanto per la condivisione di decisioni che questo governo dovrà prendere per il bene del Paese, decisioni di rilevante importanza, anche impopolari, ma che il Governo dovrà prendere senza preamboli e senza tentennamenti, poichè la forza propulsiva della maggioranza che lo sostiene gli conferisce un mandato pieno anche per l'assunzione di grandi responsabilità istituzionali. É questo un duo straordinario, che sorretto dal decisionista Bossi avrà sulle spalle il destino del Paese nel quale nessuno potrà contendere e ostacolare il percorso che indurrà alla realizzazione del programma lineare, corretto, propulsivo disegnato da Berlusconi e dai Suoi collaboratori, che si propongono di purificare anche l'aria che respiriamo. La sinistra estrema, cancellata dalla volontà popolare, non potrà influire negativamente sulle decisioni che verranno prese per un progresso armonico del Paese. Nel mondo del lavoro si profila la proposta della detassazione dello straordinario, da noi sostenuta da anni con inesorabile insistenza, per dare impulso a tutti i lavoratori che intendono aumentare le proprie possibilità economiche, senza farsi rapinare dalle buste paga il frutto dei propri sacrifici com'è avvenuto sino ad oggi. E il profilarsi di distinguo, da parte di Epifani, segretario generale della CGIL, diventa grottesco, poichè proprio quel personaggio che predica il bene dei lavoratori dovrebbe essere in prima fila a sostenere queste sacrosanta tesi del governo, una tesi condivisa dal segretario della Cisl Bonanni e da Angeletti della UIl. Basta giocare a rimpiattino. Voler aumentare le risorse e le possibilità economiche del lavoratori, implica la detassazione dello straordinario, e non solo, ma una riduzione drastica dei prelievi previdenziali e assicurativi. Questa possibilità, appena realizzata, darà un grande impulso ai consumi e la possibilità di arrivare alla fine del mese indenni per milioni di famiglie. Epifani dovrebbe gioire anche perchè, prima che si concludesse la crisi del deposto governo, auspicò una riduzione delle tasse dalle buste paga dei lavoratori di cento euro al mese, e noi pubblicammo in prima pagina questa sua generosa disponibilità, quindi offrire la possibilità di aumentare ai lavoratori a loro insindacabile giudizio il contenuto della busta paga, proprio a costo del proprio sacrificio, dovrebbe suscitare entusiasmo e trovare unite le tre grandi Confederazioni sindacali perché hanno sempre predicato l'imperativo di aumentare il reddito dei lavoratori. Il governo di Berlusconi ha la forza, le capacità e la volontà di fare progredire le aziende, alleggerendone il tragico peso fiscale, e di dare finalmente ai lavoratori e alle aziende un quadro di flessibilità che consenta un impulso alla produttività e assicuri parità di condizioni alle imprese italiane come avviene in tutta Europa. È ora di allargare gli orizzonti dando elasticità ad aziende e lavoratori poichè questo è il solo quadro che potrà dare finalmente ai lavoratori maggior profitto e al Paese condizioni di concorrenza leale e produttiva.
Porgiamo gli auguri più fervidi al Governo e un grazie alla squadra che lo compone.
Italo Tassinari

UN RICHIAMO DEL PRESIDENTE
MEGLIO TARDI CHE MAI
Napolitano si è svegliato dal suo torpore e si è accorto che gli ex terroristi discettano in TV e sui quotidiani dando lezioni di etica


Il fenomeno che contestiamo da anni, ha finalmente disgustato anche il presidente Napolitano. Meno male! Dalle tribune della Rai e /o di Mediaset, ogni tanto appare il terrorista di turno o l'ex brigatista già condannato con tante scuse e subito liberato, oppure l'ex “lotta continua “ o l'ex potop” che fanno bella mostra di se stessi e discettano con distacco e la puzza sotto il naso su: FATTI, AVVENIMENTI VICINI O LONTANI , CON TONI DA PROTAGONISTI OFFESI DI EPOCHE CHE CARATTERIZZARONO GLI EVENTI PIU' DRAMMATICI DELLA NOSTRA STORIA .
“Basta tribune ai terroristi!”, titola a questo proposito in prima pagina “La Repubblica” attribuendo adeguatamente l'imperativo a Napolitano.
Il monito lanciato ai media dalla suprema cattedra della Repubblica è importante perché servirà alle emittenti di Stato e a quelle private, comportamenti idonei al rispetto per le famiglie delle vittime colpite dagli assassini del terrorismo di ogni colore. Il giorno della commemorazione dell'omicidio di Aldo Moro e dei cinque martiri della sua scorta ha dunque segnato la data della riscossa avverso i terroristi che sono fra noi, vivono come noi , si comportano come se fossero cittadini di serie “a” perché la Repubblica fu indulgente con loro quando ne trattò la resa. Costoro, gli assassini delle BR e i loro compari, liberi come rondini, discettano e pontificano da ogni pulpito. Vengono considerati come personaggi autorevoli che hanno fatto la storia, una storia di crimini senza ideali e l'hanno fatta lasciando sul terreno quasi quattrocento vittime di quel terrorismo politico al quale si erano dedicati con tanta perseveranza. Uccisero personaggi politici, magistrati, giornalisti, industriali, poliziotti, carabinieri, insomma personaggi di Stato e privati in quella furia iconoclasta senza senso, vanagloriandosi per le loro scellerate imprese del loro protagonista, o terrorista cui poi quello stesso Stato selvaggiamente colpito non osò applicare la severità delle leggi destinate a condannarli per i loro crimini. Tanto è vero che quello stesso Stato, quando ne propose l'attenuazione delle colpe per comminare lievi pene agli esecutori dei crimini, si affrettò poi a escogitare interventi per scarcerarli e quasi con deferenza, senza chiedere alcuna autorizzazione alle famiglie delle loro vittime, anche per attenuare la realtà criminosa nella quale i personaggi erano caduti e affievolire i rigori del codice penale, di carnefici spietati ai quali la giustizia italiana volle concedere inauditi benefici.
Ci voleva l'intervento di Napoletano il quale, però si è limitato a esprimere l'indirizzo per un divieto di partecipazione a dibattiti in TV di terroristi e assassini. Ma non ha inteso estendere quel divieto anche per la loro collaborazione su quotidiani, riviste, periodici, ovvero per tutte quelle pubblicazioni che hanno caratteristiche analoghe e fanno opinione come le tribune televisive o i vari dibattiti.
Citiamo l'esempio singolare quanto clamoroso di Adriano Sofri, tanto amato e corteggiato sia dalla sinistra che da certi epigoni del centro destra, per citarne uno quel finto moralista di Giuliano Ferrara neo propugnatore del no all'aborto, direttore del “Il Foglio” sul quale Sofri discetta come discetta dalle pagine di “Panorama”. Per non citare il caso dell'assassino del nostro indimenticabile collega Walter Tobagi, de “ La Stampa”. Quell'assassino ebbe a pubblicare un suo articolo, firmandolo per “Il Giornale”, esattamente quattro anni fa. Per quello che concerne Sofri, la nostra avversità nei suoi confronti, risale al fatto che egli fu il capo indiscusso della formazione estremista rivoluzionaria “Lotta Continua” e partecipò personalmente assieme ai suoi tre complici, Bompressi, Pietrostefani e Marini, tutti di Lotta Continua all'omicidio del commissario di P.S.Luigi Calabresi. Tutti condannati poi a 22 anni di reclusione meno il Marini che pentitosi rivelò tutto alla magistratura. Ebbene, al Sofri l'eroe idolatrato dalla sinistra italiana e non soltanto dalla sinistra, autorevole collaboratore del quotidiano “ La Repubblica”,gli furono tributate addirittura plateali manifestazioni di solidarietà e fiaccolate davanti al carcere di Pisa dove era detenuto da quella sinistra che per fortuna è stata spazzata via totalmente dal Parlamento, manifestazioni di solidarietà per il suo crimine contro il povero Calabresi, commissario di PS accusato dai cialtroni dell'ultrasinistra di avere suicidato l'anarchico Pinelli che cadde da una finestra della questura di Milano. Dunque la Sinistra festeggiava il Suo eroe e per tale eroe ha chiesto a gran voce la grazia che Sofri con sdegno volle rifiutare dicendo che non intendeva chiederlo perché ciò avrebbe significato la sua colpevolezza all'omicidio del resto confermata in ben 7, dicesi sette, gradi di giudizio. Non avendola chiesto, l'allora ministro della giustizia, il leghista, Castelli, non ha concesso suscitando un putiferio tra gli innumerevoli sostenitori del Sofri tra i quali anche noti esponenti, ruffiani e ipocriti, di centro destra. Cossichè si verificò l'assurdo, il ridicolo, magari il penoso. Lo stato si genufletteva davanti al detenuto, condannato per omicidio volontario, premeditato. Si implorava il celebre omicida a chiedere quella grazia che la presidenza della Repubblica delle banane, concedeva con entusiasmo. Ma lui, fermo nella sua convinzione di innocenza non pensava neanche di chiedere, a seguito dei motivi di orgoglio presunto da cui l'ex capo supremo di “Lotta Continua” è sempre stato pervaso. E Sofri, legittima il suo “autorevole” risentimento con chi redige questa nota per una nostra presunta persecuzione redazionale nei suoi confronti. Noi ci siamo sempre limitati a dichiarare la colpevolezza del Sofri e dei suoi complici nell'omicidio del dottor Calabresi, e a dichiararla in base alle accuse precise e ben documentate dalla relazione dettagliata fatta dal suo complice nell'esecuzione delittuosa del Commissario Calabresi. Al Sofri, a quell'epoca docente all'Accademia delle Belle Arti di via Ricasoli, in Firenze, fu concesso di recarsi in Patagonia in vacanza con passaporto regolare, documento che a chiunque, accusato di omicidio dovrebbe essere ritirato. Sin da quel momento al “docente” di Stato fu riservato un trattamento di privilegio. Fuori della norma, al condannato con sentenza definitiva a 22 anni di reclusione per omicidio aggravato è concesso di scrivere sui quotidiani e discettare in Tv. Noi riteniamo che il presidente Napolitano, nel suo drastico appello allo Stato di dritto, abbia inteso vietare a tutti i terroristi, anche a quelli che, con condanne passate in giudicato, quindi definitive, di apparire in TV e collaborare a giornali e riviste, soprattutto per evitare che facciano “opinione”.
Italo Tassinari

IL GRILLISMO

E' già stato ripetutamente sottolineato che il grillismo è un cavallo di ritorno: la protesta di piazza, l'odio per la politica ufficiale, il qualunquismo. Ci si è anche soffermati, da più parti, sui suoi aspetti di colore: i vaffanculo, lo spregio ricercato per la buona creanza istituzionale e via discorrendo. Molto meno spazio, invece, è stato dedicato al rapporto tra Grillo e il suo popolo, da un lato, e la democrazia e le sue regole, dall'altro. Grillo, si dice, ammalia l'uomo della strada. In realtà, il suo fascino agisce indiscriminatamente. L'ultima puntata di Anno Zero è un illuminante esempio di come l'ideologia del fuck off mieta compiaciuti apprezzamenti anche nelle schiere del pensiero alto e progressista. Piace perché insulta la gente che non piace, potremmo dire, parafrasando un vecchio slogan pubblicitario. Perché dice pane al pane e vino al vino o perché spiattella in piazza ciò che tutti pensano. In generale, il motivo dominante, che accomuna le ragioni di chi paga il biglietto del Vaffa day a chi annuisce altezzoso dalle tribune di Santoro, è che Grillo rappresenterebbe un fenomeno finalmente e autenticamente democratico. Nel senso che dà voce agli umori altrimenti silenziati della gente comune, sfoga le pulsioni belluine di un popolo stanco di primedonne, dà risalto all'onestà a prescindere che dovrebbe per definizione (secondo i postulati del grillismo) caratterizzare il cittadino a-partitico. Insomma, sarebbe un fermento vitale e benefico della società civile, un modo originale e al passo coi tempi (con la sua esaltazione dei blog e delle potenzialità internettiane) per ridare slancio a una comunità mortificata da un cancro ormai incurabile quale la partitocrazia. Senonchè, per come si presenta, al Grillismo tutto si può riconoscere tranne che l'essere un movimento che si nutre di principi e pratiche dell'agire democratico. Quantomeno, se consideriamo due degli aspetti che sono propri e peculiari di questo agire: in primo luogo, la disponibilità al confronto con l'avversario di idee diverse od opposte. Al leader di un movimento è chiesto innanzitutto di misurarsi con l'agone politico, con quello spazio pubblico dove si mettono in discussione le proprie e le altrui proposte o visioni del mondo in un reciproco tentativo di validare i propri assunti e demolire quelli contrari, attraverso il ragionamento argomentato e lo scontro dialettico. Il grillismo di questo aspetto quintessenziale del gioco democratico è radicalmente privo. Grillo non discute, pontifica, non si confronta, gigioneggia, non si misura con i suoi contraltari, ma solo con folle adoranti. Può darsi che in ciò sconti il suo passato di uomo di spettacolo o il suo indubbio talento da show man, ma qualcuno dovrebbe spiegargli che se intendi davvero sovvertire un sistema che giudichi non rappresentativo, non puoi limitarti a calcare un palco sparando battute o coprendo di insulti i tuoi idoli polemici e poi attendere l'eco degli applausi. Neppure se i bersagli dei tuoi strali li giudichi corrosivi e letali per la democrazia del tuo paese. Perché, finchè te ne stai sul tuo podio, resti forse un ottimo artista, un pregevole comico, un impareggiabile mattatore, ma non sei per nulla ‘democratico', non stai facendo politica (nel senso nobile, grilliano, del termine, ovviamente, posto che tutti gli altri ne sono, a quanto pare, una degenerata caricatura). Se non ti misuri con i ‘mostri' che ti diverti a schifare, i politici, da te spezzettati ed esposti al ludibrio della massa, continuano a starti, democraticamente parlando, una spanna sopra. Anche quelli che più disprezzi, se non altro perché hanno un residuo di dignità democratica, cioè il fegato di esporsi a un contraddittorio, di confrontarsi e sottoporsi al giudizio di quella gente di cui ti ergi a paladino. L'altro aspetto che non convince del fenomeno ha a che fare con la dimensione partecipativa della democrazia. Grillo parte dal presupposto che tutto è marcio, esulta perché le ultime elezioni hanno ‘estinto' una miriade di partiti, sollecita una palingenesi nazionale fatta dalla gente comune che dovrebbe, a suo dire, insediarsi nelle istituzioni facendosi eleggere in non meglio identificate ‘liste civiche' e da lì guidare la riscossa di ‘quelli per bene'. E qui casca l'altro asino. Grillo ad oggi non è riuscito a produrre il secondo enzima indispensabile perché un movimento possa fermentare in senso ‘popolare': la partecipazione al gioco, rispettando le regole del gioco. E c'è da capirlo. La partecipazione richiede una disponibilità, un sacrificio, una costanza, una volontà, un desiderio di costruire ben più intensi di quelli necessari per bighellonare facendosi quattro risate sotto il palco di un comico che non le manda a dire. In questo, il grillismo palesa la sua enorme fragilità e la sua paradossale distanza dal mondo reale: nel credere che la politica si riduca alle facce, alle parole, alle gesta (non sempre entusiasmanti e commendevoli, ne conveniamo) dei vip di Montecitorio e di Palazzo Madama. In realtà, dietro le quinte del teatrino della politica nazionale si muovono milioni di italiani che si fanno il mazzo sacrificando serate televisive e week end al lago perché credono veramente nel progetto per l‘Italia di un Veltroni o di un Berlusconi, dal popolo delle primarie di Prodi, ai circoli della Brambilla, ai tavolini dei radicali. Ci vien da dire: questa è la democrazia, bellezza! Effettiva, reale, partecipata. Magari inquinata su più livelli, ma vera. Quella di Grillo resta, ad oggi solo, una vistosa (la più vistosa, d'accordo) manifestazione di crassa insoddisfazione verso l'apparato burocratico della politica di mestiere. Una specie di triviale rito collettivo, un pernacchione o un rutto fantozziano che slatentizza (traducendoli in clamorose intemperanze verbali) gli impulsi forcaioli verso la casta. Ma non ha nessuna speranza di tramutarsi in qualcosa di più, perché non ha un leader disposto a scendere in campo e non ha un popolo disposto a partecipare. Fino al giorno in cui, perlomeno, vedremo all'opera le famose liste civiche con le loro sedi, i loro rappresentanti, le loro riunioni, i loro volantini, il loro leader, magari. Ma quel giorno, ove mai giunga, qualcuno griderà: Grillo ha fatto un nuovo partito. E una risata lo seppellirà.

Avv Francesco Carraro
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LA SAVE , TRIONFA CON L'UTILE A 50 MILIONI !

Marchi, amministratore della Save che ha saputo realizzare
un utile record da 50 milioni nell'esercizio 2007, non va
soltanto premiato ma esaltato per il suo successo senza precedenti.
Assurde le polemiche poichè questo incredibile risultato
mai conseguito sino ad oggi, è dovuto esclusivamente alla sua
saggia amministrazione.


Diciamo la verità, l'assemblea dei soci della SAVE, la società che gestisce con evidente successo l'aeroporto di Venezia, presieduta da Enrico Marchi, ha fatto le sue constatazioni e ritenuto di premiare Marchi per lo straordinario risultato economico conseguito. Chi mugugna è un ingrato che negando il dovuto riconoscimento a Enrico Marchi non ne riconosce il merito, un merito che va ben al di là di ogni previsione pur ottimistica dei soci quindi del risultato economico della società.
L' ASSEMBLEA HA APPROVATO IL BILANCIO 2007 CHE HA SEGNATO QUEL RISULTATO PER MOLTI VERSI ECCEZIONALE, PER AVERE SEGNATO UN UTILE DI 50 MILIONI , anche se in parte dovuto alla plusvalenza delle azione Gemina: Ma Comune e provincia avevano fatto sapere di non volere votare la manovra approvata dal CDA del 4 marzo scorso. I soci pubblici della società Dell' ex aeroporto hanno visto che nel bilancio sussiste il discusso premio che è stato assegnato a Marchi protagonista della società: ovvero Enrico Marchi, seguendo una prassi consolidata presso tanti CDA di società multiple, pubbliche e private ha concordato un premio che rientra nella percentuale prevista al regolamento societario.
Si tratta di un premio di 2 milioni e 50mila euro, circa 4 miliardi e mezzo di lire che vengono sommati ai 550mila euro annuali di stipendio: Attenzione, niente di straordinario. E' la prassi la consuetudine. Intendiamoci subito. Il Consigliere delegato di Alitalia , Cimoli, con un bilancio da sempre fallimentare , disastroso, che durante la sua gestione ha raggiunto un buco spaventoso nei conti, un deficit di molti miliardi, se ne è andato dopo avere percepito 6 milioni di euro ,ovvero 12 miliardi di premio !!..Quel denaro non spettava al Cimoli perché Alitalia in 10 anni è costata all'erario 15 miliardi di euro, all'erario ovvero ai contribuenti, ma vivaddio, Marchi non solo ha brillantemente amministrato la Save , ma ha esaltato il merito di un bilancio stratosferico con ben 50, diconsi cinquanta milioni di euro di utile ,qualcosa come 100 miliardi di lire per una gestione amministrativa esemplare e semplicemente esaltante: Alitalia dette a Cimoli 12 miliardi che non c'erano, in quanto bruciati sull'altare della più disastrosa delle gestioni . A Marchi, che ha fatto guadagnare pingui dividenti ai soci e all'azienda, dovevamo riconoscere il merito e premiarlo in base percentuale quindi con una somma del 4,3% circa, relativa all'utile conseguito per una saggia e intelligente gestione aziendale e patrimoniale: Cimoli e altri come lui, ebbero miliardi sottratti all'erario quindi ai cittadini, non dedotti dall'utile emerso dall'attività aziendale. Quindi, i mugugni di chi aveva da eccepire, avrebbero dovuto tenere conto che un premio alla produttività, non soltanto è dovuto ed è saggio, ma utile in prospettiva dei futuri bilanci di esercizio. Il deputato del PD, Andrea Mastella, nel commentare salacemente quel premio ben meritato dal Marchi, ha voluto aprir bocca, come solitamente fanno i demagoghi di professione, per emettere i suoi grugniti primordiali. Uno scandalo- ha dichiarato Mastella- con quei soldi si pagava l'integrazione dei lavoratori del Marco Polo..” Ma anche comune e provincia di Venezia, hanno trovato da ridire, senza mai trovare da ridire sui premi conferiti dalle grandi aziende pubbliche e private , che tutte, senza distinzione di sorta, presentano bilanci con perdite da capogiro. . “ Non siamo d'accordo sul metodo nè sul merito-ha detto Davide Zoggia , presidente della provincia, perdendo un'ottima occasione per fare bella figura.. Bene. Ma sui metodi di altre grandi aziende private e di Stato con bilanci da capestro , sulle quali si distende un vergognoso silenzio, nessun commento ci è mai pervenuto, come mai ?: Noi dovremmo auspicare 10, 100, 1000 personaggi come Enrico Marchi che vengono premiati con merito, proprio in virtù dei grandi profitti ottenuti nelle gestioni di queste società da loro amministrate con tali encomiabili successi, che vengono additate all'ammirazione e stima generali. E auspicare altresì che il management delle società private e di Stato venga sempre affidato a personaggi possibilmente di grande spessore, come Enrico Marchi che rappresentano il fiore all'occhiello per i successi delle società che amministrano enti a capitale misto: Personaggi che dovrebbero essere additati alla pubblica ammirazione, poichè nel profitto conseguito per conto del capitale privato, si è conseguito altrettanto profitto per quel capitale pubblico che è di tutti i contribuenti: E quanto saremmo felici se noi contribuenti constatassimo gli stessi risultati di bilanci della SAVE. Ovunque si maneggia denaro pubblico Ma sempre in quei covi del capitalismo promiscuo, pubblico e privato, dove spesso si finge di amministrare, allignano incapacità e incompetenza che poi portano al disastro se non al malaffare quello predominato dalla cleptocrazia, la sindrome che ha portato i costi della politica ad essere moltiplicati per quattro volte, come stato accertato, rispetto a quelli delle altre grandi potenze europee.
Il Comune si è lamentato che il premio a Marchi sia stato inferiore solo di un milione e mezzo rispetto al dividendo annuale che è andato al Comune di Venezia. Domanda insidiosa: Che cosa ha fatto il Comune per meritare quel dividendo ?
Noi assistiamo a queste diatribe, ma se ci dovessimo trovare a costatare il disastro Alitalia pensando a quel che ne è costato il privilegiato management, ci sarebbe solo da mandare tutti lorsignori gli amministratori , delegati o non delegati, nelle patrie galere, magari ai lavori forzati.
Invece appena licenziati, vanno alle banche ad investire gli inauditi profitti di cui godranno per future generazioni.
Noi auguriamo a Marchi, il godimento in futuro, di altri premi altrettanto sostanziali che presupporranno altri esercizi con utili record, altrettanto pingui, per il bene delle nostre attività produttive di capitale pubblico e privato.
Se l'aeroporto Marco Polo è uno dei più efficienti del nostro Paese, e s' appresta a nuove conquiste innovative e tecnologicamente più avanzate, per portarlo a più efficienza, vuoi vedere che i meriti andranno sempre alle virtù manageriali del genio propulsore della Save ?

Italo Tassinari

E' LA TERZA REPUBBLICA..
Che vede il trionfo del Lega di Bossi e la scomparsa totale della sinistra

Il travolgente successo della Lega ha dato euforia ai risultati elettorali sui quali Berlusconi contava per realizzare i suoi progetti di governo, cominciando dal Federalismo e dalla presidenza delle due Regioni del Lombardo-Veneto, quindi delle riforme e del rilancio delle strutture economico-finanziarie del nostro Paese. Il successo di Lega e PDL era prevedibile, ma quello della Lega è stato travolgente e superiore ad ogni aspettativa. Non importa se sia stato un voto di protesta o di reazione a progetti rimasti indietro come il Federalismo, da tempo invocato inutilmente dalla Lega, che ha dato la spinta propulsiva al razzo che ha portato in orbita una massa di parlamentari al partito di Bossi. Fatto sta che anche i leghisti sono rimasti intrappolati dallo stupore quando, stropicciandosi gli occhi, hanno letto i risultati. L'esito è stato eclatante anche perché pur auspicando un loro successo non si aspettavano il risultato davvero inaudito di Verona, una specie di miracolo quello della città scaligera, un risultato incredibile reso possibile dall'effetto Tosi, il sindaco che ha indotto la gente veronese a constatare come deve essere gestito un Comune di quella importanza e come risolvere i suoi problemi. Pubblicammo a questo proposito, su questo giornale, la lettera di una signora di Verona la quale, avendo scritto a Flavio Tosi, il sindaco leghista eletto da poco tempo , per lamentare la dissolta pavimentazione di un pezzo di marciapiede adiacente alla propria abitazione, ebbe dopo soli tre giorni risposta dall'amministrazione municipale, la quale gentilmente avvertiva l'interessata che entro pochi giorni si sarebbe provveduto a riparare il marciapiede: e così fu fatto. Pubblicammo la lettera della signora veronese e l'immediata risposta del sindaco, una procedura senza precedenti per la rapidità con cui il caso fu risolto: e ci soffermammo volentieri al riscontro dell'efficienza del Comune, perché eravamo abituati a proteste dei cittadini per disfunzioni, inerenti la viabilità cittadina dissestata, e l'assoluta noncuranza degli organi municipali preposti che lasciavano la lamentela dei cittadini al loro tristo destino di dimenticanza. Quando pubblicammo quei documenti, lo facemmo con lo stesso entusiasmo che ci ha animati leggendo i risultati elettorali di Verona, 27% di voti validi per la Lega! Non capitava mai che dovessimo costatare una simile solerzia nelle autorità municipali per una lamentela del cittadino. Noi abbiamo messo in rilievo questo piccolo particolare che denotava un grande evento dovuto proprio a quel sindaco leghista, Flavio Tosi, che conosciamo per i nostri frequenti incontri nei dibattiti televisivi: Tosi ha infatti analogie perfezionistiche e cura della propria città come Gentilini, anch'egli leghista, che fu sindaco di Treviso, dove la cittadinanza lo ha reiteratamente rieletto per la sua infaticabile attività a favore dei suoi cittadini. L'esemplare comportamento di Flavio Tosi a Verona, come quello di Gentilini a Treviso, hanno puntualmente dato i loro meritati frutti. E quelli elettorali compensano tutto il Partito..
Il successo di Bossi e quello del PDL in questa fantastica tornata elettorale, ha inteso premiare il centro-destra e punire la sinistra cancellandola dalle camere legislative, annullando forze politiche di una certa consistenza.
L'altro clamoroso successo è avvenuto in Sicilia, dove il candidato Lombardo proposto dal Centro Destra e dall'UDC di Casini, ha fatto il pienone, sorretto dalla popolarità di Cuffaro (eletto quest'ultimo, senatore con larga messe di consensi , dando la misura della poplarità trascinante di Lombardo e di quella dello stesso Totò Cuffaro.
A questo punto si deve sottolineare, la grande evoluzione della classe lavoratrice che, come noi avevamo largamente previsto nella nostra edizione pre -elettorale, è trasmigrata verso il centro cancellando di fatto i raggruppamenti di sinistra usciti in massa dal Parlamento. Noi titolammo quell'articolo:” La classe operaia va in paradiso” riecheggiando quello di un vecchio film italiano citando il caso che molti lavoratori lasciavano i partiti di sinistra per trasmigrare in quelli di centro-destra: così è stato, e dobbiamo anche ringraziare il comportamento di Veltroni e del suo PD che hanno facilitato quella conversione lasciando a piedi i “ geni” della sinistra, ovvero di tutti gli uomini e i raggruppamenti ovvero dei cespugli esistenti.
Da questo momento parte la previsione per gli incarichi di governo e il totoministri.
Alla Lega si prevedono quattro incarichi ministeriali , gli Interni a Maroni, le Riforme , a Bossi, Politiche agricole a Zaia ( Perché non metterlo a governare la Regione Veneto?), Calderoli alla vice presidenza del Consiglio..,(?) Castelli che fu ottimo ministro della Giustizia dove lo mettono, in cantina? Non vorremmo opinare, ma Castelli alla Vice presidenza ci stava come un guanto.
Purtroppoo quel che accade nel totoministri non è mai prevedibile perché le conclusioni sono sempre apocalittiche. Non proporre Zaia alla Regione Veneto, che dovrà diventare dominio legittimo quanto assoluto della Lega, è un assurdo papocchio. Siamo certi che anche alle politich3e agricole Zaia sarà sempre un grande, ma vorremmo sapere chi verrà destinato a quell'incarico che vale ben più d'un ministero pesante, mentre Zaia era già nell'anticamera con carico d'esperienza specifica..
Per il PDL, siamo al clou: Tremonti andrà al suo ministero dell'economia: Frattini, agli Esteri e La Russa alla difesa? Si, sui quotidiani c'è scritto proprio cosi, la Russa alla Difesa .. Ma quale ? Incredibile, ma così: Uomo di piazza, di polemica, scadente attaccabrighe, dalle polemiche di corridoio alla difesa , magari darà ordini agli eserciti in italiano siciliato con la “d” al posto di altra vocale: ma vedrete che uscirà dall'italiano dialettato, per carità di patria. Matteoli, ottimo ministro, alle Infrastrutture, e l'ottimo Alemanno ?
Sarà collocato- in caso di sconfitta a Roma- al Welfare .. Fu un grande ministro dell'agricoltura, ma c e lo siamo dimenticati e facciamo posto al siculo La Russa nel pesante ministero della difesa: Immaginiamo quando lo avranno interpellato per un ministero leggero.Una reazione cagnara..E il povero Fini si sarà visto costretto alla resa assieme a Berlusconi. Ma è la prassi .: Sono le alchimie faticose della collocazione degli uomini ai vari dicasteri e non è detto che vengano premiati i migliori: Anche gli asini, ragliano.
Calderoli alla vice presidenza ? Inutili i dubbi del grande Gianni Letta che resta impotente di fronte alle alchimie delle scelte per doverosa necessità e non per capacità insussistenti. Anche Berlusconi che è persona certamente intelligente e paziente, è costretto ad adeguarsi per non rompere la sfera di cristallo, e riuscire a pagar gabella come si doveva, anche ob torto collo.
Ma non è nulla per ora. Tra poco comincerà la danza dei sottosegretari e vedremo diavolo e croce a braccetto nella ridda infernale della contrattazioni e delle contraddizioni e quanti bocconi amari dovranno ingoiare i diretti responsabili delle scelte e delle nomine:
Noi auspichiamo che le Regioni a forte presenza leghista vengano governate da leghisti perché questo hanno inteso gli elettori con la fiumana dei loro consensi alla Lega.
Quanti saranno i posti di governo che implicano poi la marea dei sottocoda di sottogoverno : Saprà poi tutta questa brava gente usare la mannaia per tagliare la spesa pubblica e i costi della politica come gli italiano hanno invocato a gran voce ? Ne dubitiamo fortemente. Anzi, quando i due forti personaggi, Berlusconi e Bossi affileranno la scure com'è loro intenzione, dovranno guardarsi le spalle perché nessuno in Italia intende rinunciare al cadreghino: E' il made in Italy.
Una vergogna che ci grava sulle spalle.

Noi esultiamo per quel crollo verticale, come esultammo a seguito di quello storico di Berlino che seppellì sotto le sue macerie il comunismo dell'URSS: e dei suoi satreliti. Fu il crollo di un muro dalla sommità del quale, i vopos, ovvero la polizia comunista di Berlino Est, sparava a quei cittadini che stanchi di subire la feroce dittatura del comunismo sovietico, sfidandone le terribili conseguenze, preferivano rischiare la vita scavalcando quel muro per raggiungere Berlino Ovest, in cerca della libertà. Noi stessi, in occasione di un nostro viaggio a Berlino in un inverno glaciale, intenzionati ad affiggere i nostri manifesti, scritti in tedesco, nella parte occidentale di quel vallo, proprio in prossimità della Porta del Brandemburgo, dopo averne affissi alcuni tra mille peripezie dovute al freddo intenso che ci rendeva difficile quella affissione, assistemmo all'uccisione di un giovane che ,nel tentativo di scavalcare quel fatidico muro, rimase impigliato nel groviglio elicoidale del filo spinato posto sulla sommità, mentre i suoi tentativi sfortunati per liberarsi dal groviglio appntito, furono interrotti da una raffica di kalashnikov che immobilizzò il povero giovane. Alla confusione che ne seguì, intervennero numerose pattuglie militari ai quali lo scrivente fu additato come autore dei manifesti co la testata rossa di “Mondolibero”, fatto assolutamente insolito vedere affissi manifesti di condanna contro i crimini dei vopos russi, affissi all'italiana.. . Il fermo al quale fui sottoposto fu tramutato in arresto, data la confusione seguita all'assassinio del giovane sulla sommità del muro della vergogna. Fui perquisito e poi interrogato da un colonnello americano il quale stentava a credere che un giornalista italiano fosse partito dall'Italia, da Rimini, , dove allora erano i nostri uffici, per recarsi a Berlino Ovest per diffondere manifesti inneggianti la libertà e condannai il comunismo, redatti in lingua tedesca. L'arrivo del console italiano in tarda serata servì a chiarire ogni equivoco,e a farmi riavere la libertà, anche se quel console stentava a credere che un giornalista, sia pure anticomunista, avesse potuto recarsi a Berlino in cerca di guai e, in un momento di grande tensione internazionale, raggiungere la porta del Brandemburgo per affiggere manifesti. Il lettore ci scusi per la divagazione. Ma proprio il crollo di quel muro, dovuto dalla fine dell'imperialismo sovietico, mise anche la parola fine a quello spaventoso regime comunista della Russia di Stalin, facendo crollare tutti i regimi comunisti del mondo esclusi quelli cinese, coreano e cubano. La rifondazione del partito comunista voluta dai residui di una colossale e tragica illusione , che senso poteva avere? Bene, oggi anche quella rifondazione finalmente ha visto cancellare i suoi rappresentanti dal Parlamento italiano e crollare l'ultima illusione di un comunismo che non aveva senso per essere rifondato, e questo crollo,avvenuto proprio a seguito delle elezioni del 2008, somiglia a quello di quel muro di Berlino sotto le cui macerie rimasero sepolte le illusione di quegli ideali intrisi di criminalità e del sangue di 80 milioni di esseri umani uccisi in nome e per conto del comunismo.” liberatore”.
Bertinotti ha visto crollare il suo muro assieme a quei suoi compagni ai quali resta il retaggio di un ricordo che sarebbe meglio, per l'intera umanità, che fosse cancellato per sempre.
Non esultiamo soltanto per il trionfo dei partiti raggruppati nel PDL, ma soprattutto per la fine di quei raggruppamenti politici che si richiamano al periodo più sanguinoso della storia politica dell'umanità.

Italo Tassinari

TARANTO DOCET
TRACCE DI DIOSSINA NEL LATTE- ANCHE MATERNO
MA QUESTA VOLTA E' IMPOSSIBILE DARE LA COLPA ALL'ILVA E ALLE ALTRE INDUSTRIE LOCALI

L'ARPA ( da non confondersi con lo strumento musicale) e l'innumerevole esercito di sigle ambientaliste che pullulano a Tar4anto più che nelle altre zone d'Italia, s sono buttate sull'argomento crando anche ingiustificati allarmismi, tant'è vero che l'esperto ormai celebre Robrto Fanelli, dell'Istituto Mario Negri da Milano, ha alzato la mano dicendo “ attenzione , la paura può fare più male della stessa diossina ..” Tant'è vero che le analisi effettuate a Taranto hanno dato risultati che non hanno impressionato più di tanto i massimi esperti nazionali: “è risaputo- affermano i massimi esperti nazionali- che il latte materno possa contenere alte concentrazioni di diossina e pcb. Ma i benefici dell'allattamento al seno sono tali da superare largamente i rischi da diossina” Dunque, allarmasi non serve , anzi l'ansia può fare più danni della diossina”- Se uno dei massimi esperti, come il dottor Roberto Fanelli, ritenuto se non il più autorevole, certamente il più accreditato e stimato ha fatto queste dichiarazioni occorre che tutti noi giornalisti o gazzettieri facciamo un esame di coscienza cessando questa c campagna denigratoria su argomenti da accertare scientificamente e da moderare per non creare allarmismi destinati a
Portare ovunque discredito, condanne e allarmismi non giustificabili. Chi più ne ha più ne metta
Per dare alla notizia un taglio drammatico che induce a vendere giornali per accertare tra qualche notizia tanta aria fritta: L'allarme dilaga in tutta la Regione Puglia come se madri e fanciulli stesero subendo l'editto di Erode. La diossina dilagante sulle pagine dei giornali determina solo allarmismi, non prevenzione, non analisi volte a certificare origini, cause ed effetti:
E il j'accuse dilagante e perseverante ha creato un panico generale tra le allattanti e chi consuma latte quasi ritenendolo veleno mortale.
“Certo- aggiunge il dottor Fanelli- occorrerebbe ridurre al più presto i livelli ambientali, ma è intuibile la difficoltà di raggiungere un simile obiettivo.” E lo scienziato, aggiunge alla sua diagnosi altri elementi chiarificatori di cui si deve tenere conto altrimenti ogni nota di noi giornalisti parla a vanvera cercando di drammatizzare, ognuno per conto del proprio giornale, per ampliare la detonazione e vendere i giornali.
Vediamo ancora l'opinione del massimo esperto: “L'unica possibile raccomandazione alle donne incinte, o che stanno per affrontare la gravidanza, è quella di seguire una dieta a basso contenuto di diossina ..- il che implica che comunque sia pure innocua nelle minime concentrazioni, la diossina è diffusa ovunque, non solo a Taranto o in Puglia, ma dovunque, basta assumere grassi animali.. . “ SEGUIRE UNA DIETA A BASSO CONTENUTO DI DIOSSINA, e chi certifica a quali alimenti s riferisce il contenuto di diossina? Avete capito o no l'antifona ? La diossina è nel latte in Puglia come a Canicattì, a Milano come a Bari o Firenze o nel Lazio.. Lo scienziato col suo ragionamento induce alla rassegnazione: Chiede di seguire un dieta a basso contenuto di diossina, non dice una dieta senza , assolutamente senza diossina. Ciò implica che la diossina è ovunque e fa parte prevalentemente dei latticini: E i latticini in gran parte sono destinati all'infanzia. E il dottor Fanelli, proseguendo nella sua esposizione esplicativa aggiunge:” E' risaputo , nel senso che rientra purtroppo in una certa normalità, il fatto che il bambino, allattato al seno abbia una maggiore esposizione alla diossina , e finisca con l'assumerne quantità maggiori ai limiti indicati dal, OMS: Ciò dipende al fatto che la diossina presente nel latte della madre, deriva dai depositi materni di tessuto adiposo , cioè di grasso nel quale la diossina si concentra. E tali accumuli si costituiscono in epoche anche precedenti alla gravidanza.”
Insomma a quanto dichiara il dottor Fanelli è preoccupante il fatto che la valanga di articoli ha creato non solo allarme, ma panico incontrollato, gettando nello sgomento decine di migliaia di famiglie e di madri innocenti o in fase di allattamento. Il richiamo stentoreo fatto dallo stesso Fanelli ci richiama ad una realtà comportamentale che toglie però gran parte della drammaticità contenuta, nelle sconvolgenti cronache redazionali della stampa pugliese:: “LA PAURA PUO' FARE PIU' MALE ..” che cosa significa ? Semplicemente che la gravità del fenomeno è assai meno preoccupante di quel che la stampa ha presentato all'opinione pubblica : Significa che occorre cercare di contenere il fenomeno della presenza della diossina nel alimenti, ma significa altresì che siamo in presenza di un fenomeno deprimente ovvero che la diossina non potrà mai più essere totalmente eliminata dalle sostanze alimentari che consumiamo: Agli antidoti penserà la scienza perché la politica è quella grandissima buffonata alla quale stiamo assistendo impotenti, ma che consuma energie finanziarie tre volte di più che in tutti gli altri Paesi europei, ma questo fenomeno del lento avvelenamento da diossina mentre preoccupa i media, non altrettanto preoccupa le nostre autorità sanitarie.
Ma la nota che dobbiamo rilevare a Taranto, è che nell'elenco della causali relative alla presenza della diossina negli alimenti e nella fattispecie, nel latte materno, siamo arrivati , more solito, ad additare le causali alle industrie di Taranto, soprattutto all'acciaieria, ovvero l'ILVA, il colosso siderurgico tarantino, anche se la siderurgia con la diossina c'entra come il cavolo con le quarant'ore: Sarebbe più serio se ci limitassimo ad affidare ai centri competenti le cause del fenomeno, dato che gli effetti sono riscontrabili ovunque e hanno costituito la causa di un allarme mentre gli enti preposti all'ANALISI DEL FENOMERO, GETTANO ALLA RINFUSA CAUSALI di responsabilità sulle industrie locali, senza pensare a quel che dicono, come da troppo tempo stanno facendo ambientalisti e arpisti nei quali, gli enti locali hanno ficcato i soliti noti ben pagati perché si diano daffare accusando soprattutto le industria che, all'infuori di quello e alimentari, con la diossina non c'entrano per nulla. L'allarme servirà se non altro a muovere la scienza, ma prima di tirare in ballo le industrie locali, a Taranto i soliti ambientalisti allarmisti, farebbero meglio ad affidare alla competenza degli enti scientifici preposti alla salute, lo studio del fenomeno, evitando di buttare stupidamente la croce addosso alle aziende locali, sol perché al momento opportuno, si potrebbe addossarne loro l'onere relativo, e indurle a pagare ,come sempre avviene. Anche se noi non pretendiamo di essere sapienti, nessuno potrà convincerci che l'acciaio e il suo processo produttivo provocano diossina . A conferma della nostra asserzione , a Fanelli sono state poste domande precise alle quali l'esperto ha risposta in maniera precisa e inequivocabile:
“ Domanda: E' possibile difendere in qualche modo i neonati da questa contaminazione ?
“ Risposta: “ Non si può fare gran chè . La diossina attraversa la barriera placentare, perciò se la madre segue una dieta normale , l'esposizione del feto è inevitabile. Occorre però evitare gli allarmismi, perchè l'ansia può fare più'danni di quelli dovuti alla diossina!! ( e giu' tutti i giornali
in coro titoli e toni drammatici a gettare nel caos terrorizzante migliaia di famiglie cr4ando quel clima di tipico terrorismo irresponsabile che contraddistingue giornalisti da gazzettieri..)
SI PUO' DUNQUE ALLATTARE SENZA PROBLEMI. L'UNICO SUGGERIMENTO CHE SI PUO' DARE E' QUELLO DI PRIVILEGIARE UNA DIETA POVERA DI GRASSI DI ORIGINE ANIMALE ..” Qualche esempio? chiede il collega Altomare del “ Corriere del Mezzogiorno” ( Corriere della Sera) –Eccolo risponde Roberto Fanelli ;
:” PORRE CAUTELA NELL'ASSUNZIONE DI ALIMENTI D'ORIGINE ANIMALE QUINDI PESCE, CARNE E LATTICINI. LA FONTE DIETETICA PRINCIPALE DI DIOSSINA , DI SOLITO E' IL PESCE (!!), MA TUTTO DIPENDENDE DALLA QUANTITA' DI GRASSO CHE L'ALIMENTO CONTIENE: PIU' GRASSO EQUIVALE A PIU' DIOSSINA. PERCIO' I PESCI MOLTO GRASSI VANNO EVITATI.”
All'opinione scientifica di Fanelli si aggiunge quella del direttore dell'Arpa, Assennato: “ I valori della diossina a Taranto sono nella norma per una grande città aggiungendo subito dopo che occorre che le mamme continuino tranquillamente ad allattare.
Dunque l'Arpa dichiara che la diossina presente nel territorio di Taranto sono normalissimi. Quindi, ripetiamo, il casino che ha fatto la stampa parlando di tre volte Severo e così via è solo allarmismo da giornalismo di provincia , quello che non avendo notizie si butta su quelle che possono gettare il panico in una intera comunità.
“ I valori della diossina a Taranto- ha stentoreamente dichiarato il direttore dell'ARPA regionale,- sono anche più bassi della media italiana.. Quelli poi della pcb, sono invece nella media nazionale . IL PANICO E' INGIUSTIFICATO, siamo al di sotto dei livelli di tossicità? Nel 2008 è impossibile anzi impensabile che non ci sia latte che non contenga diossina: Nemmeno i Antartide se facessimo ricerca esiste una donna senza tracce di diossina. Non esiste una sola zona sulla terra dove l'inquinamento non abbia prodotto i suoi effetti negativi. Chi riteneva di avere pubblicato la notizia bomba con l'ILVA criminale da linciare di fronte al nulla di fatto, pare abbia tentato il suicidio morale.. (come quelli della palazzina Laf, senza tuttavia riuscire nell'intento) Sono affermazioni che dovrebbero togliere per sempre l'illusione che il globo sia quello di una volta: A Taranto la lotta dei cretini associati ( le cui mamme sono sempre incinte) contro l'Ilva ha subito con queste rivelazioni una paurosa battuta d'arresto: “ E ora- diranno codesti cretini radunati nelle solite sigle di un ambientalismo persecutorio- e ora che ci viene a mancare il centro al quale additare tutti i mali della città del suburbio e della regione, dove andremo a finire ?”

Basti pensare al titolo dato alla nota del collega Marcello Tonetti su “ La Gazzetta del Mezzogiorno” E ADESSO (che le grandi aziende di Taranto, Ilva, Cementir, Agip e cosi' via non hanno colpe per la diossina (n.d.r.) CHI CI PAGHERA'DI TRENT'ANNI DI VELENI ?- Ma si facciano pagare da quegli imbecilli che nella guerra contro l'ILVA credevano di avere trovato le causali per la chiusura dell'acciaieria di Taranto e mettere finalment4e la città alla fame. Poi venne l'uomo di sinistra a presiedere la Regione Puglia, Vendola, il quale invece, si schierò coi difensori
Del entro siderurgico spiazzando gli idioti.
GIA' CHI PAGHERA' TUTTI QUEI NULLAFACENTI BUROCRATI DI Stato o di enti locali CHE DA ANNI SI SONO ASSUNTI I COMPITO DI ACCUSATORI DELL'ILVA E DELLE ALTRE GRANDI AZIENDE LOCALI ACCUSANDOLE GIORNO SI E L'ALTRO PURE DI OGNI NEFANDEZZA AMBIENTALE TRASCINANDONE DAVANTI AI TRIBUNALI I DIRIGENTI DI CEDESTE AZIENDE COME SE FOSSERO DEDITI GIORNALMENTE AL CRIMINE?
Questa volta il coro dei denigratori, degli accusatori, dei calunniatori più o meno prezzolati resta senza mercede, senza i trenta denari e si sta disperando, finalmente.
Ma anche certa stampa che vive di nefandezze e di demagogia di basso conio:”dalli al padrone !“ davanti alla realtà che scagiona le aziende ne nasconderà il suo imbarazzo ?
Italo Tassinari

RAI: PADRE PIO ESPOSTO AL RIDICOLO SUL PRIMO CANALE HA MESSO IN ONDA PADRE PIO..
MEDIO EVO IN TV NEL POMERIGGIO DI PASQUA UN DIBATTITO SU PADRE PIO ,DIRETTO DA MASSIMO GILETTI HA MESSO IN EVIDENZA QUELLO CHE LA CHIESA E LA SCIENZA HANNO SEMPRE NEGATO, DIFFIDANDO DAL CREDERE, METTENDO IN EVIDENZA LE LOTTE CRUENTE DEL FRATE COL DEMONIO, COME GARE DI LOTTA LIBERA...


Il fanatismo MEDIEVALE, unito alla stupidità e all'intento speculativo post mortem di tanta gente che dal santo dalle stimmate forse intende trarre altri vantaggi oltre quello delle speculazioni monetarie , ha fatto commettere il crimine di disseppellire il corpo di PADRE PIO ( a qual fine se non a quello speculativo?) DISTURBANDONE LA SUA PACE ED IL SUO SONNO SENZA ALCUNA RAGIONE PLAUSIBILE SE NON L'INTENTO SPECULATIVO DI FAR PAGARE IL PREZZO DI INGRESSO PER ANDARE A VENDERNE LE SPOGLIE.. MA CHE NESSUNO SI VERGOGNI, COMINCIANDO DALLA RAI, DA GLLETTI E DALLE CONTROFIGURE DEL DIBATTITO MESSO IN ONDA NELLE PRIME ORE DEL POMERIGGIO DI PASQUA? Sintomatico, era che al dibattito partecipavano assieme a padre Gabriele Amorth , esorcista ( ci voleva perchè di scena c'era anche il demonio) l'ineffabile e incompetente Katya Ricciarelli, la modesta cantante lirica ormai in disuso, dotata di scarsa cultura generale e di non conoscenza di tematiche teologoiche, sulle quali aveva l'improntitudine di soffermarsi nella storia di quel che fu una enunciazione fanatica sull'argomento. Ma ormai la Ricciarelli , come il prezzemolo, in TV è in tutte le salse. Poi la presenza, figuriamoci, della signora Irene Pivetti, certamente di scarsa cultura teologica, deludente d'aspetto e inadeguata a dibattere l'argomento del santo da Pietralcina.se si esclude anche per lei, i fanatismo che la lega all'adorazione dell'ormai popolarissimo Padre Pio. Non parliamo poi di altri presenti all'avvenimento, dove il medio evo era di scena. Presente il collega Sandro Mayer, direttore del settimanale “ Di PIU”, il quale, per fortuna si è limitato ad affermare la sua fede per Padre Pio e di avere acquistato icone e immagini del Santo,andando a Monterotondo, ovvero per aiutare come fan tutti la speculazione delle immagini arricchire la fama del santo. Ma Mayer da ottimo giornalista qual'è non ha potuto fare a meno di esclamare indignato che per venerare un santo non c'era alcun bisogno di disseppellirlo poichè la santità non ne avrebbe affatto risentito. Una persona deceduta , beatificata o atea, ha diritto di essere lasciata in pace: Ed è STATO, QUELLO DI MAYER L'UNICO INTERVENTO SERIO, CHIARIFICATORE, OBIETTIVO, CHE NON E' STRARIPATO VERSO TEMI DI NATURA ASSOLUTAMENTE MEDIEVALE E ASSURDA.
GILETTI HA VOLUTO INDUGIARE SUGLI INCONTRI SCONTRI COL DEMONIO A PIETRALCINA NELLA STANZETTA DI PADRE PIO, scontri di violenza inaudita tra padre Pio poveretto e il demonio. Ma il demonio indaffaratissimo, com'è che possa essere andato tutti i giorni , solitamente nelle ore pomeridiane, da padre Pio per intraprendere lotte furibonde con il frate dalle stimmate. Tutti i giorni, ad orario prestabilito: Niente fuori orario e perché c'è lo straordinario delle ore notturne: Magari nelle altre ore il demoni doveva andare per le contrade del mondo per entrare nei corpi degli indemoniati, di turno a svolgere il suo compito: Forse faceva proprio ore straordinarie per guadagnare qualcosa di più a fine mese. Magari, noi lo ignoriamo, ma il demonio ha il dono dell'ubiquità e può essere ovunque, ma non crediamo abbia i poteri di Dio.
Il guaio era la presenza dell'esorcista, al dibattito e quando lo poteva, parlava con estrema serietà di questi incontri di terzo tipo, ovvero di lotta libera fra Padre Pio e il demonio., scendendo anche nei particolari, ovvero “ padre Pio veniva scaraventato,contro il muro, con estrema violenza durante questi incontri , ma la presenza di questo personaggio dalla barba bianca che fungeva da intercapedine, evitava traumi gravi.. Figuriamoci la gente attonita che ascoltava il dibattito, in particolare Katia Ricciarelli, che si è dichiarata fedele fanatica del padre di Pietralcina, la quale discettava di teologia, dunque una TEOLOGA STRAPPATA ALLA LIRICA DALLA QUALE LA RICCIARELLI HA FATTO BENE A RITIRARSI PER NON esporre la sua ugola a strapazzi, dato che ormai la sua voce lirica è pallido ricordo; Non si sa davvero perchè questa Ricciarelli partecipi alle trasmissioni. Magari sarà il Pippo nazionale che per consentirle la serate dispendiose nel casino cerca di favorirla alla TV.
la fa arruolare da viale Mazzini e quelli l'arruolano ad ogni propizia occasione, magari dimenticando che non ha nessun titolo per essere annoverata nei dibattiti, se non quello di essere soprano lirico in riposo.
Ma l'esorcista ci ha appassionato nei suoi racconti sui match tra Padre Pio e il demonio. Roba da accapponare ,ma Massimo Gilletti ,nella scelta dei personaggi per questi suoi dibattiti, a volte è scarso di adeguati soggetti, prende sulla scena quel che resta disponibile, anche le comparse , le quali però danno quel che possono per l'economia del dibattito.

La discussione poi è entrata nel difficile, ovvero la presenza delle stimmate, il loro mantenimento allo stato di inguaribilità, e la estrema prudenza delle massime autorità ecclesiastiche del tempo, che inducevano i fedeli allo scetticismo , e i conflitti con il Vaticano per la destinazione dei ricchi proventi della fede per la presenza di Padre Pio da Petralcina. Ma questo è un discorso a parte:
Quel che è certo che sino ad oggi ben7 milioni di credenti sono andati a visitare le opere della divina provvidenza a Monterotondo, opere nate, cresciute e opranti non per miracoli sopravvenuti, bensì per il denaro che da tutto il mondo è giunto a Monterotondo, a favore delle opere intraprese e volute da Padre Pio:
alla TV o sulla stampa come stiamo facendo noi per dovere di cronaca lambito da legittima ironia .
La nostra ironia nasce dalla speculazione che si sta sempre facendo sulla fede della gente;Un a speculazione che rende e ha sempre reso profitto nei secoli., ma non è da confondersi col senso religioso della stragrande maggioranza dei cittadini: Purtroppo la questione si fa più seria quando entrano di scena le madonne che piangono e che per fortuna oggi si sono assai diradate. Quel che fa pena è che entrino in TV soggetti come quelli che abbiamo menzionato, la Pivetti che avemmo per ventura presidente delle Camera dei deputati per un anno e per quel peccato dovremo mantenere vita naturale durante, con pensione, auto di servizio, autista e tanti privilegi che le spettano di diritto da fare accapponare. Una Ricciarelli che non possiede nessun requisito per fare parte di palinsesti a cultura o da spettacolo se non quello d'avere sposato un personaggio
come Pippo Baudo che però se ne è liberato appena ha potuto farlo.
Massimo Gilletti è un bravo conduttore, magari quando sceglie i personaggi per c erti inrettenimetni, lo faccia al di fuori dei periodi festivi feriali nazionali perchè troverà maggiore disponibilità tra la gente che sa e pensa a quello che dice, non a quella che dice ciò che non sa ma è capace di dirlo.
A queste opere e alla santità proclamata dal Vaticano a favore di Padre Pio da Pietralcina, ha fatto seguito il miracolo dell'afflusso di pellegrini da tutto il mondo al santuario. Talchè oggi, l'afflusso prosegue per la convinzione della santità del frate, e non per i commenti che vengono effettuati.
Italo Tassinari

1.500 EURO IN PIÙ NELLA BUSTA PAGA AI SUOI DIPENDENTI
e' stato messo in sordina un avvenimento d'importanza nazionale: a tutti i dipendenti della Tod's, celebre gruppo calzaturificio marchigiano, l'imprenditore Diego Della Valle ha donato ai suoi dipendenti 1500 euro

La notizia già nota da qualche tempo, la troviamo esaltante e significativa e ci torniamo sopra per verificarne significato ed effetti, insomma occorre riparlarne perchè il gesto generoso che segnala la sensibilità del grande imprenditore marchigiano, merita un commento a se stante, soprattutto propone anche il suo riconoscimento, le sue cause, i suoi effetti alla classe lavoratrice, il riconoscimento che la produzione del gruppo è tale da riconoscerne il merito alla parte essenziale ovvero a quella umana della prestigiosa azienda, e il perchè di una decisione così generosa, unica nel panorama confindustriale italiano e senza precedenti.

La stampa italiana non ha dato il meritato e giusto risalto all'iniziativa che non ha avuto mai precedenti degni di nota nel comparto dell'industria manifatturiera nazionale e internazionale, a quanto è dato sapere. I media generalmente pongono attenzione a gesti che caratterizzano la generosità, più per evidenziarne l'originalità che il lato umano. Quello dell'imprenditore il quale, probabilmente, visti i risultati di ottimo bilancio conseguito dall'aumentata produttività, ha inteso riconoscerne il merito ( preziosissimo) alla fattiva collaborazione dei suoi dipendenti, tutti. Intendiamoci, la elargizione è appropriata e generosa perchè contraddistingue l'intelligenza e la sensibilità del soggetto responsabile in primis che ha preso la decisione del dovuto riconoscimento.

E' vero che sono state mosse critiche al gesto dell'amministratore delegato o del presidente del gruppo di Macerata ma le critiche sono nate negli stessi settori confindustriali, da parte di qualche esponente di primo piano, il quale avrà voluto significare che il precedente è impegnativo si, ma lesivo ai fini dell'immagine di chi non ne ha seguito l'esempio. Pericoloso, perchè propone riflessioni sul piano nazionale da parte della categoria, gran parte della quale magari nega la possibilità di imitare Diego Della Valle, perchè l'imitazione avrebbe comportato oneri aggiuntivi alla normale amministrazione. Ma la generosità dei Della Valle, munifica ed esemplare, che è scaturita come premio alla produttività, ha avuto un significato trainante che ha indotto altri
gruppi industriali a percorrere lo stesso sentiero della Tod's: Martino Zanetti della Hausbrand (Treviso e Trieste) il quale ha fratto trovare in busta paga dei suoi 500dipendenti, 400 euro di aumento, a contratto concluso , e non è poco, per gli ottimi risultati ottenuti dall'azienda e "per venire incontro -come ha dichiarato- alla perdita di potere d'acquisto dei lavoratori". Tuttavia quello di Diego Della Valle, rappresenta l'inizio di un processo di revisione del comportamento aziendale verso i dipendenti, laddove la produttività subisce un aumento costante che produce i suoi benefici effetti, soprattutto per il
maggiore impegno dei dipendenti. Il clamore suscitato da questo sintomatico precedente sta producendo molte perplessità ma ha anche elargito immensi benefici ai lavoratori interessati, e ne produrrà ogni volta che si verificherà quello che il settore industriale nazionale auspica da tempo: se aumenta il profitto aziendale in seguito ad un costante aumento della produttività, e si concretizza in un beneficio retributivo dei dipendenti, la mossa strategica di Della Valle avrebbe aperto un'era splendida, destinata a scardinare i rapporti tra azienda e sindacati. Ovvero le sollecitazioni dei sindacati sulla via dei rinnovi contrattuali, vedrebbero attenuata la strategia delle lotte cruente per
raggiungere gli obiettivi che le aziende vedono scadenzati nei periodi
temporali dei due anni previsti (che dovrebbero essere portati a tre).
Le aziende vedrebbero garantiti gli impegni con la clientela, e proprio in virtù dell'aumento di produttività, il tutto gioverebbe al mondo del lavoro italiano che oggi in gran parte è all'ultimo posto in Europa in fatto di produttività, salvo casi nazionali significativi, che indicano una ripresa collaborativa tra
azienda e lavoratori. Una realtà importante come hanno stentoreamente
indicato i casi da noi segnalati fra i quali se ne è avvertita l'imitazione nelle Marche, proprio a seguito della mossa felice di Diego Della Valle. Ad esempio è da segnalare il caso originale dell'industriale della pasta, Enzo Rossi il quale, dopo avere sperimentato per un mese la vita familiare con una retribuzione da operaio, si è impegnato ad aumentare le paghe ai suoi dipendenti.
Insomma, sarebbe la politica dei bonus legata alla produttività come del
resto auspicato dalla Confindustria.

Infine l'attualità elettorale in atto ci ha mostrato i due candidati alla leadership del futuro governo impegnati in una gara per promettere aumenti salariali, una lodevole gara di emulazione anche perchè il tasto demagogico è irresistibile ma la classe lavoratrice crede veramente a questa promessa perchè incombe impellente la necessità di arrivare alla fine del mese per numerosissime famiglie. Da qui una seria collaborazione del futuro esecutivo con le confederazioni industriali dovrebbe indurre a detassare gli aumenti in busta paga, soprattutto per favorire con i lavoratori, le aziende disposte a riconoscere ai dipendenti i benefici di una aumentata produttività, quella che produce ricchezza per tutti ed è frutto dell'impegno prezioso e della collaborazione tra le due forze sociali, lavoratori e aziende, che mantengono le spese folli della politica di questo Paese sconclusionato.

Italo Tassinari

ALITALIA , SI, NO, FORSE, CASOMAI, VEDREMO.

Il solito ributtante indecisionismo all'italiana che alla fine diventa cinismo ributtante.
Nel made in Italy, i governi si succedono con un ritmo impressionante, ma la manfrina all'italiana prosegue nel quadro del menefreghismo generale che riesce a compattare soltanto l'incredibile , odiosa abitudine del governo che succede al precedente e che , appena insediato fa subito sue le perverse abitudini degli esecutivi italiani i quali, appena insediati, distruggono quel che è stato fatto dal precedente esecutivo a prescindere. A prescindere che abbia varato buone o cattive leggi.Il precedente governo, quello di centro sinistra, ancora in piedi per il disbrigo delle esigenze relative alla fine del suo mandato, aveva stabilito di privatizzare la nostra compagnia di bandiera, l'Alitalia , cosa eccezionale per un governo di centro sinistra più propenso al dirigismo di Stato che al liberalismo tipico dei governi di centro destra., e aveva perseguito quello scopo soprattutto per lo stato disastroso in cui si era ridotta l'Alitalia, per i reiterati scioperi dei vari dipendenti che costringevano un giorno si e l'altro pure, i passeggeri a restare a terra : Il vizio della contestazione delle hostess ( cameriere di volo), dei controllori di volo, ovvero del personale di terra od ancora quello degli steward o degli addetti ai bagagli, ha provocato negli anni un disastro economico irrimediabile. Ogni anno com'è noto, l'azienda assorbiva dai due ai temila miliardi dall'erario, per tappare i buchi ai bilanci disastrati e appesantiva anche il bilancio dello Stato senza che gli amministratori della compagnia riuscissero, delegati dal padrone Stato, a porre un freno alle follie dello Stato padrone, il quale , com'è noto, sarebbe incapace di amministrare , senza farlo fallire , nemmeno un sale e tabacchi. Ovviamente di quel fiume di denaro, UNA PARTE ANDAVA A TAPPARE I BUCHI SEMPRE PIU' AMPI DEL DISSESTATO BILANCIO, MA L'ALTRA ANDAVA A FORAGGIARE GLI APPETITI INSAZIABILI DEGLI ADDETTI POLITICI E BUROCRATICI ,MENTRE. I DIPENDENTI, ERANO ESATTAMENTE IL DOPPIO DEI NECESSARI POICHE' OGNI POLITICO AVEVA I SUOI RACCOMANDATI DA FARE ASSUMERE, A PRESCINDERE DALLE RISPETTIVE ATTITUDINI. Dai oggi, dai domani, il personale senza attitudini adeguate, era salito Ad un numero ECCESSIVO, quindi pesava in maniera insostenibile sul magro bilancio aziendale soprattutto perché a dirigere l'azienda, non era il manager incaricato bensì erano ministri sottosegretari, galoppini dei ministri e così via, sinchè il baratro era divenuto talmente spaventoso che l'edificio doveva crollare, sotto il peso della irresponsabilità dei politici che avevano la pretesa di prevalere sulle leggi economiche che regolano inesorabilmente le aziende..Dopo il crollo, c'era da dividersene le responsabilità che ognuno gettava sulle spalle dell'altro, cosicché qualcuno suggeriva di licenziare i due terzi dei dipendenti ritenuti superflui, altri, la vendita del pozzo di debiti, altri la cessione a qualche compagnia straniera. I privai invitati al banchetto nemmeno si presentarono davanti al mucchio di rottami e alla pretesa dei soliti cretini di Stato, di prendere la compagnia senza licenziarne almeno la metà dei dipendenti. Finalmente il governo Prodi, decise , mettendo la compagnia sul mercato. Si affacciò l'Air One di Carlo Toto, compagnia fortemente indebitata e appoggiata da un forte gruppo bancario: Da altra parte, si affacciò Air France che fece proposte accettabili ma conditio sine qua non, pretese il licenziamento della metà dei superflui: la compagnia francese propose subito il ripristino dell'efficienza di Alitalia, svuotata dell'inutile peso del personale ritenuto superfluo, licenziamenti tuttavia muniti di ammortizzatori sociali: Discussioni e proposte infinite con interlocutori politici incapaci di distinguere un debito da un credito, poi il continuo inserimento a disturbo di Air One, protetto dai soliti politici ruffiani in cerca di tangenti ,e infine la decisione di cedere la compagnia ad Air France sempre in attesa che si presentasse qualche gruppo di italiani in cerca di frignuccio, cioè di un fiume di euro da parte dello Stato che consentisse il solito magna ,magna dei tangentocrati di turno, sempre presenti davanti a transazioni miliardarie di Stato.In Italia vige intramontabile la cleptocrazia e QUANDO C'E' DA RUBARE DALLE CASSE DELLO I CLEPTOCRATI SI PRESENTANO PUNTUALI PER SPARTIRSI I MALLOPPI PREVISTI.
Air France, dopo avere proposto la sua offerta, ha atteso la soluzione del problema,ovvero la decisione dei politici di turno che ha indugiato a lungo, mesi di indugio forse perché il malloppo richiesto dai soliti noti non era sufficientemente pingue ? In questo intermezzo da opera buffa, Mastella, facendo il suo mestiere ha causato la crisi di Governo, che è caduto, e nelle more di questa intercapedine, sino a nuove elezioni sono venute le dichiarazioni del candidato alla successione di Prodi, Silvio Berlusconi il quale, pressato dalle richieste di chi ha interesse a mantenere Alitalia in mano dello Stato per trarne il solito illecito profitto, ha dichiarato, bontà e ingenuità sua che sarebbe meglio mantenere Alitalia in mani italiane riportando tutto in alto mare: All'italiana..Berlusconi ha creduto a questa eventualità da quando in Lombardia si intende difendere l'hub di Malpensa., cosicchè, chi ha interesse a mantenere Alitalia, quale compagnia di bandiera italiana per legittimo innato orgoglio, ha suggerito a Berlucosconi di tenere la compagnia, non cederla ad alcuno anche se in ( momentaneo !!)stato comatoso per continuare a trarne illecito profitto per se e per i suoi soliti complici: Berlusconi, in un primo momento ha aderito , ma ora , una resipiscenza lo fa stare fra color che sono sospesi E la cosa resta nuovamente in alto mare mentre i miliardi di euro di debito continuano a salire in virtù dell'incertezza nella quale si dibattono coloro che dovranno assumersi l'onere della decisione nel nuovo governo: Cosicché quasi un anno è trascorso nelle trattative tra le autorità italiane e la compagnia francese: La trattativa resta sospesa e si è rifatto vivo il solito Toto col solito gruppo bancario alle spalle e la sua stessa compagnia Air One in bilico. Il gruppo bancario sa che in prospettiva lo Stato dovrebbe fornire i mezzi al titolare dell'Air One per l'acquisto di Alitalia quindi avrebbe immediato il recupero dei crediti elargiti sin qui ad Air One, crediti che altrimenti resterebbero incerti: Non è certo , ma in questi affari entra la cupidigia dei tenutari dei poteri dello Stato che si muovono sempre per trarre profitti da ogni transizione miliardaria. Berlusconi tuttavia, pare abbia finalmente subodorato la faccenda e resti indeciso, perchè qualcuno gli ha detto che anche se Air France acquista Alitalia, consentirà all'azienda di conservare le stimmate di nostra compagnia di bandiera..
Tutto questo ci fa tornare daccapo per dire che un governo costruisce un affare e arriva quasi alla conclusione. Cade codesto governo, ne sale un altro e annulla quel che il caduto aveva progettato e portato quasi a compimento..Comunque vada a finire questa faccenda tipicamente italiana che evidenzia il nostro disinteresse per l'economia dello Stato cosiddetto di diritto, si è perso di già un anno e mezzo nelle trattative inconcludenti mentre il Tesoro dovrà destinare ancora somme enormi per sovvenzionare nuovamente la nostra pietosa compagnia che qualcuno vorrebbe conservare, a che fine? Forse per dimostrare sino a che punto certo potere agisce in Italia a difesa di interessi particolari incoffessabili, contro gli interessi dell'intera comunità del nostro Paese Ma è sempre “la solita storia del pastore, nessuno voleva raccontarla...

ITALO TASSINARI – redazione@mondolibero.it

LA SICUREZZA DEI LAVORATORI
MORTI BIANCHE E STUPIDITÀ DEMAGOGICA
Noi siamo sempre stati per il severo controllo nei posti di lavoro e per premiare le aziende che fanno severa prevenzione. Tecnologica, scientifica, precisa, insistente e anche ossessiva. Ma smettiamo con la stupida demagogia di incolpare sempre e comunque il datore di lavoro attribuendogli anche responsabilità che non gli competono per acquisire presso l'opinione pubblica un credito populistico cretino. Purtroppo è sempre più facile e redditizio incolpare l'azienda e i suoi dirigenti , si acquisisce subito il merito di difendere la classe operaia per raccoglierne il profitto della solidarietà populistica, le simpatie e spesso anche i voti, se siamo sotto elezioni, si raccolgono consensi anche se l'incidente si verifica fuori azienda, magari durante il percorso dell'andare e venire dall'abitazione all'azienda. Noi abbiamo una legge, la 626 che disserta sugli incidenti nei posti di lavo ed in base a codesta legge è sempre l'azienda che deve pagare e in termini di risarcimenti e in termini penali per responsabilità anche indirette sull'incidente capitato al dipendente. Secondo questa legge che segna IL LIMITE VERGOGNOSO DEL DIRITTO, LA RESPONSABILITÀ ANCHE INDIRETTA DELL'INCIDENTE SUL POSTO DI LAVORO È SEMPRE DELL'AZIENDA E DEI SUOI DIRIGENTI, ANCHE QUANDO È ACCERTATO CHE LA CAUSALE DELL'INCIDENTE DIPENDE ESCLUSIVAMENTE DALL'ASSOLUTA INADEMPIENZA DELLE NORME CHE DISCIPLINANO IL COMPORTAMENTO DEL DIPENDENTE.
Pare che non basti questa legge e i demagoghi ne invocano una nuova per condannare sempre e comunque a pene detentive severe, sino al punto di applicare addirittura la pena di omicidio volontario nel caso in cui un incidente mortale sia da attribuire a cause derivanti da deficienze di prevenzione e siamo subito nel grottesco. A PRESCINDERE DALLA VOLONTÀ DEI DEMAGHOGHI DI TURNO CHE I RAGLI DI QUESTO GOVERNO ANCORA DELIBERANTE EMETTONO, QUALE TRIBUNALE CONDANNEREBBE PER OMICIDIO VOLONTARIO UN DATORE DI LAVORO PER LA MORTE ACCIDENTALE DI UN DIPENDENTE?

AI PENSIONATI MINIMI DA 380 A 750 euro – AL MESE E ABOLIZIONE DEL CUMULO!
L'ACCORDO BERLUSCONI –FATUZZO DEL PP, ARRIVATO A 500 euro PER LE MINIME DOVRÀ SALIRE A 750 AL MESE, ALMENO OLTRE IL LIMITE DELLA SOPRAVVIVENZA!

La conquista degli aumenti ottenuta del colloquio premiante Berlusconi-Fatuzzo: 500 euro a tutte le minime, dovrà essere portato al traguardo dei 750 euro al mese.
La richiesta fatta da Fatuzzo è a gradini, s'intende, non essendo prevista ancora la copertura della spesa che supererà i 20 miliardi di euro. Il gradino enunciato a Milano di 500 euro è quello in attesa delle elezioni che porteranno Berlusconi a Palazzo Chigi, da dove il presidente potrà iniziare la sua marcia delle riforme più urgenti con la grande apertura alla classe più disagiata, quella dei pensionati minimi che ancora non superano i 400 euro mensili, anche se Berlusconi portò le minime a 500 euro per un milione e mezzo di pensionati minimi, promettendo a breve l'estensione del beneficio alla totalità degli oltre quattro milioni dei pensionati che sono riusciti sin qui a sopravvivere alla miseria e alla vergogna di una retribuzione da fame. Ma, com'è noto, Berlusconi non ritornò al Governo e la promessa decadde per cause di forza maggiore.
Oggi la situazione politica depone nettamente a favore del raggruppamento del PDL presieduto da
Berlusconi e il ritorno del presidente del PDL è garantito dalla somma delle forze politiche che compongono la CDL, da dove ci sarà il rilancio fatidico in mente al nostro capo, Fatuzzo.
Noi sappiamo che il traguardo verso il quale punta il capo del Partito Pensionati, l'euro-parlamentare, on. Carlo Fatuzzo, sarà quello dei 750 euro mensili per le minime, mentre la copertura della spesa prevista che sarà di circa 20 miliardi, potrà essere realizzata abolendo l'inaudito quanto inammissibile privilegio della 574 mila auto blu, contro le quali i pensionati si oppongono e insorgono fermamente: di auto blu ne sono sufficienti soltanto 74mila, esattamente quelle in dote agli apparati politici e burocratici degli Stati Uniti , che contano 53 Stati alcuni dei quali più grandi del nostro Paese.
Si otterrebbero così quei 20/25 miliardi l'anno per l'aumento a 750 euro mensili per i pensionati minimi, cancellando due vergogne nazionali: la riduzione dell'inaudito privilegio agli innumerevoli non aventi diritto e il ristabilimento del diritto alla sopravvivenza di ben oltre quattro milioni di pensionati minimi, i quali, senza risorse parentali, sopravvivono letteralmente in condizioni disumane.
Siam certi di interpretare l'opinione del nostro autorevole segretario generale on. Fatuzzo al quale
fu riservato a Milano, alla presenza di Silvio Berlusconi, l'incondizionato plauso e la riconoscenza di tutti i membri del Consiglio Nazionale del PP radunati per la storica occasione, mentre sappiamo che Silvio Berlusconi riserverà il premio di altre concessioni per la categoria dei pensionati la quale, dal punto di vista elettorale, rappresenta la maggioranza del popolo italiano in grado di determinare la sorte dei governi.

Italo Tassinari

A MILANO CON BERLUSCONI
PER IL VERTICE DEL PARTITO DEI PENSIONATI

Il grande affabulatore, il principe dei comunicatori , ha vinto un'altra volta. Nella sala congressi del Michelangelo di Milano, gremita dai componenti del Consiglio Nazionale dei pensionati presieduto dall'Euro-parlamentare Fatuzzo, la cui figlia, Elisabetta ( consigliere regionale lombardo dl PP,) aveva predisposto la trionfale accoglienza dell'osannato Silvio Berlusconi, sino all'esecuzione quasi trionfale della nuova canzone “ Silvio c‘è,”cantata in coro dai membri del Consiglio Nazionale dei pensionati riunito a Milano al gran completo.
Tutto l'arco del discorso di Berlusconi in gran forma , ha trovato pubblico e giornalisti attentissimi e plaudenti, anzi entusiasti e soddisfatti per l'ampia analisi del problema dei pensionati che il segretario nazionale del Partito, Fatuzzo, personaggio che gode delle totali simpatie e dell'amicizia del Cavaliere , aveva ampiamente sottolineato al candidato alla presidenza del nuovo governo, che è stato pronto e preciso nel dare il riscontro totale e concreto dei provvedimenti che Berlusconi ha promesso di prendere , per soddisfare finalmente la categoria e i suoi diritti, quando il Partito delle libertà sarà al governo del Paese, ovvero subito dopo il 13 aprile prossimo. Infatti, è vero che i risultati elettorali si leggono soltanto dopo le elezioni, ma è anche vero che la previsione propone un'ampia maggioranza del PDL, anche se un ottimo rivale dichiara lietamente una sia pure faticosa rimonta. I numeri in gioco non lasciano dubbi e la sicurezza del Leader dl PDL, si basa sui numeri non sulle speranze, numeri che depongono nettamente a favore del PDL.. Da oggi , sarà prevista anche la somma dei pensionati , ovvero di tutti i pensionati che voteranno per il Partito delle libertà di cui il PP è entrato ufficialmente , lunedì, 3 marzo scorso, a farne parte .In realtà se i pensionati avessero contezza della loro forza numerica quindi elettorale, e votassero compatti per il loro partito, avrebbero una forza contrattuale politica senza precedenti: Basterebbe che i pensionati riflettessero su questo argomento. Il numero dei pensionati in Italia, SUPERA QUELLO DI TUTTE LE CATEGORIE LAVORATIVE: La popolazione invecchia con rapidità e la prevalenza dei pensionati ha già superato quella degli attivi e alla loro realtà occorre che i governi provvedano perché è tutta gente che ha lavorato e provveduto a pagare quei contributi che oggi debbono essere erogati per soddisfare i bisogni indilazionabili della categoria.
A questo ha provveduto il segretario Fatuzzo nel porgere a Berlusconi, l'elenco delle riforme e dei provvedimenti da fare nei confronti dell'immensa categoria nella quale ci sono , è vero, posizioni privilegiate, ma vi sono torti che debbono essere riparati e soprattutto equiparare le pensioni al costo sia pure minimo della vita: E questo ha promesso Silvio Berlusconi quando ha esaminato il grande progetto di Fatuzzo per rimediare alla deficienza delle pensioni minime e a prelievi ingiustificati che vengono fatti ai pensionati che spesso lottano per sopravvivere con pensioni troppo spesso assolutamente insufficienti. Ed è a questo proposito che secondo noi, la somma fissata per le pensioni minime, per l'enorme aumento del costo della vita, maturato in questi ultimi due anno, dovrebbe essere di almeno750 euro mensili, limitata ai 500 euro, somma stabilita dallo stesso premier Berlusconi tre anni fa e concessa solo ad una parte degli aventi diritto, rimandando l'altra parte ad un bilancio più adeguato a questi bisogni. E secondo noi l'aumento fissato e proposto dei 500 euro dovrebbe essere portato a 750 per placare le ansie e soddisfare al minimo i bisogni per la sopravvivenza di questa moltitudine di anziani relegati a limiti di sopravvivenza insufficienti., si tratta dei 4 milioni e mezzo di pensioni minime. La copertura per la spesa aggiuntiva che dovrebbe ascendere grosso modo sui 30 miliardi potrebbe essere trovata abolendo opportunamente almeno 500mila delle 574mila auto blu, il cui costo annuale è di 34 miliardi.
Da una parte si ridurrebbe il privilegio inaudito di lorsignori, all'essenziale dall'altra si ristabilirebbe un equilibrio retributivo adeguato ai bisogni essenziali dei pensionati minimi.
L'ampio ragionamento del grande comunicatore, in favore della categoria numerosissima dei pensionati, ha saputo infine passare in rassegna tutti i richiami dell'europarlamentare Fatuzzo, relativi al loro assai composito trattamento economico portando l'accento sulle infinite problematiche di questa abbonante metà dei cittadini italiani . Trovando un Berlusconi assai disponibile che ha saputo comprenderne i problemi e di essere ben disposto a soddisfarli, nei limiti indicati dal vertice del Partito del Pensionati, per i quali, l'infaticabile segretario, Fatuzzo ha saputo dare il dettagliato stato di salute economica, riuscendo perfino ad ottenere la promessa dell'abbattimento del cumulo delle pensioni da parte del futuro governo. Infine, ha ottenuto la promessa formale di Berlusconi di soddisfare ogni richiesta presentata dagli organi dirigenti del Partito Pensionati, con la posta lasciata aperta ad altri adeguamenti e benefici dell'immensa categoria.
Una trionfale ovazione ha accolto la conclusione della mirabile rassegna oratoria di Silvio Berlusconi che ha saputo soddisfare le aspettative della categoria e della sua parte più disagiata. Noi ci siamo uniti al coro trascinante dell'affollata platea perché, veramente, anche il giornalista critico ed esigente, ha potuto riscontrare la totale comprensione e accettazione dei problemi e la decisione netta del presidente Berlusconi di soddisfare la parte più modestamente retribuita dei pensionati italiani i quali nell'attuale situazione non possono riuscire a sopravvive se privi di parentele soccorritrici

Italo Tassinari

DETASSAZIONE DELLO STRAORDINARIO..
IN DIRITTURA D'ARRIVO ..I


ABBIAMO RINGRAZIATO PERSONALMENTE BERLUSCONI CHE HA DECISO DI METTERE NEL PROGRAMMA DI GOVERNO LA DETASSAZIONE E DECONTRIBUZIONE DELLE ORE STRAORIDNARIE
Con la nostra gratitudine per i quasi due anni di lotta volta a indurre le forze governative a sanare la ferita degli straordinari caricati di tasse e di oneri sociali, ci siamo rivolti a Berlusconi per la sua decisone programmatica volta detassare e decontribuire gli straordinari, per ringraziarlo della sua intelligente QUANTO OPPORTUNA DECISIONE CHE SOLLEVERA' CON LA GRATITUDINE E L'ENTUSIASMO DELLE FORZE LAVORATRICI, ANCHE IL PLAUSO DELLE AZIENDE LE QUALI,M FINALMENTE POTRANNO RICORRERE AD UNA MAGGIORE FLESSIBILITA' CHIEDENDO E OTTENENDO DAI LORO DIPENDENTI IL LAVORO STRAORDINARIO PER AFFRONTARE CON MAGGIORI RISULTATI LA CONCORRENZA INTERNAZIONALE
Abbiamo affrontato il tema a Milano, all'hotel Michelangelo, dopo l'intervento di Berlusconi al Convegno del Consiglio nazionale del Partito Pensionati, durante il quale il candidato alla presidenza del Consiglio ha dichiarato formalmente che il programma del Partito della Libertà propone in primis nel settore del lavoro, LA DETASSAZIONE DELLO STRAORDINARIO, CHE DEL RESTO ERA STATA PREVISTA ANCHE NELLA PASSATA CAMPAGNA ELETTORALE DEL 2006, ANNO NEL QUALE NOI COL NOSTRO GIORNALE INIZIAMMO LA LOTTA PER QUESTA GRANDE CONQUISTA PER AZIENDE E LAVORATORI.
Berlusconi ha inserito e con chiara evidenza come primo paragrafo nel programma del lavoro la DETASSAZIONE DELLO STRAORDINARIO CHE NO ABBIAMO INVOCATO A SQUARCIAGOLA SIN DALLA FINE DEL 2005, DEDICANDO LE PRIME PAGINE DEL NOSTRO GIORNALE ALL'ARGOMENTO:
La richiesta, la facemmo in primis, delegando l'amico, on. Marcello dell'Utri, al quale apertis verbis che un provvedimento di tal genere e di tale importanza, inserito nel programma elettorale avrebbe ottenuto, successo in voti e consensi generali in tutto il settore del lavoro dipendente e in quello delle aziende, molte delle quali dovevano rinunciare a tale forma di flessibilità proprio perché il dipendente non intendeva lavorare , sacrificarsi oltre il normale orario di lavoro per arricchire lo Stato e gli enti sociali , sanguisughe permanenti delle buste paga : Non parliamo poi d quelle aziende di modesta entità che dovevano ricorrere al nero per indurre i loro dipendenti a fare qualche ora in più : Da notare che il datore di lavoro deve pagare una tassa di 15 euro per indurre il dipendente a fare lo straordinario, figuriamoci la schiavitù intollerabile dei datori di lavoro.
La liberalizzazione del settore però deve essere completa: Con la detassazione deve entrare in orbita la decontribuzione . La sottrazione perpetua e perversa di denaro dalle buste paga deve limitarsi alla paga oraria NORMALE--DEVE ESSERE PROIBITA NELLA RETRIBUZIONE DEGLI STRAORDINARI: LA PROSPETTIVA CHE FINALMENTE IL NOSTRO PROGETTO TANTO INVOCATO SARA' RESO OPERATIVO DAL NUOVO GOVERNO CI COMPENSA DEI NOSTRI SACRIFICI, DELLE INCOMPRENSIONI DEGLI IMBECILLI E DELLE DELUSIONI SI QUI SUBITE
Ci compensa anche dell'ottusità di coloro, direttori del personale delle aziende tabù che ci hanno sin qui impedito di diffondere “ Mondolibero” portatore sano di queste proposte, ai loro rispettivi dipendenti, con la scusa fasulla della privacy .

Italo Tassinari

DICHIARAZIONI ELETTORALI
Truffa o millantato credito ?


Noi non vogliamo accusare i protagonisti della campagna elettorale che propugnano idee e programmi all'elettorato per ottenerne il consenso, ovvero non vogliamo accusarli tout court di sorprendere la buona fede altrui per recargli danno, ovvero di truffarli, ma certamente per carpirne il consenso ai fini elettorali. E per carpire tale consenso i protagonisti ricorrono spesso al mendacio anche più clamoroso. L'elettore spesso è disinformato sulla reale portata dei discorsi elettorali e sulle proposte e la richiesta di voto che gli viene fatta dagli autorevoli protagonisti destinati a governare il Paese, quindi approva, apprezza tout court le belle promesse che gli vengono fatte da quasi tutto lo schieramento dei leader dei partiti che si affacciano sulla scena politica nella lunga vigilia elettorale , durante la quale ci si satolla di incredibili promesse volte a soddisfare pienamente l'elettore, al solo fine di carpirgli il consenso, anche se la stragrande maggioranza delle promesse fatte non potrà mai obiettivamente essere mantenuta. Come possono infatti codesti più o meno illustri oratori promettere disinvoltamente e contemporaneamente la botte piena e la moglie ubriaca ? La promesse più diffuse e convincenti dei protagonisti per carpire il voto quindi la buona fede dell'elettore, sono esattamente due, e clamorose. Diminuire le tasse a tutti ed in maniera sostanziale e aumentare i benefici, spese sociali, benefit alle famiglie disagiate, alle mamme con nuovi figli, ai giovani del precariato che sono oltre un milione, ai pensionati minimi il raddoppio delle loro pensioni da fame, costruire decine di migliaia di asili nido provvedendo a munirli di ogni suppellettile assumere personale adeguato e stipendiarlo. COSTRUIRE DECINE DI MIGLIAIA DI CASE POPOLARI PER INDIGENI INDIGENTI E IMMIGRATI IN REGOLA . AIUTARE LE FAMIGLIE IMPEGNATE A PAGARE I MUTUI DELLE ABITAZIONI, ALLUNGARNE A 3O ANNI I RIMBORSI, SOVVENZIONARE LE SCUOLE CATTOLICHE E QUELLE DI STATO, AUMENTARE IL FOLTISSIMO PERSONALE SCOLASTICO, AIUTARE LE AZIENDE, L'ARTIGIANATO, SOVVENZIONARE LA RICERCA CON STANZIAMENTI ADEGUATI, INSOMMA UN PUTIFERIO DI BENEFICI C HE CONTARLI NON SI PUO' DETASSARE E DECONTRIBUIRE GLI STRAORDINARI, SOVVENZIONARE LE AZIENDE..
ABOLIRE L'IRAP CHE LE AZIENDE SONO OGGI COSTRETTE A PAGARE , OVVERO IL 4% DELL'INTERO FATTURATO AZIENDALE. E SONO DECINE DI MILIARDI IN MENO DI ENTRATE. ABOLIRE L'ICI SULLA PRIMA CASA , ABOLIRE ALTRE TASSE MUNICIPALI E METTERE I COMUNI NELLA CONDIZIONE DI INVENTARE NUOVI BALZELLI PER SOPRAVVIVERE . RIDURRE IL COSTO DEI CARBURANTI SOTTRAENDO IL DENARO ALLE ACCISE. RIDURRE IL COSTO DELL'ENERGIA , QUELLO DEL GAS, QUELLO DELLE TASSE DI CIRCOLAZIONE SUI VEICOLI.
Si calcola grosso modo di 70 miliardi di entrate in meno e di 80 miliardi di spesa pubblica in più. Una differenza di solo 14 miliardi di euro..
Insomma, noi sappiamo che non è più possibile continuare a prendere per i fondelli la gente e la realtà dei discorsi impregnati di promesse deve indurre a riflettere. La riforma delle riforme che andava fatta prima dei ludi elettorali era quella elettorale che avrebbe dovuto ridimensionare la spesa politica, non è stata fatta. L'hanno rimandata a dopo e dopo chi se la sente di licenziare la metà dei parlamentari, abolire le province senza sapere dove mandi l'immenso esercito dei dipendenti di codesti enti ritenuti inutili, mentre contemporaneamente si sta proponendo di costituirne altre. Si dovrebbe tagliare il 50 per cento dei burocrati, devitalizzare la pubblica amministrazione, pagare gli enormi debiti della sanità, diminuire il colossale debito pubblico che invece continua regolarmente ad aumentare, diminuire il cancro dell'inflazione, regolamentare il costo delle filiere che incidono sui costi dei generi alimentari di prima necessità, abolire il 90 per cento delle auto blu, mandare a lavorare i vagabondi che pullulano negli enti locali e nei gangli vitali dello Stato spendaccione. Noi siamo certi che la priorità dei provvedimenti più urgenti riguarda il mondo del lavoro dipendente, ovvero l'economia di almeno 18 milioni di famiglie. Il lavoro dipendente ha fame di giustizia retributiva. BERLUSCONI HA IN PREDICATO ADERITO ALLA NOSTRA INIZIATIVA DELLA DETASSAZIONE E DELLA DECONTRIBUZIONE DELLO STRAORDINARIO, E L'HA MESSA BEN CHIARAMENTE IN PROGRAMMA. VEDREMO COME ANDRA' A FINIRE. NOI CONTINUEREMO A BATTERCI SINCHE' NON SARA' EMANATO IL DECRETO E STANZIATA LA SOMMA RELATIVA PER QUESTA TANTO INVOCATA DETASSAZIONE , E, SU QUESTO PUNTO SE BERLUSCONI, ANDRA' AL GOVERNO, DOVRA' ESSERE IRREMOVIBILE PERCHE' EGLI SA BENE CHE E' IL POPOLO DEL LAVORO DIPENDENTE E QUELLO DELLE AZIENDE CHE MANTIENE LA NOSTRA BARACCA CHIAMATA STATO.
Ma torniamo alla realtà di questi frementi giorni di campagna elettorale: I protagonisti debbono rigorosamente sapere che fare promesse per ottenerne un beneficio e non mantenere le promesse fatte è “sorprendere la buona fede altrui per recargli danno” - questa è la formula classica redatta
nel capitolo del Codice Penale contrassegnato dal n.640- sotto la voce “ truffa”.
Ovvero “millantato credito” laddove prometti un bene scientemente sapendo che non hai la possibilità obiettiva di concederlo, PER AVERE UN SCURO BENEFICIO DAL SOGGETTO AL QUALE HAI FATTO LA PROMESSA.
La nostra esperienza che risale sin dalla prima elezione ufficiale del 18 aprile 1948: Ma in quelle fatidiche, frementi e drammatiche giornate della vigilia elettorale che vivemmo col cuore in gola, gli elettori italiani dovevano scegliere tra la libertà che garantiva il regime democratico, e la dittatura del proletariato che avrebbe imposto la prevalenza elettorale del Fronte popolare social comunista, sostenuto finanziariamente dall'URSS.. La vittoria delle Democrazia Cristiana di De Gasperi e dei partiti suoi alleati, risolse la drammatica situazione della vigilia quando decine di migliaia di persone e di famiglie erano scappate dall'Italia rifugiandosi all'estero in attesa del risultato elettorale che imponeva l'incognita alternativa. Con l'aiuto della chiesa cattolica, quindi del clero, sceso a plotoni affiancati a combattere nelle chiese e nelle case per quel temuto risultato tra la libertà e la dittatura, che poi sarebbe stata contestata dalla presenza delle forze armate alleate in Italia, una contestazione però che avrebbe potuto avere svolte drammatiche per l'intransigenza del Cremlino, al quale i social comunisti, si sarebbero rivolti in difesa dell'eventuale risultato elettorale a loro favore.
No, il rimedio alle promesse elettorali non c'è. E' l'esperienza degli elettori che dovrà decidere la scelta indicando chi dovrà assumersi il compito del governo del Paese.

Italo Tassinari

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